cultura

Non ora (et labora)

Sguardo di disapprovazione di un ebreo ultraortodosso nei confronti di una donna in preghiera (Afp)

Gerusalemme non è una città per religiosi. Di sesso femminile. Chiedere a Nofrat Frankel, che rischia fino a 6 mesi di reclusione e 3.000 dollari di multa per aver pregato davanti al Muro del Pianto indossando il talit (uno scialle) e aver letto la Torah. “Sono oggetti che possono usare soltanto gli uomini”, urlano i rabbini di Gerusalemme. Con il rabbino capo del Muro ovest, Shmuel Rabinovich, che ha parlato di “provocazione inaccettabile”.

La battaglia degli ultraortodossi, partita dal quartiere Mea Shearim, ormai è a tutto campo. Contro Internet. Contro i trasporti pubblici che ospitano entrambi i sessi. Contro i residenti stranieri colpevoli – ai loro occhi – di comportamenti blasfemi. E contro le donne che vogliono pregare come gli uomini.

L’associazione che riunisce queste religiose si chiama “Women of the Wall” (WoW). Un venerdì, il giorno d’inizio dello Shabbat, in 200 si sono presentate di fronte al Muro e si sono messe a pregare. Incuranti della pioggia leggera. E, soprattutto, del cumulo di ebrei maschi che, col tipico abbigliamento degli ultraortodossi, urlavano “naziste”, “andate via da qui”.

Lo spazio di preghiera di fronte al Muro è diviso in due: un pezzettino è riservato alle donne. Che, però, possono soltanto cantare e non pregare. A pochi metri da loro, gli uomini intonano preghiere, leggono la Torah, indossano il talit. “Ma i nostri libri sacri non prevedono la discriminazione”, dice Anat Hoffman, leader del Wow, a Yedioth Ahronoth. Anche se una sentenza del 2003 della Corte ha stabilito che le donne del WoW non potranno pregare sul Muro per ragione di ordine pubblico.

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