attualità

Venti di guerra tra Israele e Iran. Ecco la nuova politica militare di Ahmadinejad

Ventiquattr’ore dopo, l’atmosfera è completamente cambiata. E dalla relativa tranquillità si è passati ai venti di guerra. Ieri Ehud Barak, ministro israeliano della Difesa, ha detto che il vuoto politico in Egitto non creava problemi di sicurezza per lo Stato ebraico. Oggi, nel più assoluto silenzio, due navi iraniane si sono avvicinate al canale di Suez in direzione Siria senza nessun problema. E a quel punto lo Stato ebraico è ripiombato nel terrore.

La fregata Alvand e il cruiser (nave da guerra) Kharg, due vascelli appartenenti alla marina militare della repubblica islamica, vorrebbero arrivare sulle coste libanesi – ormai controllate da Hezbollah – per trasportare merce non meglio identificata verso la Siria.

Iran, Libano, Siria. Se non è un incubo per Israele, poco ci manca. Gerusalemme ha alzato la voce e per bocca del ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha definito le manovre di Teheran «una provocazione». Da Beirut gli ha replicato il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che si è detto impaziente di iniziare una guerra con lo Stato ebraico e di conquistare la Galilea.

È a quel punto che s’è fatto sentire direttamente il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. «Chi si nasconde in un bunker da cinque anni continui a restarci», ha detto il capo del governo, riferendosi a Nasrallah, che da mesi non si fa vedere in giro per paura di essere ammazzato. Netanyahu ha poi aggiunto che «nessuno deve dubitare della capacità di Israele di difendersi».

Le due navi iraniane sono state avvistate per la prima volta dal Mossad il 6 febbraio scorso al porto saudita di Gedda. Non era mai successo – da quando esiste l’Arabia Saudita – che navi da guerra della Repubblica islamica si servissero dei suoi porti. Un po’ perché il regno saudita, insieme al deposto Mubarak, hanno sempre cercato di contenere l’irruenza geopolitica dell’Iran. Un po’ perché il partner privilegiato è lo Stato ebraico, non Teheran.

Ma da quando Mubarak non c’è più, l’Arabia Saudita ha cambiato politica. E ora Israele si chiede se abbia ancora senso fare totale affidamento sul più importante servizio segreto del mondo, il Mossad appunto, dimostratosi incapace non solo di prevedere il tracollo in Egitto, ma anche la nuova politica militare di Ahmadinejad.

Per ora gli analisti contano i danni. E sintetizzano il nuovo corso mediorientale dell’Iran. Un nuovo andazzo, quello di Teheran, che ha un bel po’ di obiettivi. Primo: tagliare il più possibile, nel Golfo Persico, le principali rotte che la marina militare americana percorre per rifornimenti e rinforzi. Secondo: stabilire nel canale di Suez una flotta militare iraniana in modo tale da poter controllare uno snodo importantissimo per l’Europa e dove ogni giorno passa il 40% delle navi commerciali a livello mondiale. Terzo: portare una massiccia presenza militare il più vicino possibile al Cairo e al Nilo così da spingere le nuove forze governative egiziane ad unirsi all’alleanza di Iran, Siria, Iraq e Turchia. Quarto: creare un corridoio marittimo esclusivo che parte dall’Iran, approda nel Golfo Persico, attraversa il Mar Rosso, prosegue verso il canale di Suez e termina direttamente in Libano. Quinto: isolare il Sinai dal resto dell’Egitto con l’obiettivo di annetterlo alla Striscia di Gaza, facendolo gestire quindi dagli amici di Hamas. Sesto (e più pericoloso): assediare, con la propria marina militare, lo Stato d’Israele.

© Leonard Berberi

Standard