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Arrestati gli autori delle scritte antisemite allo Yad Vashem. Sono tre ebrei ultraortodossi

Le scritte sul muro dello Yad Vashem. “Hitler, grazie per l’Olocausto” dice una scritta (foto da Ynet)

Niente antisemiti. E nemmeno palestinesi in tenuta da naziskin. A scrivere con lo spray “Hitler, grazie per l’Olocausto” e “Se Hitler non fosse esistito gli Sionisti l’avrebbero inventato loro stessi”, ecco, a scrivere queste cose proprio lì, in un muro del museo Yad Vashem di Gerusalemme erano tre ebrei ultraortodossi.

I responsabili, di 18, 26 e 27 anni, risultano residenti a Gerusalemme e a Bnei Brak, la città haredi a pochi chilometri da Tel Aviv. Secondo la polizia, che li ha arrestati martedì, sono membri della setta di Neturei Karta, quelli – tanto per intenderci – che da un lato rifiutano lo Stato d’Israele e dall’altro vanno a stringer le mani agl’iraniani di Ahmadinejad.

I tre avrebbero pure ammesso le loro colpe e gli inquirenti sospettano che siano gli stessi responsabili dell’atto vandalico all’Ammunition Hill durante il Memorial Day e di gesti simili in altri memoriali nella valle del Giordano. Ma più degli arresti, Israele scopre – ancora una volta – di avere nemici dentro il territorio.

© L.B.

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attualità, politica

Scompare Hirsch, l’unico consigliere ebreo di Arafat

Moshe Hirsch, 86 anni, l'unico consigliere ebreo dello staff di Yasser Arafat (foto Ap)

Era uno dei consiglieri più stretti di Yasser Arafat, il leader palestinese morto nel 2005. Ed era anche l’unico ebreo che Arafat ascoltava. Moshe Hirsch, leader dei Neturei Karta, è morto qualche giorno fa nel quartiere di Gerusalemme Mea Shearim. Aveva 86 anni. Anni vissuti pericolosamente.

Hirsch era nato a New York e si era trasferito poco anni dopo in Israele, che lui considerava da sempre un “territorio palestinese occupato”. E si è sempre considerato l’erede diretto del rabbino Amram Blau e Leib Weisfish, i fondatori dei Neuteri Karta, organizzazione ultraortodossa che è ostile allo Stato israeliano e critico nei confronti di quelle organizzazioni religiose ebraiche che prendono soldi dal governo di Gerusalemme.

Negli anni ’80, Hirsch conosce Arafat, quando quest’ultimo viveva in esilio a Tunisi. Da lì divenne il “consigliere sugli affari ebraici” quando fu creata l’Autorità palestinese. Morto Arafat e con la salute che peggiorava, Hirsch s’è fatto vedere sempre meno. Ma non ha mai smesso di costruire rapporti con paesi ostili a Israele. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’Iran di Ahmadinejad.

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Maschere, divise e armi

Coloni ebrei festeggiano il Purim 2010 nella parte israeliana di Hebron (foto Noam Moskowitz)

L’invasione dei pirati. A Gerusalemme. A Tel Aviv. A Haifa. A Beersheva. Occhi bendati ovunque. Così come i cappelli del 17esimo secolo e le lunghe barbe. E lunedì saranno ancora di più. Alla faccia dell’avvertimento della polizia a fare attenzione su possibili attentati.

È il Purim, una festa ebraica a cui nessuno si sottrae. Nonostante a Gerusalemme Est e a Hebron si sentano gli echi di un conflitto mai finito. E nonostante su, al confine con il Libano e giù, al confine con la Striscia di Gaza e l’Egitto, il territorio sia blindato come non mai.

“Quest’anno preferiscono il costume dei pirati”, spiegano i commercianti. Certo, vanno forte anche i supereroi come Superman, Batman e i manga giapponesi. I politici? “Non tirano più”, dice qualcun altro. L’eccezione però c’è. E lo rivela Giacomo, milanese trapiantato in Israele, all’Ansa: “Stasera andrò a una festa vestito da Silvio Berlusconi e sarà un successo! Gli israeliani lo adorano!”.

E c’è chi, come gli adepti di Neturei Karta (una setta ultraortodossa che rifiuta la legittimità dello Stato ebraico moderno e coltiva ottimi rapporti con il presidente iraniano Ahmadinejad) vorrebbero importare in Israele costumi da nazisti. Dalle uniformi delle SS a quelle della Gioventù hitleriana. “Indossare una di queste divise – dicono i rabbini Neturei – è comunque meglio che mascherarsi da soldato israeliano. O da qualsiasi altra cosa profanata dai simboli sionisti”.

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Paradossi mediorientali

Membri della setta Neturey Karta

L’ospitalità è sacra. E i musulmani, questo, lo sanno benissimo. Ma fa una certa impressione vedere quattro rabbini (e una donna ortodossa) trascorrere il riposo sabbatico in un albergo di Gaza. Ospitati da Hamas.

Stupore che svanisce quando si scopre che Israel Weiss, Israel Pinchas Friedman, Yishai Rozenberg e David Feldman sono sì rabbini, sono sì ebrei, ma profondamente antisionisti. E la visita nella Striscia – grazie ai passaporti statunitensi e canadesi – è servita per esprimere “solidarietà al popolo palestinese che soffre per l’occupazione israeliana”.

L'incontro con Ahmadinejad

I “quattro dell’Apocalisse”, come li chiama qualcuno dalle parti di Gerusalemme, sono esponenti della setta dei ‘Neturei Karta‘ (I guardiani delle mura, in aramaico) che, per motivi teologici, non riconosce lo stato di Israele in quanto espressione di un movimento laico (il sionismo) e non di una volontà divina. Basta fare un giro su Google immagini per scoprire di cosa sono capaci: incontri affettuosi con Arafat. Così come con il nemico numero uno, il presidente iraniano Ahmadinejad.

I rabbini sono stati ricevuti in pompa magna dal leader di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh. Il quale ha avuto l’accortezza di mandare nel loro albergo cibi ‘kosher‘. Nelle interviste alla stampa i “guardiani delle mura” hanno sostenuto che Hamas è ostile “allo stato sionista”, ma non all’ebraismo.

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