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Negoziati, l’amministrazione Usa rinuncia a chiedere una moratoria sugli insediamenti

L’illusione è durata pochi giorni. Qualche settimana, al massimo. Perché alla fine, dopo i sorrisi e le strette di mano, dopo le buone intenzioni e la voglia di fare qualcosa, di concreto è rimasto davvero poco. Se non nulla. Nemmeno l’incendio sul monte Carmelo e l’offerta di aiuto turca e palestinese è servita a qualcosa.

La notizia buona è che i negoziatori israeliani e palestinesi andranno a Washington la prossima settimana per consultarsi con lo staff del presidente americano Obama sui negoziati di pace fermi da settembre. La notizia cattiva, cattivissima, è che gli Usa hanno rinunciato a chiedere allo Stato ebraico il congelamento degl’insediamenti in Cisgiordania. Premessa fondamentale – per i palestinesi – per far ripartire i colloqui.

«Siamo giunti alla conclusione che questo non è il momento per far ripartire i colloqui diretti rinnovando la richiesta di moratoria degl’insediamenti», ha sintetizzato un esponente vicino all’amministrazione americana all’agenzia Reuters. Il diplomatico ha poi aggiunto che «Washington a questo punto vorrebbe cercare di lavorare per un accordo basato sulle questioni riguardanti la sicurezza e i confini».

A chi, qualche giorno fa, gli chiedeva come mai gli Usa non si fossero fatti più vivi sulla questione della moratoria sulle costruzioni nella West Bank, il ministro della Difesa Ehud Barak rispose che l’amministrazione Obama era impegnata a risolvere la questione Wikileaks e a evitare un conflitto tra le due Coree. Ma la sensazione di tutti, giornalisti e addetti ai lavori, era che i colloqui s’erano arenati. Ancora una volta.

© Leonard Berberi

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