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L’Egitto conferma: le due navi iraniane stanno attraversando il Canale di Suez

La conferma ufficiale alla fine è arrivata: sono entrate nel Canale di Suez e si dirigono verso il Mediterraneo le due navi da guerra iraniane. Non succedeva dal 1979, anno della Rivoluzione iraniana. Israele continua a considerare l’atto una grave provocazione e ha allertato tutto gli apparati di sicurezza.

«Sono entrate alle 5:45 (le 4:45 in Italia, ndr)», ha dichiarato un funzionario del Canale di Suez. Il passaggio delle due navi, una fregata ed una nave di approvvigionamento, è stato autorizzato dal Consiglio militare al potere in Egitto dall’11 febbraio (giorno delle dimissioni di Mubarak). Una scelta diplomatica non semplice per il governo ad interim: il Cairo è un alleato degli Stati Uniti, ha un trattato di pace con Israele e le sue relazioni con l’Iran sono tese da oltre tre decenni. (l.b.)

Leggi anche: L’accusa di Israele: “Missili a lunga gittata su una delle navi militari iraniane” (del 19 febbraio 2011)

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attualità, economia

Israele compra due navi da una società tedesca. Ma il denaro finirà negli Emirati

Sarebbe come fare affari con il Diavolo. Più o meno. Ma è quello che teme di fare la marina israeliana. Che, dopo aver commissionato due navi da guerra alla società tedesca “Blohm & Voss”, ora ci sta ripensando. Perché, nel frattempo, la società sta per passare in mano a un gruppo arabo degli Emirati (“Abu Dhabi Mar”). E alla fine l’affare potrebbe finire con il rendere ricchi paesi che da sempre sono in rotta con lo Stato ebraico.

La notizia, riportata dal quotidiano israeliano on line “Ynet”, specifica che l’accordo stabilisce che ogni nave costerà 300 milioni di dollari e che prima di essere consegnate al committente (la marina israeliana) saranno attrezzate con i congegni elettronici (radar, sistemi d’arma, codici di decrittaggio, ecc) che metterà a disposizione l’esercito di Gerusalemme. Il timore degl’israeliani è che l’affare non solo finisca con il portare soldi in una zona musulmana, ma anche che i codici segreti della componente logistica possano venire rubati e scardinati da possibili nemici.

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attualità, politica

Avatar (made in Palestine)

La nuova protesta di Bil'in: palestinesi come Avatar (foto Reuters)

Per una volta, si sono divertiti anche loro. Perché la protesta – che si svolge ogni settimana a Bil’in, in Palestina – iniziava un po’ a stancare anche i manifestanti. L’oggetto delle contestazioni – come sempre – è stato il muro di separazione.  Ma stavolta c’era qualcosa di nuovo: l’abbigliamento.

I manifestanti erano tutti travestiti da personaggi del film “Avatar” di James Cameron. Niente di più azzeccato per una storia – quella della pellicola – che assomiglia tanto, secondo gli attivisti, a quella di chi chiede la liberazione della Palestina.

Palestinesi, israeliani e stranieri, si sono trovati a Bil’in con tutine aderenti di color blu, grandi orecchie di plastica e lunghi capelli. I residenti della West Bank come la popolazione Na’avi. “Così come i combattenti Avatar si difendono dall’imperialismo, così i cittadini palestinesi fanno ogni giorno con gli israeliani”, ha spiegato il comitato di lotta a Bil’in.

Per una volta hanno sorriso anche i soldati dell’Idf. Per loro, la visione di un “Avatar” insolito. Meglio del 3D. Per davvero.

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