attualità

“Lo spettacolo è finito”. Hamas ferma il concerto rap sulla Striscia di Gaza

Miliziani di Hamas (foto Reuters)

Avevano appena iniziato la loro performance. Tesi, entuasiasti, pieni di voglia di fare. Il teatro, un auditorium, stracolmo, la musica avviata da qualche secondo e il cuore che batte a mille. I ragazzi del gruppo  rap di Gaza, i “b Boy”, avevano appena iniziato. Ma neanche il tempo di finire la prima canzone che un gruppo di miliziani targati Hamas irrompe sul palco, ferma tutto e urla “lo spettacolo è finito”.

“Ho tentato di convincere uno dei poliziotti che il rap era dedicato al rispetto per le persone, ma lui era irremovibile e sosteneva che fosse un ballo immorale”, ha raccontato all’agenzia Reuters uno dei rapper palestinesi. Ma gli ufficiali di Hamas negano e spiegano che lo show è stato interrotto perchè gli organizzatori non avevano chiesto alla polizia il permesso di dare vita all’evento.

Sapere chi dice la verità e chi le bugie non sarebbe – in teoria – molto difficile da trovare. Ci sono delle registrazioni video, telecamere che hanno impresso su pellicola quello che è davvero successo. Peccato che – rivela il Centro palestinese per i diritti umani – la polizia abbia sequestrato tutto il materiale e arrestato per alcune ore sei membri del gruppo rap.

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cultura

Canta e prega

(foto di Yehonatan Zur)

Saranno pure “arretrati culturalmente” e “rozzi”, come dice qualcuno dalle parti di Tel Aviv, ma son pur sempre esseri umani. A cui un po’ di musica non dispiacerebbe. Proprio per questo, e per la prima volta, verrà aperta una scuola di musica rivolta proprio a loro, ai religiosi ultraortodossi.

L’istituto si chiama “Mizmor School of music”, avvierà i corsi nel prossimo anno scolastico e avrà un programma tutto incentrato sulla musica ebraica. Sono già arrivate decine di richieste d’iscrizione ed è già stata fatta un’audizione con una commissione composta dal musicista jazz Daniel Zamir, dal rabbino Mordechai Vardi e da un altro musicista, Itzik Weiss.

Gli ammessi, oltre a studiare musica e religione, dovranno anche portare a termine una missione non facile: creare un’intera opera rock dedicata alla vita del rabbino Nachman di Breslev, uno dei padri dell’ebraismo.

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attualità, cultura

“Resistenza culturale”

(Afp)

Un giorno lanciano pietre contro i soldati israeliani. Un altro si riuniscono in una fortezza restaurata per imparare a suonare gli strumenti musicali. Perché, dice Salah al-Khawaja, maestro e manifestante, “la cultura, in tutte le sue espressioni, è una forma di resistenza”.

Succede tutto a Naalin, in prossimità del confine con Israele, dove il muro incide non poco sulla vita quotidiana dei suoi abitanti. “La resistenza popolare – spiega al-Khawaja – non è solo scontro quotidiano con gli invasori, ma anche insegnare ai piccoli come realizzare le proprie aspirazioni e come esaltare le proprie capacità individuale”.

Ed eccolo qui lo stanzone dove i ragazzini imparano a suonare il pianoforte, il violino, la chitarra e altri strumenti. Tutti strumenti donati da un’associazione benefica palestinese con sede negli Stati Uniti. In un’altra camera ci sono i computer. In un’altra ancora, si riuniscono i grandi per discutere dell’insegnamento da dare ai giovanissimi di Naalin.

(Afp)

Tutto inizia – secondo un reportage dell’Agence France Press – con il restauro di una roccaforte costruita in epoca ottomana e abbandonata durante la guerra dei Sei giorni da una facoltosa famiglia palestinese. Per riportarla alla piena funzionalità ci sono voluti i 300mila dollari dell’Agenzia svedese per lo sviluppo internazionale. Ente che dal 2002 a oggi ha speso 15 milioni di euro nella ricostruzione di alcuni siti d’interesse palestinese.

“Non possiamo continuare a lanciare pietre per sempre – spiega Azmi al-Khawaja, 70 anni -. Dobbiamo imparare a resistere con la cultura e la non violenza”.

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cartoline

Postcards from Middle East / 28

Il cantante folk Peter Yarrow - membro del gruppo "Peter Paul and Mary" si esibisce di fronte agli alunni della scuola elementare Ibn Sina (meglio conosciuto come Avicenna), nel villaggio arabo-israeliano di Taibeh. Yarrow sta presentando il suo progetto educativo chiamato "Operazione rispetto: non ridere di me", sponsorizzato dall'ambasciata americana di Tel Aviv (Matty Stern / Epa)

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cultura

Verso Oslo 2010

Harel Skaat

Alla fine l’ha spuntata Harel Skaat. 28 anni, origini yemenite, idolo delle ragazzine e con la faccia del classico bravo ragazzo che piace alle mamme.

Harel ha battuto Maya Buskilla e a maggio volerà a Oslo per rappresentare Israele al Festival europeo della canzone 2010 (nota: l’Italia snobba da anni la manifestazione). Non mancano però le voci maliziose. Secondo alcuni, infatti, il ragazzo sarebbe stato scelto più per l’estetica che per le doti canore. Il pubblico che segue la competizione europea è di sesso femminile e quindi “questo potrebbe aver spinto la giuria a scegliere un maschio sulla falsariga di Alexander Rybak (il vincitore del 2008, nda)”.

E comunque. Harel dal 2004 è quasi sempre ai vertici delle classifiche e deve ringraziare il suo secondo posto al programma tv “Kokhav nolad” (una sorta di X Factor) che l’ha reso famoso in tutto il Paese.

La canzone che Israele intende presentare in Norvegia sarà scelta dal televoto a febbraio durante uno speciale trasmesso da Canale 2. Sono vent’anni che il Paese non vince la competizione. Dai tempi della “fantastica doppietta” 1978-1979.

Qui sotto un videoclip di Harel

Qui un videoclip della sconfitta, Maya Buskilla

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cultura

Tre fratelli e un “ud”

Il Trio Joubran. Dalla Palestina a colpi di ud

Quattro generazioni. Tre fratelli. Due “battaglie”. E un ud. Chi ha visto il film di Rashid Masharawi “Ticket to Jerusalem” non si sarà di certo dimenticato la colonna sonora. Un inseguirsi di percussioni pieni di passione. E di rabbia.

Dietro a tutto questo ci sono i fratelli Joubran. Samir (36 anni), Wissam (26, diplomato a Cremona, nella scuola di liuteria “Stradivari”) e Adnan (24). Sono nati tutti a Nazareth, in Galilea e discendono da una famiglia che “da quattro generazioni suona l’ud“, uno strumento simile al liuto. Insieme, formano il Trio Joubran. E spargono la loro musica in tutto il Medio oriente, sfidano l’autorità israeliana presentandosi ai concerti di Haifa e “informano” suonando soprattutto in Francia.

“Abbiamo due battaglie da combattere – scrive sul suo profilo Samir, il più grande -: la prima è per le nostre carriere. L’altra è per la pace in Palestina e la fine dell’occupazione”. Frasi che a Gerusalemme non accettano. Ma che, durante i concerti che il trio tiene nel resto della regione, infiammano il pubblico arabo.

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