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VIDEO / Come funziona “Iron Dome”, il sistema israeliano contro i razzi di Hamas

(video di Roee Idan)

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La tregua annunciata da Hamas non regge nemmeno un giorno: pioggia di razzi su Israele

E la tregua che fine ha fatto? Dov’è finita la dichiarazione di Hamas & Co. di giovedì sera – ieri – in cui veniva annunciata la moratoria di razzi contro Israele? Ecco, quella dichiarazione s’è squagliata sotto il sole del deserto del Negev. Dove, in pochi minuti, sono piovuti almeno dodici razzi nella provincia di Eshkol, a ridosso del confine con la Striscia di Gaza. Non ci sono stati feriti, ma solo danni materiali.

Per sicurezza l’amministrazione locale ha deciso di evacuare la scuola dove durante il lancio di mortai si trovavano più di 400 alunni. I piccoli sono stati scortati dalle forze di sicurezza israeliane e portati in zone con sistemi anti-missili. E intanto nel Negev israeliano è l’ennesimo giorno di paura e incertezza sull’esito di questo botta e risposta tra Hamas e Stato ebraico. Mentre non s’è ancora dissolta la paura per il razzo che ha centrato uno scuolabus giovedì sulle strade israeliane.

Come sempre, in un copione che ormai si ripete immutato da giorni, l’esercito di Gerusalemme ha risposto con i radi aerei. Una donna palestinese sarebbe rimasta uccisa a Farrahin (nei pressi di Khan Yunis), mentre i suoi due figli sarebbero stati feriti e trasportati in ospedale. Sale così a otto, secondo l’agenzia stampa Maan News, il bilancio dei palestinesi uccisi da ieri a Gaza dal fuoco israeliano.

L.B.

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Torna la violenza di Hamas: decine di razzi contro Israele e botte ai giornalisti stranieri

Gli effetti di uno dei razzi sparati dai miliziani di Hamas sul suolo israeliano (foto Roee Idan)

È stata una giornata di guerra. Non solo in Libia. Ma anche a Gaza. Un sabato di mortai, attacchi aerei, vittime e minacce ai giornalisti. Dopo giorni di proclami ieri dalla Striscia è partita una lunga serie di attacchi contro il fronte israeliano. Almeno cinquanta proiettili di mortaio sono stati sparati dai miliziani di Hamas verso la parte meridionale del deserto del Negev. Colpi quasi tutti andati a vuoto. Tranne uno, finito sulla comunità agricola di Pithat Shalom: due persone sono rimaste ferite e una casa ha subito danni.

A quel punto la replica dell’esercito israeliano non s’è fatta attendere. Carri armati e artiglieria di terra sono entrati in azione sul confine sud-orientale della Striscia di Gaza. Poi è stata la volta di un paio di incursioni aeree. Secondo fonti mediche, cinque miliziani e un bambino palestinese sarebbero rimasti feriti. L’esercito israeliano ha anche comunicato di aver ucciso due terroristi posizionati lungo la frontiera.

Il premier Benjamin Netanyahu ha definito «molto grave» quest’ultima violazione della tregua di fatto in vigore teoricamente dalla fine dell’offensiva “Piombo Fuso” di due anni fa e ha fatto intendere ulteriori ritorsioni, ribadendo di essere deciso a «proteggere i cittadini israeliani con tutti i mezzi necessari».

Uno dei palestinesi feriti dal raid israeliano di sabato mattina viene portato in ospedale per le prime cure (foto Associated Press)

Meno diplomatico il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, leader di Israel Beitenu (partito di estrema destra). Da sempre contrario a qualunque concessione negoziale nei confronti dei palestinesi, ha inviato una protesta formale alle Nazioni Unite e ha scritto che «gli attacchi odierni, avvenuti mentre si discute di riconciliazione fra l’Autorità nazionale palestinese e Hamas, dimostrano come il sostegno internazionale che i palestinesi chiedono sarebbe nei fatti sostegno a uno Stato terrorista».

Miliziani di Hamas (foto Reuters)

Le tensioni continuano anche all’interno della parte politica palestinese. Come confermano la parole di Sami Abu Zuhri. Il portavoce dell’ala dura di Gaza è tornato ieri a scagliarsi contro Fatah, il partito di Abu Mazen rimasto in sella nella sola Cisgiordania dopo la sanguinosa presa del potere di Hamas nella Striscia nel 2007. Zuhri ha avvertito che l’annunciata visita conciliatoria di Abu Mazen a Gaza non potrà esserci prima del rilascio di «tutti i prigionieri politici» detenuti in Cisgiordania. E ha accusato Fatah d’aver «sobillato da Ramallah» i giovani protagonisti di alcuni insoliti raduni “non autorizzati” promossi in settimana a Gaza per invocare l’unità nazionale e protestare contro la divisione tra fazioni.

Raduni che la forza pubblica di Hamas ha disperso con la violenza. E dei quali i miliziani islamici non hanno gradito neppure la copertura mediatica, come testimoniano le irruzioni compiute sabato mattina nelle sedi di Gaza City della tv dell’agenzia internazionale Reuters e d’un service locale che fornisce assistenza video all’agenzia americana Associated Press. I miliziani – una decina in tutto – hanno sequestrato le telecamere, hanno picchiato un giornalista, minacciato gli altri e hanno finito il loro raid con il pestaggio di due operatori palestinesi.

© Leonard Berberi

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