attualità

Uno scienziato, il Mossad e un fungo mortale. S’infittisce il giallo di “Mister X”

Un inseguimento tra auto lanciate ad alta velocità per le strade di Los Angeles. Un fungo mortale. Uno scienziato esperto di armi biologiche ed ex agente del Mossad. Uno sconosciuto isolato dal mondo in un carcere israeliano. Sono gli ingredienti di un giallo internazionale che parte da una stanza super-blindata del carcere israeliano di massima sicurezza “Ayalon”, approda negli Stati Uniti e poi ritorna nello Stato ebraico.

Partiamo dall’inizio. In un pezzo pubblicato su Falafel Cafè il 1° luglio, abbiamo raccontato il caso di “Mister X”, il detenuto nel carcere di “Ayalon” senza nome, senza contatti con il mondo e così importante che la sicurezza interna israeliana ha fatto sparire tutti gli articoli usciti sui media. Nessuno riusciva a capire chi potesse essere. Fino ad oggi, forse.

Il giallo inizia il 20 agosto 2009. Le emittenti tv locali della California (sotto il video) trasmettono per oltre otto ore una diretta su un automobilista inseguito da decine di volanti della Polizia. All’interno di una Volkswagen rossa c’è un 56enne. Si chiama Joseph Moshe, è un cittadino israelo-americano e da settimane andava dicendo in giro di essere un microbiologo del Mossad, il servizio segreto israeliano. Non solo. Moshe andava anche rivelando di aver ri-creato in un laboratorio californiano un fungo mortale, il Cryptococcus gattii, che si trova solo nelle aree tropicali e sub-tropicali.

Il video dell’arresto del biochimico israelo-americano

L’antiterrorismo si è messo in moto e ha iniziato a inseguire l’uomo. L’inseguimento ha coinvolto l’Fbi, la Cia, l’esercito, gli Swat. Dopo ore, hanno spento l’auto del fuggiasco con un impulso elettrico che ha messo fuori uso il motore. Poi hanno infastidito l’uomo con gas lacrimogeno e infine l’hanno immobilizzato con il taser per poi arrestarlo.

Solo che invece di comparire davanti al tribunale federale americano, Joseph Moshe è stato trasferito in un ospedale psichiatrico. Da dove sarebbe scomparso poco dopo. Dov’è finito il microbiologo? Qualcuno ha scritto – sull’Huffington Post – che Moshe sarebbe stato trasferito subito in Israele. La notizia non è stata mai confermata.

Saltiamo a maggio 2010. Il nome di Joseph Moshe ricompare in un’inchiesta della rivista “Truth out”. Nel lungo articolo si parla delle morti misteriose di alcuni cittadini statunitensi. Morte dovuta a un fungo mortale, il Cryptococcus gattii, che secondo il periodico sarebbe stato sviluppato nei laboratori dell’Istituto israeliano per le ricerche biologiche di Ness-Ziona, a venti chilometri da Tel Aviv. «Il misterioso Joseph Moshe – scrive “Truth Out” – potrebbe aver condotto esperimenti segreti con il fungo proprio mentre si trovava in California». La stessa rivista, poi, riporta le dichiarazioni di due ex biochimici dei laboratori di Fort Detrick che collegano il microbiologo israelo-americano alla comparsa di una malattia in molti stati federali, California compresa. Malattia classificata come «una rara e mutata forma del morbo di Morgellons» e che avrebbe ucciso o reso invalidi tra i dieci e i venti agricoltori.

Yossi Melman, un analista esperto di sicurezza nazionale e internazionale, ha riportato (link in ebraico) sul quotidiano israeliano “Haaretz” un racconto che gira attorno al caso del microbiologo. «C’è una voce che spiega che Moshe avrebbe tentato di lanciare un allarme sui prodotti farmaceutici della “Baxter”», scrive Yossi Melman. «Probabilmente si trattava di un allarme che interessava i farmaci per combattere il virus H1N1 in Ucraina. Secondo Moshe si trattava di medicinali contaminati di proposito ed era quello che stava cercando di dire alle autorità statunitensi quando è stato arrestato».

Nel frattempo di Joseph Moshe non si hanno più notizie. Fino al 1° luglio. Fino alla notizia di “Mister X”. Perché poi il mistero s’infittisce. Perché le autorità israeliane impongono il silenzio sul detenuto senza nome e in isolamento. Perché c’è un sito – ora disattivo – che scrive che “Mister X” è Joseph Moshe. Quel sito aveva un nome inequivocabile: www.josephmoshe.org.

In attesa di risolvere il giallo, sono in molti a parlare di un altro caso Klingberg. Guarda caso, un altro biochimico. E un ex scienziato dei laboratori di Ness-Ziona.

© Leonard Berberi

Annunci
Standard
attualità

La storia / Lo strano caso di Mister X, il detenuto senza nome isolato dal mondo

Chi è Mister X? Cos’ha fatto per meritarsi una delle celle più sorvegliate del mondo? Perché non può ricevere nessun tipo di visita? E soprattutto: perché Israele ha fatto sparire ogni traccia giornalistica sulla sorte del detenuto senza nome?

A squarciare il velo di segretezza sulla sorte di Mister X è stato il quotidiano on line Ynet, del gruppo mediatico del quotidiano più diffuso del paese, lo Yedioth Ahronoth. Citando fonti investigative, il giornale ha scoperto che nel carcere di massima sicurezza Ayalon, nei pressi della città di Ramla (Israele centrale) c’è un detenuto di cui non sono stati resi noti né il nome, né i reati commessi.

Le uniche cose che il giornale ha scoperto sono che Mister X è detenuto in una singola cella dell’Unità 15 del carcere, un’ala distaccata dal resto della struttura da due porte di ferro insonorizzate. Così chi è al di fuori – altri detenuti compresi – non possono né vederlo, né sentirlo.

Piccolo particolare: Mister X si troverebbe nella stessa cella costruita appositamente per Yigal Amir, il terrorista di ultradestra che ha ucciso nel 1995 Yitzhak Rabin. E nella stessa struttura dove è stato detenuto Mordechai Vanunu, il tecnico nucleare israeliano che nel 1986 rivelò al Sunday Times l’esistenza di un piano nucleare israeliano.

«Si tratta di una persona senza identità, messo in uno stato di isolamento totale dal mondo esterno», ha riferito un funzionario del carcere dietro anonimato. «Di lui nessuno di noi sa niente. Quello che si sa è che c’è qualcuno nella cella dell’Unità 15». Il blogger Richard Silverstein, attraverso il suo sito, ha fatto sapere che Mister X sarebbe detenuto per appartenenza a un gruppo terroristico.

Ma poche ore dopo, dal sito del quotidiano on line qualcuno ha fatto sparire ogni traccia dell’inchiesta pubblicata. In molti hanno puntato il dito contro lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano. Che, appellandosi alla possibilità di censurare delle notizie delicate per la sicurezza nazionale, potrebbe aver avuto gioco facile.

Mentre Dan Yakir, consulente legale per l’Associazione dei diritti civili in Israele, ha scritto una lettera al procuratore generale. A lui ha chiesto conto di Mister X, delle accuse che gli muove contro lo Stato ebraico, della condizione del detenuto e, soprattutto, di chi si tratti. È trascorsa quasi una settimana. Ma il procuratore non ha ancora dato alcuna risposta.

Leonard Berberi

Standard