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Un giorno a Gerusalemme

Un giorno a Gerusalemme. Da Ovest a Est. E viceversa. Il fotografo Spencer Platt è andato in giro per conto dell’agenzia Getty Images lungo le vie della Città Santa domenica 30 novembre 2014. Ha immortalato la vita nei quartieri dove vivono gli ebrei ultraortodossi, ha fatto un salto nella parte vecchia, poi si è soffermato in quella a maggioranza araba. Ecco il fotoreportage. (l.b.)

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Contro l’assedio su Gaza, si prepara un’altra flottiglia. Ma stavolta è composta da ebrei

Un bambino israeliano assiste all'avvicinamento della "Rachel Corrie" al porto di Ashdod, a sud di Tel Aviv (Reuters)

Un’altra flottiglia si prepara – a luglio – a partire verso Gaza. La ragione è semplice: contestare l’assedio israeliano sulla Striscia. Ma la notizia non è questa. La notizia è che a organizzare la spedizione è un’associazione ebraica.

La “Jewish voice for peace in the Middle East” (La voce ebraica per la pace nel Medio Oriente), un’organizzazione ebraico-tedesca, vuole portare il suo messaggio di pace proprio nelle acque dove, di pace, non ce n’è stata molta negli ultimi giorni.

«Vogliamo partire a luglio e abbiamo con noi una barca che può contenere fino a 16 persone, soprattutto ebree, perché Israele deve finirla con il blocco su Gaza», ha detto Kate Leitrer, un membro dell’organizzazione.

Il progetto è già pronto. «Possiamo salire in pochi – racconta la Leitrer – e per questo ci saranno soltanto oggetti per la scuola, dolci, strumenti musicali e qualche musicista in grado di insegnarli a suonare ai bambini di Gaza una volta arrivati là. I palestinesi devono sapere che gli ebrei non sono come la cultura musulmana li ha disegnati».

E sul blitz dell’Idf sulla Mavi Marmara, l’organizzatrice – di religione ebraica – non dà scampo a Gerusalemme: «Israele ha agito in modo criminale». Eppoi: «Siamo spaventati da quest’avventura. Ma non certo da Hamas».

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Postcards from Middle East / 46

"L'ingresso dello stato d'Israele nell'Ocse - l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - può aiutare a far ripartire il processo di pace in Medio Oriente". Con queste parole il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha accolto l'ingresso dello Stato ebraico guidato dal premier Benjamin Netanyahu dentro gli uffici della sede centrale di Parigi (foto: Avi Ohayon / GPO)

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E Hezbollah organizza un “Jihad tour” anti-israeliano

Parola d’ordine: diversificazione. Ed ecco che, se in una mano c’è un fucile, nell’altra c’è una mappa turistica. E magari qualche album fotografico. Con le meraviglie da far vedere ai turisti. Benvenuti all’Hezbollah Tour. Una sorta di turismo in salsa jihadista. Dove si mettono in mostra i “luoghi della resistenza islamica”.

Giovani e adulti assistono alla visita guidata da esponenti di Hezbollah attraverso i luoghi dove israeliani e libanesi si sono fronteggiati per anni (foto Afp)

Erano in 500. Giovani studenti, soprattutto. Non solo musulmani. Ma anche cristiani. E qualche europeo. Tutti interessati ad assistere al tour organizzato dal movimento sciita libanese Hezbollah per festeggiare i dieci anni dal ritiro delle truppe israeliane dall’area, a pochi chilometri dal confine israelo-libanese, nei pressi del villaggio di Maroun al-Ras.

Una gita. Con tanto di workshop su come usare le armi, a stretto contatto con i miliziani del movimento libanese. Poi, tutti insieme, a bordo di undici bus, sono andati a visitare alcune “attrazioni”. Come il Castello Beaufort. Non un posto qualsiasi. Ma il quartier generale d’Israele durante l’occupazione.

“Vogliamo che i giovani familiarizzino con i successi della Resistenza e mostrare loro quanto fosse ingiusta l’occupazione israeliana e quanto gloriosa la liberazione da parte della Resistenza islamica”, ha detto Mohammed Taleb, studente 23enne, militante Hezbollah. “Ogni anno organizziamo un programma diverso”, ha detto come fosse il numero uno, il giovane.

E loro, i turisti della propaganda, come hanno reagito? Tutti, o quasi, come Rim, 19 anni e studi in farmacia: “Essere qui è travolgente. Ti senti invincibile e pronto a qualunque sacrificio per il tuo Paese”. Oppure come questo studente francese: “Sembrava di essere a Disneyland”. Quanta distanza tra mediorientali ed europei.

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OneMideast, il ponte (virtuale) tra Israele e Siria

L'home page del sito di OneMideast

Un nuovo ponte tra Israele e Siria. Ponte virtuale. Per ora. Ma la notizia è importante. Perché mentre resta alta la tensione fra Gerusalemme e Damasco, alcuni intellettuali siriani ed israeliani si sono messi insieme e hanno creato un nuovo sito web (onemideast.org) in cui discutono sui diversi aspetti di un possibile accordo di pace.

Uno degli animatori è il siro-canadese Camille Otrankji. Un altro è l’israeliano Yoav Stern, un giornalista del quotidiano Haaretz. Insieme a giornalisti, accademici ed esperti di entrambi i paesi, e per quasi un anno, si sono scambiati in forma privata una serie di messaggi. Buona parte di questa corrispondenza è finita poi sul sito.

La speranza? Innescare un dialogo di pace ancora più vasto. E rendere il dibattito più frizzante. Nella home page del sito vengono proposte due liste di “20 obiezioni alla pace”: una con l’ottica israeliana, l’altra con quella siriana. Accanto c’è uno spazio che ospita osservazioni critiche della controparte.

Capiranno dalle parti di Gerusalemme e di Damasco che è venuto il momento di progettare il futuro dei due popoli e del Medio Oriente?

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Turisti e pr

La hall dell'aeroporto internazionale "Ben Gurion" di Tel Aviv

Consiglio numero uno: “Esprimersi sempre in maniera chiara e stringata”. Consiglio numero due: “Ascoltare con attenzione le tesi altrui”. Consiglio numero tre: “Evocare esperienze di carattere personale”. Consiglio numero quattro: “Non rinunciare mai ad una dose di umorismo”.

Prove tecniche di promozione del proprio Paese. I cittadini israeliani che escono fuori dai confini avranno da oggi un compito importante: diffondere la buona novella sullo stato israeliano. Insomma, turisti-pr.

Per difendere l’immagine del Paese dagli attacchi dei suoi avversari politici, il governo di Gerusalemme ha pubblicato un apposito libretto informativo che da oggi sarà offerto ai suoi cittadini in partenza per l’estero (il suo contenuto viene diffuso anche su internet).

L’obiettivo, ha spiegato il ministro per l’Informazione Yuli Edelstein, è di mettere gli israeliani nelle condizioni di sostenere discussioni argomentate con i loro interlocutori all’estero, e fornire loro informazioni aggiornate per migliorare la immagine dello Stato ebraico e di combattere una serie di “miti” che secondo il governo hanno preso piede. Quali? Che Israele sia una teocrazia. Che gli israeliani non vogliano la pace. Che in passato ci sia stata un Palestina araba. Che il conflitto israelo-palestinese sia all’origine del terrorismo nel mondo.

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