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Gerusalemme, Tel Aviv e quella polemica sulla vera capitale d’Israele

A.A.A. cercasi capitale dello Stato ebraico. Possibilmente che non faccia arrabbiare né gl’israeliani, né i palestinesi. Vi sembra facile? Provateci. Il punto è che, fuor di gioco, diventa sempre più complicato scrivere – e parlare – d’Israele senza urtare qualcuno. E se nemmeno quelli del Guardian, uno dei più prestigiosi quotidiani del mondo, riescono a evitarsi polemiche e maledizioni – da una parte o dall’altra – allora vuol dire che la sfida è ardua.

Facciamo un passo indietro. Israel haYom – che in ebraico sta per Israele Oggi –, il giornale free press (gratuito) che ormai domina il mercato della stampa da Haifa a Eilat ha scritto un articolo al vetriolo contro il giornale britannico. La colpa, del Guardian, starebbe nel fatto di aver osato scrivere che «la capitale d’Israele è Tel Aviv e non Gerusalemme».

Scrive Israel haYom: «Non sono soltanto i quotidiani arabi a considerare Tel Aviv capitale dello Stato ebraico, ora ci si mette pure il britannico The Guardian a non riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e così, incredibilmente, ha deciso di attribuire a Tel Aviv la funzione di capitale». Tutto nasce da una foto e da una didascalia che, nella versione web e in quella cartacea indicava come capitale Gerusalemme. Ma un paio di giorni dopo, nella sezione degli errata corrige lo stesso giornale britannico spiegava che «per errore è stato scritto “Gerusalemme, capitale d’Israele”. Ma la capitale del Paese è Tel Aviv». La correzione si trova anche nella sezione «Style guide» sul sito del giornale.

(foto di Simone Giovanni Colombo / © Falafel Cafè)

Ora, al di là delle polemiche al limite del nazionalismo – e Israel haYom in quanto ad attaccamento ai valori di certo patriottismo non scherza – ecco, il problema resta. E si pone ogni volta per le cancellerie occidentali e per i protocolli. Non è una novità: le ambasciate europee e quella americana hanno sede a Tel Aviv, non a Gerusalemme. Un po’ per stare alla larga dai guai che spesso arriva(va)no dalla Cisgiordania, al di là delle colline, un po’ per non urtare la sensibilità – sempre più instabile – dei palestinesi. E così uffici tutti sul mare azzurro, ma senza mai sbilanciarsi ufficialmente su quale sia la capitale dello Stato ebraico.

Una cosa simile era successa quasi due anni fa con il servizio meteo di Yahoo. A un certo punto la società americana s’era messa in testa di rispettare alla lettera il politically correct. O, se volete, lo status quo diplomatico che prevede il non prendere posizione. E così, un bel giorno, consultando le previsioni del tempo di Gerusalemme sul sito di Yahoo si potevano vedere  le temperature di Gerusalemme Ovest e di quella Est. Apriti cielo. Critiche incredibili da parte degl’israeliani. Minacce economiche da parte degli ebrei d’America. Tempo qualche giorno e la divisione sparì. Gerusalemme tornò una città unita. E, quindi, capitale d’Israele.

E insomma, si continua di questo passo. E una soluzione, a dire il vero, per ora non s’intravvede. Anche perché, al di fuori dai confini di questo pezzo di Medio Oriente strapazzato nei decenni nessuno s’è davvero deciso a risolvere la cosa. Almeno a tracciare una tendenza. Nulla. Nisba. Nada. Nothing. E lo dimostra anche il fatto che la domanda – «Scusi, ma il suo Paese quale considera la capitale: Tel Aviv o Gerusalemme?» – non troverà quasi mai risposta. Ma qui, dove le distanze mentali spesso superano quelle fisiche, ecco qui la questione è dannatamente seria. E infinita.

© Leonard Berberi

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Israele, la siccità continua. E i rabbini invocano l’aiuto di Dio

E ora non resta che invocare Dio. Perché sono mesi che su Israele non cade una goccia d’acqua. E gli acquazzoni, ormai, sono solo un ricordo. Anche a novembre inoltrato in alcune aree continua a fare caldo. Così caldo che il terreno si sta spaccando per l’arsura.

È per questo motivo che il Rabbinato ha disposto che tutte le sinagoghe del Paese inseriscano tre invocazioni speciali tra le preghiere quotidiane. E ha proclamato ieri una giornata di «digiuno, preghiera e pentimento».

Una decisione che in realtà è già prevista dal Talmud. In questo testo sacro, infatti, è prescritto che quando la pioggia si fa attendere troppo, allora si può invocare l’aiuto di Dio.

Le preghiere speciali – hanno deciso i rabbini – «devono essere recitate in tutte le sinagoghe» e, in quelle in cui ci sono almeno dieci fedeli di sesso maschile che digiunano, «deve essere effettuata una lettura straordinaria della Torah, supplicando l’Altissimo di mandare pioggia».

Leonard Berberi

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Indietro tutta del meteo di Yahoo: ora Gerusalemme è una città unica e indivisibile

Gerusalemme "riunificata" (Falafel Cafè)

Strappi improvvisi e passi indietro. Il meteo dell’iPhone come la politica mediorientale? A vedere gli ultimi – silenziosi – aggiornamenti, pare proprio di sì. Perché dopo la comparsa della doppia opzione per la città di Gerusalemme (Est e Ovest) sul meteo curato da Yahoo! per il melafonino, tempo qualche settimana e la capitale è stata riunificata. O meglio: l’unica opzione offerta è quella di “Gerusalemme”.

Certo, a voler essere precisi, bisognerebbe scrivere che chi aveva deciso, ai tempi, di scegliere entrambe le opzioni, oggi si ritroverebbe con “Jerusalem” al posto di “West Jerusalem”, mentre “East Jerusalem” (la parte araba) resterebbe tale e quale. La foto, qui sotto, lo dimostra.

Residuati della decisione di dividere la città: nella vecchia opzione, resiste ancora Gerusalemme Est (Falafel Cafè)

Da Yahoo! non hanno mai fornito spiegazioni della divisione della città. E non ne forniscono ora, dopo averla riunificata. Ma resta il dubbio che le pressioni israeliane e l’invito ebraico a boicottare la società con il punto esclamativo possano aver raggiunto il loro scopo: costringere alla retromarcia Yahoo!.

Leonard Berberi

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