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Faccia a faccia con il figlio del fondatore di Hamas diventato spia degli israeliani

Niente figliol prodigo. Nessun ritorno a casa. O meglio: il ritorno c’è stato. Ma solo per confermare, approfondire, esplicitare quel che andava ripetendo da anni. Hamas? «Merita la distruzione, non vuole il bene dei palestinesi». Cosa diresti a tuo papà? «Lascia l’organizzazione, hai creato un mostro». L’Islam? «Una religione di guerra». Israele? «Amo questo Paese perché questo Paese ama la democrazia». E così via. Parola di Mosab Hassan Youssef. Il figlio – rinnegato – di Sheikh Hassan Youssef, il fondatore proprio di Hamas.

Classe 1978, natali a Ramallah, Mosab Hassan Youssef è il protagonista di una delle storie più rocambolesche di questo lembo di terra. Da quando, nel 1997, decise ch’era troppo quel che stava facendo Hamas. E così pensò bene di contattare quelli dello Shin Bet – l’Intelligence israeliana – e offrirsi come spia al loro servizio. Un palestinese che collabora con gl’israeliani. Il figlio del nemico numero uno per lo Stato ebraico che abbandona il padre per passare dalla parte dell’«avversario».

Per dieci anni, Mosab Hassan Youssef ha visto e sentito e annotato tutto. Per dieci anni ha passato le informazioni sensibili allo Shin Bet. Che, puntualmente, le passava all’esercito per dare il via a operazioni di eliminazione dei pericoli per Israele. E quelli di Hamas lì, a impazzire, a non capire come mai Gerusalemme fosse sempre un passo avanti in ogni cosa. Centinaia di esponenti della formazione paramilitare palestinese sono stati arrestati, grazie a Mosab Hassan Youssef. Decine di attentati sono stati sventati, grazie a Mosab Hassan Youssef.

Mosab Hassan Yousef (a destra) insieme al contatto israeliano allo Shin Bet, Gonen Ben-Itzhak

L’uomo, ora, vive a San Diego, negli Stati Uniti. S’è convertito al Cristianesimo. Nel 2010 ha pubblicato il libro autobiografico «Figlio di Hamas», nel quale racconta la sua vita di agente dello Shin Bet nel cuore della formazione palestinese. L’opera è tradotta in 25 lingue e la versione araba è scaricabile gratis dal sito. A Gerusalemme, dov’è in questi giorni, Mosab Hassan Youssef ha anche annunciato di voler realizzare un film su Maometto, sulla falsariga della «Passione di Cristo» di Mel Gibson.

«Voglio ispirare la nuova generazione di palestinesi», ha detto Mosab Hassan Youssef nella conferenza stampa di martedì 19 giugno. Seduto al suo fianco Gonen Ben-Itzhak, l’ex agente dello Shin Bet – nome in codice: «Capitano Luay» – che gestiva direttamente i rapporti con il figlio del fondatore di Hamas,

«Voglio dire loro che non devono permettere che la religione controlli per intero le loro vite, che ne determini il corso. Sono qui esattamente per questo: per dire ai palestinesi che la vera natura della mia ex religione è quella bellica». E la distanza è talmente incolmabile con la vita passata che quando un giornalista gli domanda in arabo alcune questioni legate alla Striscia di Gaza, Mosab Hassan Youssef non gli risponde. Tutto quel che è stato è stato. Ora, nemmeno la lingua araba gli appartiene più.

© Leonard Berberi

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