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Caos in Libia, l’esercito bombarda la folla: 280 morti ECCO LE IMMAGINI CHOC

La gente festeggia su un carro armato dell'esercito libico abbandonato in una via di Bengasi (foto scattata lunedì 21 febbraio 2011)

Ennesimo giorno di caos in Libia. Bengasi è fuori controllo da più di due giorni, mentre da domenica notte le violenze hanno raggiunto anche la capitale, Tripoli. Il discorso del figlio di Gheddafi, durato più di quaranta minuti, non ha calmato gli animi. Così come lo spauracchio di un nuovo colonialismo occidentale, agitato sempre dal figlio del Colonnello. Ci sono intere città fuori controllo, mentre lontano dalla capitale continuano ancora le violenze. (aggiornamento a cura di l.b., s.n., m.b.g., f.h.)

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(video dall’ospedale di Bengasi)

+++ ORE 20.35 – Fine delle trasmissioni. Da più di mezz’ora nessun contatto con Tripoli e Bengasi. Tutte le comunicazioni sono interrotte (l.b.) +++

Gli aggiornamenti precedenti:
– Testimoni: almeno 280 morti a Tripoli nella sola giornata di oggi

– La Mezzaluna Rossa tarda ad arrivare negli ospedali cittadini di Tripoli e Bengasi. I medici chiedono urgentemente sangue e medicinali.

– L’ambasciata libica a Londra ha tolto la bandiera ufficiale (quella tutta verde) e ha issato quella della liberazione.

– Testimoni: case bruciate a Tripoli e cecchini ancora in attività lungo le vie della capitale contro i manifestanti.

– Due jet militari libici sono atterrati a Malta. I piloti hanno chiesto asilo politico.

– Interrotte tutte le comunicazioni, anche quelle telefoniche, in tutto il Paese.

– Testimoni oculari hanno confermato che jet militari hanno iniziato a sparare contro i civili che si sono riuniti lunedì pomeriggio vicino al palazzo del governo della capitale per chiedere la fine del regime di Gheddafi. “E’ un bagno di sangue a Tripoli”, raccontano in molti. Le notizie arrivano ancora frammentarie.

– Gli ambasciatori libici di Cina, India, Regno Unito, Polonia, Indonesia e Lega Araba hanno rassegnato le loro dimissioni. Lo stesso starebbero per fare anche altri diplomatici sparsi per il mondo.

– Sono una trentina le macchine andate a fuoco a Tripoli durante la manifestazione anti-Gheddafi.

– Anche la tv di Stato libica conferma per la prima volta che l’esercito ha sparato contro i manifestanti a Tripoli.

– Nata la prima radio libera. Si chiama “Soot Libya al hura” (La voce della Libia libera).

– A Bengasi la marina libica ha abbandonato Gheddafi e si è unita alle proteste dei civili.

– Voci non confermate dicono che almeno sei soldati sono stati bruciati vivi dai seguaci di Gheddafi perché si sarebbero rifiutati di sparare sui civili.

– I primi giornalisti stranieri (della Cnn) stanno viaggiando verso la Libia insieme al cordone umanitario allestito dalla Mezzaluna rossa.

– I leader religiosi hanno invitato i loro fedeli alla disobbedienza totale in Libia.

– Opposizione libicia irritata per la posizione ufficiale di Roma, dopo che il nostro Paese ha agitato lo spauracchio del califfato arabo alle porte dell’Unione Europea

(ultimo aggiornamento: lunedì 21 febbraio, ore 23.35)

(L’esercito libico si unisce alla protesta dei civili di Bengasi)

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attualità

Cisgiordania, i coloni accusano: “Maltrattati dall’esercito israeliano”

Un altro insediamento ebraico illegale smantellato in Cisgiordania. Ma la notizia è un’altra: la protesta che n’è seguita ha mostrato come tra esercito israeliano e coloni ultraortodossi la rottura sia totale. È bastato un sit-in – uno dei quindici organizzati lungo la West Bank – nella tangenziale di Shavei Shomron (nei pressi di Nablus) per assistere a scene di violenza inusuale.

Le proteste

Il video, pubblicato su YouTube dal “Comitato degli insediamenti della Samaria”, mostra una decina di coloni mentre bloccano la strada al calare del sole. Donne e bambini aspettano ai bordi della strada. Gli uomini sono sull’asfalto. C’è qualcuno che è seduto e legge ad alta voce la Torah. Ad un tratto un poliziotto di confine strattona uno di loro e ne nascono momenti concitati. Con offese e minacce di arresto. A pochi metri dalla scena, qualcuno fa scoppiare una granata.

«Con questo video vogliamo denunciare l’esercito israeliano», hanno detto dal Comitato. «Sono mesi che ci maltrattano, che si comportano in modo violento». Dai vertici militari la smentita è stata secca. Anzi, è suonata come un avvertimento ai coloni: «Si tratta di accuse pretestuose. La verità è che i coloni hanno superato la linea rossa». Proprio così: linea rossa.

La demolizione di Givat Ronen

A far saltare i nervi agli ebrei ultraortodossi è stata la demolizione delle case dell’insediamento – illegale – di Givat Ronen. Nel video delle demolizioni – pubblicato sempre su YouTube e sempre dallo stesso Comitato – si vedono scene drammatiche: costruzioni che vengono abbattute in pochi secondi, ragazzi che si chiudono in auto e vengono tirati fuori a fatica, donne che piangono, imprecano e poi svengono.

Leonard Berberi

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