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La dura vita dei parrucchieri palestinesi

Il parrucchiere per sole donne Adnan Barakat, fotografato di fronte agli specchi della vetrina del suo negozio (foto BBC)

In tutta la Striscia di Gaza ce ne saranno cinque o sei. E avranno ancora pochi giorni a disposizione. Poi scompariranno. Dovranno spegnere i phon, buttare tinte e lacche e chiudere il negozio. Una volta per tutte. E’ il triste destino dei parrucchieri per sole donne per le vie di Gaza City e delle altre città della Striscia.

Il corrispondente della Bbc, Jon Donnison, è andato a parlarci. E ha trovato Adnan Barakat, da 25 anni al servizio della capigliatura delle donne palestinesi. Poi s’è fatto raccontare da Hatem el-Ghoul, un altro parrucchiere per sole donne, quelle volte in cui il negozio è stato attaccato con delle piccole bombe.

Il pugno duro della polizia di Hamas colpisce tutti. E la divisione tra ciò che compete alle donne e ciò che tocca agli uomini arriva fino a questo punto. Tanto da costringere i pochissimi parrucchieri palestinesi a riprogrammare il proprio futuro. Perché – ordinano i miliziani – gli uomini non potranno più tagliare i capelli delle donne.

Hatem al-Ghoul, anche lui parrucchiere per sole donne, racconta che il suo negozio è stato attaccato con esplosivo per due volte, tra il 2007 e il 2008 (foto BBC)

“Forse è meglio andare a lavorare in Somalia o Afghanistan”, racconta ironico Adnan Barakat. Poi si fa serio: “Non c’è più vita per me a Gaza”. “Se vengono e mi costringono a chiudere – continua Adnan – l’unica cosa che posso fare è starmene a casa, seduto sul divano a guardare la tv tutto il giorno. Ch’è quello che fanno i miei coetanei che il lavoro non ce l’hanno e non lo cercano nemmeno”.

Il negozio di Adnan ha pochi clienti al giorno. E al posto dei vetri ci sono degli specchi che riflettono quello che succede sulla strada.

“Sono venuti due volte nel mio negozio, tra il 2007 e il 2008, e hanno fatto esplodere due esplosivi nel cuore della notte”, racconta Hatem el-Ghoul. Non ha idea di chi possa essere stato, ma spiega che questo tipo di cose è successo soltanto ai parrucchieri per le donne, non ad altri.

Adnan e Hatem intanto continuano a tagliare. Fino a quando i miliziani non busseranno alla porta e costringeranno loro due, e gli altri tre o quattro colleghi a fare altro. Come se vent’anni fossero passati invano. Insomma, non è più tempo di tagliare i capelli, ma di tagliare la corda. E’ la teocrazia, bellezza!

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Bus kosher anche a Tel Aviv. E’ polemica

Un bus della compagnia israeliana Connex

Il bus kosher fa breccia anche a Tel Aviv. La capitale economica d’Israele, la città che fa tendenza in tutto il Medio Oriente e il luogo dove i diritti civili sono all’avanguardia è oggi un nuovo avamposto dell’oltranzismo religioso. Così, dopo Gerusalemme, anche la Bolla – come viene chiamata Tel Aviv – avrà il suo mezzo di trasporto dove uomini e donne sono obbligati a viaggiare separati. Uomini avanti, donne dietro.

La linea numero 322 gestita dalla compagnia Connex è già operativa in alcuni quartieri ultraortodossi di Tel Aviv. Ma da quando esiste – cioè da pochissimi giorni – la polemica è montata e in molti chiedono che questo tipo di discriminazione non esista in nessun bus della città. “Un tempo era considerata la capitale israeliana dell’uguaglianza e della libertà”, scrive polemico il quotidiano Yedioth Ahronoth.

“Israele non è l’Iran”, urlano decine di cittadini. Si dicono arrabbiati con il ministro dei Trasporti, Yisrael Katz, a cui si chiede di rivedere la normativa. Le organizzazioni femministe sono sul piede di guerra, molti abitanti di Tel Aviv attaccano manifesti di protesta un po’ ovunque, ma da Gerusalemme arriva solo il silenzio.

Dura la presa di posizione di Yael Dayan, ex deputato del partito di sinistra Meretz e attuale presidente del consiglio comunale di Tel Aviv: “Chiederò ai passeggeri di boicottare la linea”. “Non può essere che una donna, anche se religiosa o ultraortodossa – ha detto Dayan – non comprenda il significato della separazione dei sessi in pubblico. Cosa faranno allora le coppie sposate che saliranno sul pullman? Dovranno presentare un certificato di nozze per potersi sedere vicine”.

Leonard Berberi

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