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L’accusa degli studiosi: “Il presidente palestinese? Un negazionista”

Mahmoud Abbas è un negazionista? L’accusa, grave, tira in mezzo nientemeno che il presidente dell’Autorità nazionale palestinese. E mette il politico nella stessa categoria dei vari David Irving e Mahmoud Ahmadinejad. Proprio in un momento delicato per i palestinesi, a pochi giorni dalla firma dello storico accordo di riconciliazione tra Fatah e Hamas. (continua…)

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Giallo sulla sparizione delle guardie del corpo del presidente palestinese

Non è facile far arrabbiare Mahmoud Abbas. Il presidente dell’Autorità Palestinese ha la fama di essere un uomo mite, rassicurante e pacifico. Nemmeno Israele è mai riuscito a fargli perdere le staffe. Cosa che, invece, avrebbero fatto i suoi uomini più vicini. Quelli della scorta, in primis. E gli autisti, in secundis. Alla fine, la nottata sarebbe terminata con 250 uomini arrestati. Tutti per aver lasciato da solo il numero uno della Palestina. Il fatto – raccontato da al-Arabiya, ma smentito dal portavoce palestinese per la sicurezza – sarebbe successo qualche giorno fa.

Mahmoud Abbas, 75 anni, presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese dal 2005 (foto Afp)

E’ domenica notte. A Ramallah, “capitale” dell’Autorità Palestinese, Abbas sta dormendo. Qualche stanza più in là, la nipotina inizia ad avere la febbre. Preoccupata, la moglie di Abbas va a svegliare il marito per portare la nipotina in un pronto soccorso. Il presidente si sveglia e inizia a chiamare gli uomini della sicurezza per preparare una macchina.

Ma dopo ripetuti tentativi, nessuno si sarebbe fatto vivo. Nessuno avrebbe risposto al presidente. E’ a questo punto che Abbas avrebbe iniziato a chiamare gli autisti. Ma anche da loro non sarebbe arrivata una risposta. Silenzio.

Il leader dell’Autorità non avrebbe perso più tempo. Avrebbe preso la nipotina febbricitante e l’avrebbe portata all’ospedale della Mezzaluna Rossa. Arrivato al cancello del pronto soccorso sarebbe stato fatto entrare subito dall’addetto alla sicurezza. Sorpreso di vedere il presidente arrivare solo, preoccupato e con una bambina in braccio.

A quel punto, l’addetto avrebbe chiamato la sicurezza aggiuntiva, quella che protegge il figlio del presidente. E solo dopo, a notte fonde, Abbas si sarebbe scatenato come una furia. Facendo arrestare 250 persone, tra uomini della sicurezza e autisti dello staff presidenziale.

Ma alla storia si aggiunge un giallo. Quello che riguarda la veridicità della notizia. Perché subito dopo, il portavoce del corpo di sicurezza palestinese, Adnan al-Damiri, ha smentito la notizia e ha accusato al-Arabiya “di fare il gioco dei nemici della Palestina, offendendo gli uomini della sicurezza interna che stanno facendo il loro lavoro nel migliore dei modi”.

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Una donna palestinese alla guida di Ramallah

Leila Ghannam nel suo nuovo ufficio di Ramallah, in un palazzo modesto di cinque piani (Yedioth Ahronoth)

Un segnale preciso ad Hamas. E al resto del mondo. Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese, ha sorpreso tutti scegliendo una donna – la prima in assoluto – come governatrice di Ramallah (la capitale dell’Anp) e del distretto di al-Bireh. Per mandare a dire ad Hamas che l’Anp è moderno, civilizzato e premia la meritocrazia. Per comunicare a tutte le donne palestinesi che con i sacrifici anche loro possono fare tutto. E per mostrarsi al mondo occidentale come un interlocutore valido – anzi, il più valido – nel dialogo con Israele.

Lei si chiama Leila Ghannam, ha 35 anni ed è nata nel villaggio di Deir Dibwan, a pochi chilometri da Ramallah. Nelle file del Fatah, il partito di Abbas, fin dai tempi delle superiori, Leila ha scalato in fretta i gradini dell’Anp diventando uno dei responsabili delle forze di sicurezza palestinesi.

Viene poi messa a capo della segreteria del ministero del Welfare e nel frattempo si prende anche un dottorato in psicologia. Quello che poi colpisce di Ghannam è anche il fatto che è single e senza figli. Figura insolita in una società che fa della famiglia uno dei nodi della propria cultura.

“Il nostro presidente non fa distinzioni di sesso, ma vuole soltanto avere a che fare con persone capaci di affrontare i problemi della nostra società”, ha detto la Ghannam a un cronista dello Yedioth Ahronoth. In quanto al vertice di Ramallah, Leila ha anche il comando delle forze armate palestinesi. E dovrà, proprio per questo, gestire i contatti tra il suo esercito e quello israeliano.

“Ramallah è la nostra capitale politica ed economica. Ma è Gerusalemme quella eterna”, continua la Ghannam. E Hamas? “Qualsiasi suo tentativo di destabilizzare il nostro territorio sarà fermato con il pugno di ferro”, risponde al britannico Times.

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