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Soldati israeliani contro un bambino palestinese. Il video fa arrabbiare la Cisgiordania

Il video è stato girato a gennaio. Ma è diventato pubblico solo sabato 26 febbraio, attraverso YouTube. Nel filmato, che ha già scatenato molte polemiche, si vedono un bambino palestinese trascinato su un cellulare della polizia, una madre disperata che cerca di invano di raggiungerlo e l’atteggiamento intimidatorio delle guardie israeliane.

Il tutto è stato ripreso in una via di Nabi Salih, villaggio della Cisgiordania (Territori palestinesi occupati), ed è stato rilanciato con grande evidenza dall’agenzia palestinese Maan News e dalle organizzazioni per i diritti umani nell’ambito dell’ennesima denuncia sui metodi usati in particolare dalle Guardie di Frontiera: uno dei corpi israeliani più criticati per i suoi comportamenti ordinari verso i palestinesi.

Il bambino viene identificato con il nome di Karim Tamini, nato nel 1999. Il minore viene trascinato via da alcuni uomini in uniforme e chiede aiuto girandosi in direzione della madre e di altre persone presenti. Queste ultime urlano ai carcerieri che si tratta solo di «un ragazzo». Ma il piccolo è scaraventato di peso su un furgone della polizia.

La madre si avvicina al mezzo, ma viene respinta in malo modo. Secondo alcuni pacifisti, dietro l’episodio ci sarebbe stato il tentativo di premere sulla famiglia di Karim per indurla a far consegnare suo fratello Islam, di 14 anni, sospettato d’aver lanciato pietre durante uno dei raduni settimanali di protesta contro la barriera eretta da Israele attorno a buona parte della Cisgiordania.

Islam risulta in effetti essere stato fermato pochi giorni più tardi ed è tuttora detenuto in attesa di giudizio. Ma questo video, per l’ennesima volta, denuncia l’atteggiamento violento e in spregio a ogni convenzione internazionale sfoggiato spesso da una parte dei militari israeliani.

Leonard Berberi

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Il ministero dell’Istruzione palestinese: non abbiamo mai approvato il libro bipartisan

Ma allora, questo libro di storia bipartisan, gli studenti palestinesi lo studieranno sì o no? Il testo bocciato dal ministero dell’Educazione israeliano – ne abbiamo parlato qui – secondo il quotidiano israeliano Haaretz dovrebbe essere adottato dalle scuole dell’Autorità palestinese a partire da quest’anno scolastico.

Solo che lo stesso giorno, e a stretto giro, un lancio dell’agenzia palestinese Maan, quota un funzionario dell’Istruzione di Ramallah il quale smentisce la notizia. Nel frattempo, nonostante le segnalazioni, l’edizione online di Haaretz continua a confermare la sua versione dei fatti.

In rete si scatena il putiferio. E anche Falafel Cafè – pur con la terzietà che, ne vado orgoglioso, la contraddistingue – è finita in mezzo alle polemiche. Qualcuna sensata, qualcun’altra puramente strumentale.

Il putiferio, dicevo. La notizia dell’adozione-non adozione ha diviso in due il mondo dei blogger. Da un lato i filo-israeliani che hanno rilanciato il dispaccio dell’agenzia Maan accusando chi aveva ripreso Haaretz – compreso Falafel Cafè – di essere troppo vicino alla causa palestinese. Dall’altro chi ha citato il pezzo del quotidiano israeliano per attaccare la democrazia ebraica.

In mezzo alle polemiche sterili e alle offese gratuite, il compito di un giornalista è quello di capire come stanno le cose. Il libro – “Imparare la narrativa storica dell’altro” – è stato o no adottato dall’Autorità nazionale palestinese?

Falafel Cafè ha contattato Ramallah. Ha chiesto qual è la verità. La risposta ufficiale – al netto delle frasi ideologiche – è questa: «Il ministero dell’Educazione e dell’alta istruzione nega che il testo sionista sia stato inserito nel curriculum delle scuole palestinesi. Le informazioni a mezzo stampa che sono state pubblicate sono non solo prive di fondamento, ma anche un goffo tentativo di danneggiare le istituzioni dell’Autorità nazionale palestinese». Fine della storia.

© Leonard Berberi

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