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Se gli ebrei ultraortodossi ora chiedono i voli “kosher”

Dio o la vita terrena? La religione o la salvezza? Le leggi divine o quelle di questo mondo? Ogni volo, «quando ci sono loro, è un bel dilemma». Se è vero che, come ha raccontato la tv israeliana Channel 2, non tutte le tratte aeree che portano al “Ben Gurion” di Tel Aviv rispettano le regole imposte dalla Iata, l’ente internazionale dell’aviazione.

I fatti. Molti passeggeri denunciano che su alcuni voli della “El Al”, la compagnia di Stato israeliana, le richieste dei clienti haredim (ultraortodossi) stanno diventando un problema. Perché oltre a chiedere lo spegnimento dei monitor dove vengono fatti vedere la posizione esatta del velivolo o i film, i timorati di Dio pretenderebbero anche lo spegnimento di tutti i segnali delle uscite d’emergenza. Glielo imporrebbe la religione. Pare che quest’ultima richiesta sia stata soddisfatta in modo fin troppo zelante in un volo dal Belgio verso Israele. E così è scattata la contestazione di molti passeggeri.

Possibile che sui voli di una grande compagnia si venga meno alle regole di base per viaggiare sicuri? «Il personale ci ha detto che questo succede ogni tanto», ha raccontato a Channel 2 un passeggero. E loro, le hostess, che fanno? «Cambiano il posto ai clienti: gli ultraortodossi che non vogliono dispositivi accesi da una parte, i “laici” dall’altra. «Certo, bisognerebbe dire agli haredim che, a voler essere proprio osservanti, dovrebbero far spegnere anche i motori e le centraline del velivolo», hanno ironizzato in molti.

Questo è soltanto l’ultimo caso in ordine di tempo. Perché, hanno raccontato altri passeggeri, in un volo Bruxelles-Tel Aviv gli ultrareligiosi «hanno tirato fuori dei cartoncini e li hanno incastrati tra i sedili, così da restare separati da chi avevano vicino, soprattutto se si trattava del gentil sesso». «La cosa più grave», hanno continuano i testimoni, «è che gli assistenti della compagnia non hanno detto proprio nulla. Da quando le donne sono trattati come clienti di serie B?».

E così, dopo i bus segregazionisti e le vie con i marciapiedi separati per uomini e donne (nel quartiere Mea Shearim di Gerusalemme così come a Beit Shemesh), arriveranno i voli “kosher”? Si vedrà. Intanto la Iata ha deciso di vederci chiaro. E la compagnia “El Al” s’è limitata a dire che «si è trattato di un evento insolito e per nulla conforme alle procedure di servizio dei voli dell’azienda». «Vorremmo sottolineare che la sicurezza non è stata compromessa e che l’incidente sarà posto sotto indagine».

© Leonard Berberi

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Ecco Koshersextoys, il negozio erotico a prova di religione (ebraica)

Dentro il negozio elettronico c’è un po’ di tutto. Lubrificanti, attrezzi per feticisti, vibratori. Nulla di particolare, a dire il vero. Del resto è un sexy shop virtuale, con prodotti reali a prezzi di mercato. Quello che colpisce, però, è la clientela a cui si rivolge: gli ebrei ortodossi americani. Pubblico che, prima di ogni cosa, ha bisogno di avere a che fare con materiale “kosher”, conforme quindi alle norme religiose. E che non può «rendere piccante la sua relazione» per le troppe immagini a luci rosse presenti nei negozi tradizionali.

È così che è nato il sito koshersextoys.net. L’ha messa in piedi Gavriel (Gabriele), un ebreo americano di 25 anni, e vende le stesse cose che si troverebbero in un normale sex shop, ma «illustrati e spiegati in modo tale da rispettare le regole dell’ebraismo», ha spiegato il ragazzo al “New York Post”. Gavriel ha poi aggiunto: «Non c’è nulla di sbagliato nell’usare un vibratore. È solo una rottura di scatole per un ebreo ortodosso trovarne uno e in un luogo “kosher”».

L’idea si è concretizzata a settembre di quest’anno ed è partita quando insieme alla moglie Gavriel ha pensato di ricorrere all’oggettistica tipica per rendere più piccante la sua relazione. «Ma non potevamo andare nei sex shop normali», racconta. «Quei negozi sono pieni di donne e uomini nudi». Ecco perché il sito koshersextoys.net ha una grafica semplice e senza nudità.

Gli affari, a poco più di un mese dall’inaugurazione, starebbero andando bene. Gli ebrei ortodossi, almeno a sentire il proprietario, pare siano pazzi delle manette ricoperte di pelliccia. «Sono in assoluto l’oggetto più venduto del momento», racconta Gavriel. All’interno del sito c’è anche la sezione in cui si può inoltrare la domanda al dottor David S. Ribner, sessuologo israeliano esperto in terapia di coppia.

L’idea, però, non è piaciuta ai religiosi. «Non vale la pena sprecare nemmeno una parola, né sul sito, né sulla persona che lo gestisce. E intendo tutto questo in senso negativo», ha commentato Isaac Abraham, leader della comunità chassidica. A cui, però, il rabbino Shmuley Boteach – autore del bestseller “Kosher Sex” – ha replicato quasi subito: «Gli ebrei ortodossi non sono persone pie a letto», ha detto Boteach. Anzi. «Una volta sposati, infatti, a loro viene insegnato di avere rapporti sessuale fenomenali, con tanto di urla e chiasso da far tremare le pareti».

Leonard Berberi

[si ringrazia per la segnalazione Goffredo d’Onofrio]

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Niente sms, niente web, niente Facebook. Ecco il primo cellulare “kosher”

Un telefonino “kosher” mancava ancora. Un cellulare, insomma, con melodie hassidiche a far da suoneria e un menu in lingua yiddish.

Qualche compagnia ci aveva provato vendendo prodotti con il blocco delle caselle e-mail e dei profili Facebook. Ma non aveva convinto più di tanto gli ultraortodossi. (continua…)

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