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Stessa vicenda, stesso giornalista, articoli diversi: il caso “Maariv” – “Makor Rishon”

Stesso evento. Due articoli opposti. Entrambi scritti dallo stesso giornalista. Possibile? Possibile. Almeno in Israele. Dove, causa crisi dell’editoria senza precedenti, i quotidiani si comprano a vicenda, gli editori s’incrociano e s’accavallano, i conflitti d’interessi galoppano. E l’obiettività della professione? Dipende. Dalla testata, soprattutto.

Succede tutto all’interno del gruppo editoriale di Shlomo Ben-Tzvi – magnate dei media e casa a Efrat, insediamento ebraico in Cisgiordania – tra il quotidiano “Makor Rishon” (di orientamento religioso e nazionalista) e “Maariv”, storica testata moderata acquistata a novembre. Assaf Gibor, cronista degli affari che si muovono nel mondo arabo, viene incaricato di seguire la visita “storica” martedì scorso del presidente iraniano Ahmadinejad in Egitto e di scrivere due articoli: uno per “Makor”, l’altro per “Maariv”. Risultato: i due articoli – fanno notare quelli di Presspectiva, associazione che monitora la stampa locale – non solo sono diversi, ma anche nel titolo si collocano agli estremi.

I due titoli a confronto: sopra quello di "Makor Rishon", più in basso quello di "Maariv". Entrambi gli articoli sono stati scritto dello stesso giornalista (foto Presspectiva / Falafel Cafè)

I due titoli a confronto: sopra quello di “Makor Rishon”, più in basso quello di “Maariv”. Entrambi gli articoli sono stati scritto dello stesso giornalista (foto Presspectiva / Falafel Cafè)

«Il presidente iraniano Ahmadinejad ricevuto con tutti gli onori in Egitto», titola “Makor Rishon”. Dato lo stesso proprietario e – accusano in molti – la stessa linea editoriale, in molti s’aspettavano più o meno lo stesso titolo anche per “Maariv”. E invece, ecco la sorpresa. «Accoglienza fredda per Ahmadinejad in Egitto» è l’apertura di pagina del quotidiano moderato.

La storia cambia poco anche nei due articoli. Scritti dallo stesso cronista. Nelle prime righe del pezzo per “Maariv”, fa notare Presspectiva, «Assaf Gibor scrive che se in un primo momento Ahmadinejad è stato accolto con le fanfare all’atterraggio al Cairo, poi racconta che il presidente iraniano è stato attaccato da una cittadina siriana». Due elementi che non si trovano nella versione per “Makor Rishon” che, però, aggiunge la visita all’università Al-Azhar. Visita soltanto accennata in “Makor”, mentre su “Maariv” si racconta che all’interno dell’ateneo c’è stato un complicato colloquio con il grande imam Ahmed Mohammed el-Tayeb.

© Leonard Berberi

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«Aria di guerra con l’Iran». E le tv del mondo prendono d’assalto i terrazzi di Tel Aviv

Mettete i padelloni sui vostri tetti. E non dimenticate le telecamere, i treppiedi, i microfoni, le luci, i monitor di servizio. Mettete un po’ di cerone sul volto. Fate un sorriso all’obiettivo. E preparatevi ad andare in diretta. E che diretta!

C’è un certo entusiasmo in questi giorni in molte redazioni delle grandi emittenti televisive del mondo. «La guerra Israele-Iran è sempre più vicina, dobbiamo stare pronti», è ormai la frase del momento. E così, in piena fase elettrizzante, decine di canali tv – a partire da Cnn, Abc, Cbs, Al Jazeera, Al Arabiya, Reuters e Associated Press – ecco, decine di canali tv sono pronti da giorni ad andare in diretta dal “fronte di guerra” israeliano.

Così pronti che, a Tel Aviv, è balzato alle stelle l’affitto di certi tetti e terrazzi, quelli dei palazzoni a più di dieci piani. Sì, proprio i tetti e i terrazzi. A scriverlo, a svelare quel che si andava passando di bocca in bocca nella città che non dorme mai, è stato il quotidiano economico “The Globes”. Le grandi emittenti vogliono avere un posto in prima fila nello scontro a suon di missili e bombe. Ovviamente in piena sicurezza per gl’inviati. Tanto che, secondo il giornale israeliano, «nei giorno scorsi alcuni produttori tv sono venuti a Tel Aviv per esaminare la rete delle comunicazioni via satellite e le misure di protezione in caso di attacco ravvicinato».

«Sarebbe illogico non prepararsi a seguire questa guerra», racconta un cronista straniero a “The Globes”. «Qui ogni giorno sentiamo il ministro israeliano della Difesa (Ehud Barak, nda) parlare apertamente di un conflitto armato imminente con l’Iran». La conferma di una maggiore domanda delle tv straniere arriva anche dalle parole di Hanani Rapoport, Ceo della Jcs, una società di produzione video che lavora per i media stranieri: «Continuiamo a ricevere le telefonate dei nostri clienti che cercano di assicurarsi che al momento giusto le loro telecamere siano in grado di trasmettere le immagini al resto del mondo».

Le tv occidentali sono quelle più agguerrite. «Non possono più permettersi di arrivare dopo le all news arabe, Al Jazeera e Al Arabiya», ci spiega un giornalista israeliano. «Soprattutto dopo il ritardo enorme visto nella copertura della “Primavera araba”». E alla memoria di molti riaffiora il 18 gennaio 1991. Alle 3 di notte (ora israeliana, alle 2 in Italia) i primi missili Scud lanciati da Saddam Hussein colpirono Tel Aviv, Haifa e Dimona (dove si trova il centro nucleare). Dopo poche ore di bombe volanti ne erano state esplose 43. In quell’occasione – ricorda il cronista israeliano – «la Cnn fece i salti mortali per mandare in diretta le esplosioni e una città, Tel Aviv, in fiamme in alcune zone». «Cable news network» fu la prima a mandare in onda quelle immagini. E lo fece dal terrazzo di una palazzina, affittato a peso d’oro.

© Leonard Berberi

I missili Scud su Tel Aviv – 18 gennaio 1991

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Flash da Israele / Tra consigli di cucina bulgara e problemi di trasporto per l’iPad

Sciopero personalizzato. I lavoratori portuali svedesi hanno annunciato che è nelle loro intenzioni avviare una settimana di boicottaggio delle navi e delle merci israeliane in risposta al violento blitz di lunedì mattina sulla Mavi Marmara. Lo ha comunicato un portavoce del sindacato di base del personale portuale della Svezia.

Divieto al contrario. Dopo i problemi di aprile, quando le autorità aeroportuali non facevano entrare nessun esemplare di iPad sul suolo israeliano, sembra che la situazione si sia rovesciata. Michael Hamelin s’è visto sequestrare – in via provvisoria – la sua tavoletta tecnologica mentre si stava imbarcando alla volta di Atlanta, Usa. Le autorità hanno spiegato che dovevano controllare l’aggeggio. Dopo una settimana circa, Hamelin ha ricevuto – via posta – il suo iPad. Nessun commento è stato rilasciato dai vertici aeroportuali.

Ritenta, sarai più fortunato. Il presidente israeliano Simon Peres ha preso atto della richiesta dell’autorità vietnamita che gli chiedeva di posticipare il suo viaggio istituzionale in Vietnam dopo gli incidenti alla nave pro-Gaza. Il capo dello Stato ebraico partirà per un tour nell’estremo Oriente. Prima tappa: la Corea del Sud. Con la richiesta di Hanoi, salta la prima visita di un’autorità israeliana dopo molti anni.

Il presidente israeliano Simon Peres

Mezzogiorno di cuoco. In un’intera pagina del quotidiano Ma’ariv compaiono le meraviglie culinarie della cucina bulgara. «Si tratta di una cucina semplice, ma anche di alta qualità – scrive il giornale -. Con ingredienti che si trovano in ogni casa e dove ci vuole poco tempo per la preparazione». Consigli del chef-giornalista: le polpette, torta di spinaci, tortini di caciocavallo.

Clima mondiale. Nonostante gli orari agevoli delle partite, molti israeliani avranno problemi a seguire le partite del campionato mondiale di calcio che si svolgeranno in Sudafrica dall’11 giugno. Per questo, le compagnie telefoniche dello Stato ebraico hanno pensato bene di offrire servizi speciali che consentono di vedere le sfide sportive attraverso il proprio cellulare. Purché si tratti di uno smartphone.

Due cuori, un destino. Un fine settimana finito male a Rishon Letzion, Israele. Con alcol che scorre a fiumi tra amici. E poca lucidità. È così che un uomo – sulla trentina – ha iniziato a violentare un’amica dopo averla ospitata a casa sua. Insieme ai due c’era un altro ragazzo: amico del primo, fidanzato della seconda. E quando ha iniziato a capire la situazione, si è avventato sul violentatore per salvare la sua ragazza. Ma il cane del padrone di casa gli è saltato addosso e ha iniziato ad azzannarlo. In mattinata, violentatore e cane hanno fatto la stessa fine: il primo in galera. Il secondo in canile.

Cittadini sub judice. Il giudice di una corte di giustizia egiziana ha chiesto al governo di considerare la possibilità di revoca della cittadinanza a quei cittadini che, sposandosi con un israeliano, possano essere ritenuti minacciosi per la sicurezza interna del paese africano. Non solo. La stessa corte ha ordinato al ministero dell’Interno del Cairo la compilazione – e consegna – di un dossier con tutti i nomi e cognomi dei cittadini egiziani sposati con israeliani. Ogni singolo caso – e matrimonio – verrà così esaminato e valutato.

(a cura di Leonard Berberi)

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