attualità

Un giorno a Gerusalemme

Un giorno a Gerusalemme. Da Ovest a Est. E viceversa. Il fotografo Spencer Platt è andato in giro per conto dell’agenzia Getty Images lungo le vie della Città Santa domenica 30 novembre 2014. Ha immortalato la vita nei quartieri dove vivono gli ebrei ultraortodossi, ha fatto un salto nella parte vecchia, poi si è soffermato in quella a maggioranza araba. Ecco il fotoreportage. (l.b.)

Immagine2 jerusalem Immagine20 Immagine18 Immagine16 Immagine15 Immagine12 Immagine7 Immagine4 Immagine3

Standard
attualità

Quel voto su Israele “Stato della nazione ebraica”

Le bandiere d'Israele e, in mezzo, il simbolo della Knesset, il parlamento (foto di Nati Shohat/Flash90)

Le bandiere d’Israele e, in mezzo, il simbolo della Knesset, il parlamento (foto di Nati Shohat/Flash90)

Le bozze sono tre. Tutte sostengono che «Israele è lo Stato della Nazione ebraica». Tutte, fanno notare in tanti, «non scrivono nemmeno una volta la parola “eguaglianza”». E anche se le differenze sono poche, in alcuni casi risultano fondamentali. Ma soltanto una di quelle bozze (scarica e leggi qui), alla fine, sarà messa al voto. Ed è quella proposta dal primo ministro stesso. Che ha deciso così di decidere la caratteristica base di un Paese e pure di andare all’ultima battaglia contro pezzi del suo governo che da giorni non nascondono l’insoddisfazione nei confronti del premier.

Si apre oggi una settimana importante per Israele. Per l’esecutivo di Benjamin Netanyahu. E per il futuro del Medio Oriente. Perché alla Knesset, il parlamento, arriveranno tre bozze – tra cui appunto quella del premier – che prevedono di aggiornare le Leggi fondamentali (è uno degli Stati senza Costituzione scritta).

Da sinistra: Gilad Erdan (ministro dell'Interno), Yuval Steinitz (ministro dell'Intelligence), Benjamin Netanyahu (primo ministro), Avichai Mandelblit (segretario del Gabinetto) e Yehuda Weinstein (procuratore generale) durante la riunione di governo di ieri, domenica 23 novembre 2014.  (foto di Ohad Zweigenberg/Pool/Flash90)

Da sinistra: Gilad Erdan (ministro dell’Interno), Yuval Steinitz (ministro dell’Intelligence), Benjamin Netanyahu (primo ministro), Avichai Mandelblit (segretario del Gabinetto) e Yehuda Weinstein (procuratore generale) durante la riunione di governo di ieri, domenica 23 novembre 2014 (foto di Ohad Zweigenberg/Pool/Flash90)

Un passaggio che ha già diviso il governo. «Una legge cattiva, voterò contro», ha minacciato Yair Lapid, ministro delle Finanze, leader di Yesh Atid e principale oppositore di Netanyahu. «Oggi nemmeno Menachem Begin (storico leader della destra israeliana, nda) si troverebbe a suo agio nel Likud (il partito del primo ministro, nda)». «Quella bozza è inaccettabile», ha aggiunto Tzipi Livni, ministro della Giustizia e al vertice del partito HaTnua. «Sono disposta anche ad essere cacciata per il mio voto contrario», ha detto a Canale 2.

Ma lui, Netanyahu, va avanti. Guarda alle primarie del suo partito. Cerca di rassicurare la destra del Paese. E ribatte a Lapid e Livni spiegando che «il carattere democratico di Israele è ben saldo e radicato». Quando però gli hanno fatto notare che nella bozza si accentua il carattere ebraico del Paese, il primo ministro ha aggiunto: «Vengono espresse delle riserve crescenti su questo aspetto sia dall’interno che dall’estero, dalla minoranza araba (il 20% della popolazione, nda) e da diverse ong. Per questa ragione è più mai necessaria una legge che da un lato garantisce a tutti i cittadini – ebrei e non, in quanto individui – pieni diritti, ma dall’altro stabilisce che il carattere nazionale d’Israele sarà solo e soltanto ebraico».

Tzipi Livni, ministro della Giustizia, e Yair Lapid, ministro delle Finanze durante una riunione dell'esecutivo: sono loro i principali oppositivo della bozza di legge di Netanyahu (foto di Uriel Sinai/Pool/Epa)

Tzipi Livni, ministro della Giustizia, e Yair Lapid, ministro delle Finanze durante una riunione dell’esecutivo: sono loro i principali oppositivo della bozza di legge di Netanyahu (foto di Uriel Sinai/Pool/Epa)

Ma cosa c’è scritto nella bozza sostenuta da Netanyahu? C’è scritto, subito all’inizio, che «il diritto all’auto-determinazione nazionale nello Stato d’Israele spetta soltanto al popolo ebraico». Ma stabilisce che è uno «Stato democratico, fondato sui principi di libertà, giustizia e pace, in accordo con la visione dei profeti israeliani».

E ancora. Viene stabilito che «la legge ebraica (quella religiosa, nda) servirà da ispirazione alla Knesset». Mentre le altre due bozze dei deputati Ze’ev Elkin (Likud), Yariv Levin (Likud) – Ayelet Shaked (Jewish Home) sono più «radicali»: prevedono che «la legge ebraica dovrà guidare sia il legislatore che i giudici», dando così più rilevanza alla religione.

Yariv Levin, deputato del Likud, il partito del premier Netanyahu e firmatario della bozza sulle nuove "Leggi fondamentali" d'Israele che prevedono una decisa virata verso l'ebraicità dello Stato (foto di Miriam Alster/Flash90)

Yariv Levin, deputato del Likud, il partito del premier Netanyahu e firmatario della bozza sulle nuove “Leggi fondamentali” d’Israele che prevedono una decisa virata verso l’ebraicità dello Stato (foto di Miriam Alster/Flash90)

Sulla lingua araba – considerata come «ufficiale» oggi – la bozza di Netanyahu non si pronuncia. Mentre quella di Elkin prevede di «declassarla» pur prevedendo una sua specificità. Altro capitolo è quello dei simboli. Nella versione di Netanyahu lo shabbat sarà stabilito come il giorno nazionale del riposo. E l’esecutivo lavorerà per rafforzare i suoi legami con le comunità ebraiche nel mondo. Soprattutto: per difendere i luoghi sacri entro i confini israeliani.

Mercoledì, dopodomani, la bozza arriverà in parlamento*. I 25 deputati «laici» di Yesh Atid e HaTnua (il governo ne ha 68 in tutto, la maggioranza è fissata a 61) dovranno decidere se votare contro o assentarsi. In ogni caso Netanyahu dovrà decidere se andare ancora avanti con loro o mandare tutti a elezioni anticipate.

© Leonard Berberi

*Aggiornamento delle 14.15 del 24 novembre 2014: Il voto è stato posticipato di una settimana. Netanyahu cerca di convincere ancora gli oppositori

Standard
attualità

Kosovo, simboli nazisti sulle tombe ebraiche

Nel cuore della notte, a cavallo tra il 29 e il 30 novembre, si sono messi a disegnare delle svastiche sopra le lapidi. Una, due, tre. Tanti segni di profanazione. E non su tombe qualsiasi, ma su quelle del cimitero ebraico – una novantina in tutto – del quartiere Velania di Pristina, la capitale del Kosovo. «Fuori gli ebrei», hanno aggiunto qua e là.

Il gesto – di per sé non nuovo qua e là per l’Europa – fa impressione nei Balcani. Tra la comunità albanese, soprattutto. Quella che, storicamente, può vantarsi di aver salvato tutti gli ebrei durante le persecuzioni nazifasciste.

I giornalisti dell’emittente albanese Top Channel (sotto il video) hanno intervistato alcuni testimoni oculari che avrebbero assistito al blitz. Dicono che a compiere il gesto son stati dei forestieri, «gente mai vista prima».

La polizia, intanto, indaga. Le autorità americane chiedono di fare piena luce sul caso. L’Ocse condanna il gesto. E la popolazione kosovara si chiede se il gesto non sia l’ennesima provocazione della minoranza serba.

© Leonard Berberi

Standard
tecnologia

L’angolo dei giochi (ebraici)

Difendi il tuo tempio (ebraico). Uccidi gli assalitori (musulmani?). Guadagna tanti shekels per restaurare l’edificio religioso. È il senso di un videogioco su Internet della Armor Games – “Defend your Temple” – che mi segnala il fotografo Simone Giovanni Colombo, prima di partire per un viaggio di lavoro che da Istanbul lo porterà a Teheran. Qualsiasi giudizio sul gioco meglio lasciarlo ai lettori. (l.b.)

Standard
attualità

Lo studio: Adolf Hitler aveva radici ebraiche

Adolf Hitler (GettyImages)

Un po’ nordafricano. Un po’ ebreo. Ma questo non è bastato a fermarlo. Anzi, nel primo caso di consanguinei ne ha uccisi migliaia. Nel secondo, milioni.

A volte ritornano. E questa volta con anche una sorpresa. Adolf Hitler, il dittatore nazista che ha quasi cancellato dalla faccia della Terra gli ebrei, ecco Hitler sarebbe, in parte, anche lui un ebreo. O meglio: avrebbe geni che si riscontrano soltanto in alcune popolazioni. Tra cui quella giudaica.

La scoperta, scrive il giornale britannico “Telegraph” riprendendo l’articolo pubblicato sulla rivista belga Knack, si deve al giornalista belga Jean-Paul Mulders e allo storico Marc Vermeeren convinti di avere individuato le tracce del codice genetico di Hitler che lo collegano all’ebraismo. Il tutto, dopo aver studiato la saliva di trentanove persone con un legame di parentela con il Fuhrer.

Secondo il dossier il test del Dna sui campioni di saliva ha individuato un cromosoma – chiamato Haplogroup E1b1b1 – che si trova raramente in Europa occidentale. Ma che – secondo i due studiosi – è molto comune nell’Africa settentrionale (tra i berberi del Marocco, Tunisia, Algeria e i somali) e tra gli ebrei sefarditi e ashkenaziti.

Facile, se non scontato, il commento del giornalista-ricercatore Mulders: «Partendo da quello che abbiamo scoperto, possiamo concludere che Hitler era parente della popolazione che ha tentato di sterminare».

Leonard Berberi

Standard
attualità

Libano, l’ex ministro: “Tifo Germania perché odiavano gli ebrei e li hanno bruciati”

L'ex ministro libanese Wahhab e le dichiarazioni di fuoco su Israele

Dal Libano suonano due campanelli d’allarme. Il primo, per i soldati della missione UNIFIL che si trovano a fare da cuscinetto tra Gerusalemme e Beirut. Il secondo, proprio per gl’israeliani: i movimenti di truppe Hezbollah verso sud, al confine con lo Stato ebraico hanno iniziato a preoccupare i vertici militari. E le frasi che arrivano dalle tv locali non aiutano a calmare le acque.

A confermare quanto la situazione si sia fatta pericolosa ci ha pensato Wiam Wahhab, ex ministro libanese, ora nella veste di opinionista tv e – suggerisce più d’uno – una sorta di messaggero dei militanti di Hezbollah. Durante una trasmissione dell’emittente tv “Al-Jadid”, Wahhab con i suoi soliti giri di parole ha avvertito la missione delle Nazioni Unite e fatto dichiarazioni pesanti contro Israele.

Guarda il video (fonte: Memri Tv)

«L’Onu pensa davvero di fare i comodi di Stati Uniti e Israele, di usare il tribunale internazionale contro il nostro Paese senza che noi muoviamo un dito?», ha attaccato l’ex ministro. «Davvero pensate che le cose possano rimanere uguali, dal fiume Litani fino a sud, mentre il Paese va a fuoco e la gente combatte una guerra civile?».

Il conduttore lo interrompe. Gli chiede se una mossa del Tribunale internazionale contro Beirut potrebbe mettere in pericolo le truppe UNIFIL. «È possibile», risponde Wahhab. «Non che sia io a compiere questi attacchi – precisa –, ma a mio avviso l’UNIFIL sarà in pericolo».

Poi l’attacco, finale, a Israele. Che parte, però, da una domanda sulle simpatie calcistiche ai mondiali di calcio in Sudafrica. «Tifo Brasile nel calcio, ma simpatizzo per la Germania in campo politico». «Mi piacciono i tedeschi – ha continuato Wahhab – perché odiano gli Ebrei e li hanno bruciati». Segue risata fragorosa. Del politico. E del conduttore.

Leonard Berberi

Standard