attualità

Israele, record di turisti nel 2010. A batterlo è stato un religioso brasiliano

Quand’è arrivato erano tutti lì ad aspettarlo. C’era uno striscione, un sacco di addetti all’ufficio turistico nazionale e addirittura il ministro del Turismo. Per non parlare di fotografi, telecamere e microfoni. Solo che l’ospite eccellente non sapeva di esserlo. E quando è sceso ha dovuto faticare non poco per capire – e farsi convincere – che tutti quei personaggi sconosciuti erano lì soltanto per lui.

Il fortunato è un prete brasiliano partito da San Paolo e arrivato all’aeroporto internazionale “Ben Gurion” di Tel Aviv. Un uomo festeggiato per non aver fatto nulla. Se non per esser stato registrato come il visitatore numero 3.000.001, battendo così il record di turisti che hanno visitato lo Stato ebraico nel giro di un anno.

Al religioso – che faceva parte di una comitiva di evangelisti – sono stati donati una menorah e, cosa più sostanziosa, sei giorni di vacanza in Israele da spendere nel 2011. Ovviamente gratis.

Il ministro del Turismo, Stas Misezhnikov, ha stimato che alla fine di quest’anno, i turisti avranno superato quota 3,4 milioni. Quasi settecentomila in più rispetto al 2009 e quattrocentomila più di due anni fa.

Leonard Berberi

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reportage

Un giorno con la sposa siriana

Dovrebbe essere un giorno di festa. La musica dovrebbe dire a tutto il villaggio che una donna si unisce in matrimonio a un uomo. Le lacrime, poi, dovrebbero diventare il simbolo della vita che passa, dei figli che crescono e della nascita di una nuova coppia. C’è tutto questo. Ma, visto il contesto in cui il matrimonio si svolge – il confine Israele-Siria – il giorno di festa, la musica, le lacrime sintetizzano il dramma di decine di migliaia di persone che vivono nel territorio conteso del Golan.

La scorsa settimana questo blog ha parlato di due ragazzi che dallo stesso pezzo di terra vanno in Siria a rifarsi una vita. Per non tornare mai più. Così come loro, lo stesso discorso vale anche per le spose. Una volta unite in matrimonio a un siriano e una volta oltrepassato il confine – controllato dalle Nazioni Unite – diventano cittadine dello Stato “nemico” (per Israele). La storia delle spose siriane è stata raccontata in modo magistrale da Eran Riklis nel lungometraggio “The Syrian Bride“. In questo video fotografico vedrete le istantanee di un’altra sposa siriana. Una sposa vera, questa volta. (l.b.)

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tecnologia

Campagna acquisti di Google in Israele

Il logo di Lab Pixies, la factory tecnologica israeliana acquistata da Google

Ora Google guarda a Israele. Non per vendere – non solo per quello, almeno -, ma per fare acquisti. Perché la vera, grande sfida di oggi – e dei prossimi anni – sarà quella delle applicazioni per smartphone. Con l’azienda di Cupertino – Apple – che produce soldi grazie a iPhone, iPad e applicazioni affini, o Google si muove o soccombe.

Ecco spiegato il recente acquisto da 25 milioni di dollari. Si chiama Lab Pixies, è israeliana ed è un’azienda-laboratorio. Si occupa della creazione e dello sviluppo di applicazioni – calcolatrici, giochi, calendari e piattaforme Internet personalizzate come iGoogle – per lo smartphone Android, l’anti-iPhone. Ma anche per lo stesso iPhone (almeno fino a oggi), per Facebook, Yahoo, Orkut, MySpace, Hi5, ecc.

“L’acquisizione di Lab Pixies è importantissima per il nostro gruppo perché più di tutte ha sviluppato le tecnologie basate sul sistema web-clouding”, hanno detto dal quartier generale locale della grande G in quel di Tel Aviv. Il clouding – scommettono gli esperti di Internet – sarà l’unica via percorribile del web da qui a dieci anni. Chi trova, sviluppa e offre meglio questo tipo di tecnologia avrà il dominio del Web.

Piccola nota di chiusura. La Lab Pixies ha investito in totale – da quando esiste – qualcosa come due milioni di dollari. E’ stata venduta a 25. Una cosa è certa: è stato un grande affare per i vecchi proprietari.

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attualità, politica

“Uno dei leader più importanti”

Umberto Bossi, della Lega Nord, sull'home page del sito del quotidiano israeliano Ma'ariv

Umberto Bossi? “Uno dei leader politici più importanti d’Italia”. Non è un titolo della “Padania”, il quotidiano leghista. Ma un lungo – e articolato – pezzo uscito su Ma’ariv. Un quotidiano israeliano. Che, tra le tante cose, racconta come il Senatùr sia diventato “uno dei principali sostenitori dello stato israeliano”. “Il rivoluzionario è un nostro amico”, scrive il giornale.

Perchè Bossi piace fin lassù? Semplice: “perchè è pragmatico, perchè capisce le esigenze di un paese, perchè è passato dalla violenza politica al buongoverno”. E perchè, scrive Ma’ariv, ha due punti in suo favore. Primo: l’inno della Lega Nord è il Nabucco di Giuseppe Verdi, cioè “la canzone degli schiavi ebrei”. Secondo: perché i genitori della moglie hanno salvato molti ebrei durante la persecuzione nazista.

Poi il tocco finale, uno di quelli che fanno piangere il popolo di Gerusalemme: “Nonostante tutte le tragedie, gli ebrei non hanno mai perso la loro identità – ha detto Bossi ai quotidiani israeliani -. E nonostante le varie cacciate e persecuzioni, alla fine lo Stato d’Israele è riuscito a portarli tutti nella loro casa e a conservare intatta la propria cultura”.

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