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Internet, abbiamo un problema. Anzi due

Ora la patata – bollente – passa al Ministero delle comunicazioni. Il quale, nel giro di pochi giorni, dovrà decidere cosa fare. L’accusa è di quelle pesanti: secondo uno studio indipendente, due operatori internet su tre (Internet service providers, ndr) “manipolano e, spesso, riducono intenzionalmente il traffico del peer-to-peer (P2P)” dei loro clienti israeliani.

Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e gli internauti stanno inondando i blog e i forum di petizioni, denunce e accuse. “Così limitano la nostra libertà di navigazione”, scrivono in massa.

Che ci fosse qualcosa di strano lo si era notato già nel 2007, quando il quotidiano Yedioth Ahronoth aveva scoperto che gli Isp intervenivano sul traffico web e sulla velocità. Dopo nemmeno 24 ore dalla pubblicazione dell’articolo, il P2P aveva ripreso a funzionare come dovrebbe.

Secondo il dossier, i due Isp sott’accusa, Netvision e Zahav, “usano un meccanismo di riduzione del flusso d’informazioni” chiamato “Traffic shaping”. Scagionato, ma solo perché “in assenza di prove”, il terzo operatore, Bezeq International.

E i “colpevoli” cosa rispondono? Frasi di circostanza (“Stiamo lavorando per offrire il migliore servizio possibile ai nostri clienti”, Netvision) oppure smentite secche (“Non blocchiamo l’accesso e non interferiamo sul traffico di file sharing in nessun modo”, Zahav). Ora tocca al Ministero delle comunicazioni.

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