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Il rabbino: “Meglio pregare in moschea che in una stanza”

Piuttosto che una stanza, un garage o un angolo anonimo di un aeroporto meglio la moschea. Tanto Dio, pardon, Jahwe, non è che si faccia tanti problemi. Quel che conta, del gesto, è il significato che gli viene dato. Firmato: Rabbino Efrati.

E allora. Il tabù, se di questo si può parlare, è caduto con una semplice frase buttata sul web in risposta a un quesito teologico. Sul sito “Kipa” un utente-pendolare, ebreo praticante, scrive: «La maggior parte delle volte il volo è la mattina presto, ma nonostante abbia tutto il necessario non sempre ho il tempo di finire la preghiera». «Quando decido di pregare in aeroporto – continua il fedele – non riesco a dedicare il massimo del mio spirito a Dio: il posto spesso è scomodo e gli sguardi dei passeggeri mi distraggono. Che fare?».

La risposta, arrivata nel giro di pochi giorni, l’ha data il rabbino Baruch Efrati. «Alcuni scali europei e asiatici hanno al loro interno delle vere e proprie moschee», scrive il religioso. «Sono luoghi di solito vuoti e buoni per recarsi e pregare».

Certo, non è la soluzione perfetta, «ma sono sempre meglio di altri luoghi provvisori», aggiunge il rabbino. Del resto «agli ebrei non è proibito pregare in una moschea (a parte per quelli che appartengono alla dottrina Ran)». Attenzione, però: gli ebrei possono rivolgersi a Dio da una moschea, ma non da una chiesa cristiana. Quest’ultima sì che è vietata.

Leonard Berberi

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A Gaza è caccia alle streghe. Hamas: “Fermate 150 donne”

(foto di Marius Arnesen)

In Hamastan è caccia alle «streghe». Streghe vere, secondo i miliziani musulmani che comandano nella Striscia di Gaza. Nel 2010 – informano i dirigenti di Hamas – sono state 150 le donne fermate perché ritenute colpevoli di aver fatto ricorso a sortilegi di vario genere. «Le attività di queste donne – hanno detto – rappresentano un vero pericolo sociale e rischiano di disgregare le famiglie, di provocare divorzi e di causare sperperi di denaro».

Proprio per questo, Hamas ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro le «streghe» attraverso grandi cartelli affissi nei pressi delle moschee, delle università e negli uffici pubblici frequentati da donne. Anche se non si fermano gli episodi di violenza. L’ultimo risale allo scorso 18 agosto. Quando, nel centro di Gaza, viene uccisa a colpi di arma da fuoco Jabryieh Abu Ghanas, 62 anni, accusata di aver provocato «sortilegi» e di aver prodotto e venduto «bambole voodoo».

L’assassinio aveva destato grande allarme nelle organizzazioni palestinesi di difesa dei diritti civili, al-Mezan e Pchr-Gaza. Ed è anche per questo che, per ora, sulle donne sospettate di praticare la stregoneria i militanti di Hamas non starebbero usando particolare violenza. Le «streghe» sono però obbligate a sottoscrivere un impegno nel quale dichiarano di abbandonare per sempre le loro pratiche, ritenute incompatibili con l’Islam.

Leonard Berberi

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Le nuove offerte israeliane: una pecora in regalo per ogni elettrodomestico acquistato

“Qui ci vuole un’idea forte”, avrà pensato il venditore arabo-israeliano. Del resto, frasi ad effetto come “Prendi 3 paghi 2” oppure “Sconti del 70%” ormai sembrano aver esaurito – scusate il bisticcio di parole – il loro effetto. Soprattutto di questi tempi, con una crisi economica che non riesce a vedere la fine.

Ed ecco allora che questo commerciante s’inventa una nuova formula di vendita. Approfittando anche della festa islamica dell’Eid al-Adha. Compri una tv? Un frigorifero? Una lavatrice? Un impianto stereo? Bene, in regalo avrai una pecora. Sì una pecora, un animale. Viva, ovviamente. Ché quelle morte al mercato non è che costino granchè.

Pare che qualcuno si sia pure divertito. E che qualcun’altro sia andato a comprare l’elettrodomestico in quel negozio solo per vedere se davvero gli avrebbero regalato una pecora. Cosa che, ovviamente, è successa come da copione. Sotto gli occhi divertiti dei bambini. E delle telecamere. Che, in questo video, hanno filmato la strana offerta del negozio di elettronica israeliano. Offerta bloccata dopo qualche giorno dall’Istituto nazionale di veterinaria. Troppi i rischi di dare in giro animali malati e non controllati. (leonard berberi)

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E ora dai tunnel di Gaza passano pure le mucche e le capre

Avevano visto passare di tutto. Pezzi di macchine, autoveicoli interi, impianti stereo, televisori ultrapiatti, cibo in scatola. Ma questa cosa non l’avevano nemmeno immaginata. Eppure, soprattutto nell’ultima settimana, è stata la merce più contrabbandata.

Dai tunnel che collegano la Striscia di Gaza all’Egitto ora sono passate anche le mucche. E le pecore. E i cammelli. Tutti richiesti per la macellazione, com’è nella tradizione della festa islamica dell’Eid al-Adha.

I cronisti di Bbc Arabic hanno seguito i commercianti sotterranei (vedi il video in fondo, nda). Hanno filmato le bestie passare da una parte all’altra della frontiera. Hanno immortalato i loro sguardi smarriti mentre salivano alla luce dei neon (di Gaza) con delle specie di ascensori.

Non sempre tutti gli animali sono arrivati sani e salvi. Qualcuno ormai non respirava più. Così l’hanno dovuto trascinare fino al mercatino locale. Tanto il finale non sarebbe comunque cambiato. Ad attenderli ci sarebbe stata sempre la macellazione.

Leonard Berberi

Guarda il video di Bbc Arabic channel

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Israele, preoccupa il fenomeno delle spose minorenni

(foto di Rina Castelnuovo)

Non si tratta di vere e proprie spose-bambine. Ma quasi. Diciamo pure che queste sono un po’ più grandicelle. Ma pur sempre minorenni. «Sapevo che avrei divorziato il giorno stesso in cui mi sono sposata. Non volevo avere un marito a quell’età, e nemmeno dei figli. Volevo solo vivere la mia vita di adolescente».

Hanna oggi ha 41 anni. S’è sposata nel 1985, quando aveva sedici anni, per volere dei genitori, originari della Georgia. È rimasta sposata con quell’uomo per alcuni anni. Giusto il tempo di fare dei figli. E soprattutto: di crescerli. «Non volevo assolutamente invecchiare con lui – racconta allo Yedioth Ahronoth –, ma avevo bisogno di garantire ai miei piccoli la figura paterna. Per loro, e per il matrimonio, ho rinunciato alla leva (due anni per le donne, nda), ai divertimenti tipici dell’età».

Una volta che i figli sono cresciuti, Hanna ha preso la sua decisione: «Non ho esitato a lasciare quell’uomo. Ho frequentato l’università, ho preso un master. Ma so che ho perso i migliori anni della mia esistenza».

Quello delle spose sedicenni è un fenomeno che – in Israele – inizia a preoccupare le autorità. Si tratta soprattutto di ragazze arabo-israeliane e beduine. Ma non mancano nemmeno quelle di religione ebraica. Come Hanna.

Eppure la legge sul matrimonio – del 1950 – è chiara: i minori si possono sposare solo dai 17 anni in su. Al di sotto si commette reato. Stando all’Ufficio centrale di statistica, però, nel 2008 c’erano 636 ragazzine sposate con non più di sedici anni (la maggior parte aveva celebrato il matrimonio tra il 2005 e il 2007, ma l’avevano registrato al ministero dell’Interno mesi dopo). Quelle di 17 anni erano 1.455 e quelle appena maggiorenni 2.519.

Uno studio del “Centro Rackman per l’avanzamento dello status delle donne” ha calcolato che il numero delle ragazze musulmane sposate al di sotto dei 18 anni è il doppio di quelle di religione ebraica. Nella fascia 16-17 anni il differenziale è addirittura il quadruplo. Nel 2008 poi su 1.665 ragazze (nella fascia 14-18 anni) che hanno partorito ben il 77% era musulmana.

Leonard Berberi

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All’università di Gaza il velo per le ragazze diventa obbligatorio

Mentre a Sharm si discute, a Gaza si agisce. E nel più totale silenzio, i vertici dell’Università Al-Azhar di Gaza City, il cuore politico di Hamas, avrebbero deciso di obbligare tutte le studentesse ad indossare l’hijab, il velo che copre la testa. Obbligo che, per la prima volta, riguarderebbe anche le ragazze di religione diversa da quella musulmana. E’ quanto scrive il quotidiano arabo Elaph.

Lo stesso giornale ha anche scritto che l’amministrazione di ateneo avrebbe chiesto alle universitarie che si stavano avvicinando alla laurea di farsi fare le fototessere solo con indosso il velo.

Dall’università, però, è arrivata una smentita. «Quella del velo è una consolidata abitudine per le ragazze musulmane, e non solo, che va avanti da diciotto anni», ha replicato Musa Maruf, a capo dell’ufficio di accettazione e registrazione. «La nostra università non fa problemi a chi dovesse presentarsi senza hijab in testa, tant’è vero che qualche ragazza frequenta i corsi con il capo scoperto».

(foto Afp)

Ma Minas Abdel Be’eri, intervistata dal quotidiano on line con sede a Londra, ha rivelato il contrario. Musulmana di religione e una laurea in Commercio, Minas ha raccontato che «le studentesse che non indossano l’hijab sono perseguitate dai docenti». «Quando andavo in classe senza il velo – ha raccontato Minas – il docente mi cacciava dall’aula. I più cattivi erano i professori che davano lezioni sulla fede e sul Corano». Così, quando vi era costretta, indossava il velo. Oppure non si presentava a lezione. «I miei amici mi passavano le lezioni via Facebook o via mail».

Una scelta che non tutte le colleghe di Minas Abdel Be’eri condividono. «Chi entra in un luogo come l’università deve obbedire alle sue regole, a partire da quelle sull’abbigliamento», ha spiegato Islam Shema, una studentessa di matematica. «Chi volesse esercitare la sua libertà dovrebbe farlo fuori dall’ateneo. Eppoi non capisco questo odio nei confronti del velo: ci nasconde dai ragazzi molesti e ci evita problemi».

Leonard Berberi

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La minaccia dell’imam via tv: “Conquisteremo l’Italia”

Nel bel mezzo del suo solito, quotidiano, sermone e in una giornata molto calda (18 agosto scorso) il muftì Salem Abu Al-Futuh ha deciso di metterci dentro anche l’Italia. E dagli schermi della tv religiosa egiziana Al-Nas Tv ha lanciato i suoi strali contro il nostro paese e l’Europa (qui il video).

«Conquisteremo l’Italia», ha detto-promesso-minacciato Abu Al-Futuh. «Per Allah, noi conquisteremo l’Italia e poi il resto dell’Europa. L’Islam pervaderà tutta l’area». Il religioso non si lascia sfuggire nemmeno il resto del mondo. E dopo essersi fatto una domanda («Vi chiederete: anche l’America conquisteremo?»), si dà pure la risposta: «Sì, conquisteremo anche l’America. Da nord a sud. Entreremo in tutti questi paesi e la gente aderirà in massa all’Islam».

Al-Futuh deve avercela con l’Italia. Perché, come fanno notare gli osservatori del Memri (Middle East Media Research Institute), «in quasi tutti i suoi sermoni via web cita l’Italia». La novità, adesso, sta nel fatto che dal web c’è stato il salto alla tv. Una emittente, Al-Nas Tv, con una programmazione tutta religiosa, dove i grandi muftì (conosciuti e non) indottrinano i telespettatori. Tra una pubblicità di suonerie (anche loro religiose) e l’altra.

Leonard Berberi

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