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Ecco iGaza, la prima applicazione per iPhone sulla Striscia

La controffensiva – o resistenza, a seconda dei punti di vista – si fa anche così, con un semplice telefonino. Ne è convinto l’inglese Gary McFarlane che ha creato la prima applicazione per smartphone dedicata alla Palestina. Si chiama iGaza, si scarica gratuitamente da iTunes e una volta installata apre una finestra aggiornata in modo costante sulla Cisgiordania e soprattutto su quello che succede nella Striscia. (continua…)

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E ora un’applicazione ti tiene aggiornato sugl’insediamenti ebraici in Cisgiordania

A vederla così, sulla mappa, sembra la nazione dei Puffi. Ma solo per via del colore delle casette. Perché nella realtà l’applicazione per l’iPhone – “Facts on the Ground” – è uno strumento di monitoraggio degl’insediamenti israeliani sul suolo palestinese. Con tanto di dati aggiornati.


(Falafel Cafè)

Il tutto – come abbiamo già scritto qualche giorno fa – è stato messo a punto dall’organizzazione statunitense “Americans for Peace Now” (Apn). Che oltre a offrire l’applicazione gratuitamente (la puoi scaricare qui), cura anche una pagina web con la stessa cartina e gli stessi dati per quelli che non possiedono l’iPhone.

Un’idea che però in Israele non è piaciuta molto. Soprattutto per quella presentazione forse politicamente scottante: «Facts on the Ground è un centro di monitoraggio continuo sull’espansione degl’insediamenti in Giudea e Samaria». E anche per le dichiarazioni del presidente dell’Apn, Debra DeLee. «Questa nuova applicazione mostra – senza filtri – le conseguenze che provocano gl’insediamenti costruiti in Cisgiordania», ha detto DeLee.

Nell’app per iPhone, gl’insediamenti ebraici sono mostrati come tante piccole casette blu su una cartina di Google Maps. Cliccando su ognuna delle casette si ricavano alcune informazioni su quell’insediamento: il nome, l’anno di costruzione, la popolazione, l’ideologia della maggioranza della popolazione che vi abita, il tipo di abitanti (ultraortodossi o secolarizzati), quanta terra è stata «sottratta» ai palestinesi e un grafico che mostra l’andamento anagrafico negli anni.

L’applicazione è disponibile in inglese sia per l’iPhone che per l’iPad. Presto sarà compatibile anche con il sistema operativo Android e anche in lingua ebraica.

© Leonard Berberi

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Indietro tutta del meteo di Yahoo: ora Gerusalemme è una città unica e indivisibile

Gerusalemme "riunificata" (Falafel Cafè)

Strappi improvvisi e passi indietro. Il meteo dell’iPhone come la politica mediorientale? A vedere gli ultimi – silenziosi – aggiornamenti, pare proprio di sì. Perché dopo la comparsa della doppia opzione per la città di Gerusalemme (Est e Ovest) sul meteo curato da Yahoo! per il melafonino, tempo qualche settimana e la capitale è stata riunificata. O meglio: l’unica opzione offerta è quella di “Gerusalemme”.

Certo, a voler essere precisi, bisognerebbe scrivere che chi aveva deciso, ai tempi, di scegliere entrambe le opzioni, oggi si ritroverebbe con “Jerusalem” al posto di “West Jerusalem”, mentre “East Jerusalem” (la parte araba) resterebbe tale e quale. La foto, qui sotto, lo dimostra.

Residuati della decisione di dividere la città: nella vecchia opzione, resiste ancora Gerusalemme Est (Falafel Cafè)

Da Yahoo! non hanno mai fornito spiegazioni della divisione della città. E non ne forniscono ora, dopo averla riunificata. Ma resta il dubbio che le pressioni israeliane e l’invito ebraico a boicottare la società con il punto esclamativo possano aver raggiunto il loro scopo: costringere alla retromarcia Yahoo!.

Leonard Berberi

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Il meteo di Yahoo divide in due la città di Gerusalemme

Gerusalemme divisa. Almeno per il meteo di Yahoo (foto: Falafel Cafè)

Tempo di scelte politiche anche per la tecnologia. È finito il periodo dei «non allineati». E questo vale anche per le applicazioni dell’iPhone. Chiedere a Yahoo per informazioni. Negli ultimi giorni il motore di ricerca statunitense – che cura anche il meteo per il telefonino della Apple – ha rimosso Gerusalemme dall’elenco delle città.

La Città Santa è considerata la capitale dello Stato ebraico, ma a livello internazionale resta ancora una città contesa. E lo dimostra anche il fatto che le ambasciate delle cancellerie estere si trovano tutte a Tel Aviv.

Via Gerusalemme unica e indivisibile. Al suo posto, Yahoo ha inserito un’opzione politicamente insidiosa: Gerusalemme Est e Gerusalemme Ovest. La temperatura e il tempo sono gli stessi. La foto sta lì a dimostrarlo. Ma il cambio – almeno a leggere i commenti degli internauti ebrei – rischia di trasformarsi in un boomerang commerciale.

Leonard Berberi

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La Casta politica di Gerusalemme si regala l’iPad. Con i soldi dei contribuenti

Quando si trattava di vietarne l’ingresso sul suolo israeliano, nessuno ha fiatato. Nessuno ha avuto qualcosa in contrario da dire. Del tipo: “Così bloccate il naturale progresso della tecnologia”. Ma ora, dopo che un gruppettino di parlamentari della Knesset (il parlamento israeliano) ha deciso che la nuova meraviglia tecnologica – l’iPad – sarà considerata a tutti gli effetti un pc, tutti ne son stati contenti. Perché in questo modo potranno comprarselo anche loro. Ma con i soldi di chi paga le tasse.

Ogni anno, un deputato di Gerusalemme riceve circa 14.500 euro all’anno per coprire le spese di gestione del proprio ufficio parlamentare e per ripagarsi le pubbliche relazioni. Se, invece, decide solo di ricorrere alla parte delle pr, allora ha un massimo di 10.400 euro.

All’interno di questa voce, ai deputati è consentito comprare fino ad un massimo di 3 pc. Per non parlare dell’iPhone (rientra nella voce “telefonia”), palmari, tv da 26 pollici, lettori dvd, telecamere e macchine fotografiche digitali, ecc. Da oggi, è compreso anche l’iPad. Che, in questo modo, i politici potranno comprarsi con le tasse dei cittadini e senza obbligo di restituzione a fine mandato.

La Casta parlamentare, insomma, non è solo un vizio italiano.

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Campagna acquisti di Google in Israele

Il logo di Lab Pixies, la factory tecnologica israeliana acquistata da Google

Ora Google guarda a Israele. Non per vendere – non solo per quello, almeno -, ma per fare acquisti. Perché la vera, grande sfida di oggi – e dei prossimi anni – sarà quella delle applicazioni per smartphone. Con l’azienda di Cupertino – Apple – che produce soldi grazie a iPhone, iPad e applicazioni affini, o Google si muove o soccombe.

Ecco spiegato il recente acquisto da 25 milioni di dollari. Si chiama Lab Pixies, è israeliana ed è un’azienda-laboratorio. Si occupa della creazione e dello sviluppo di applicazioni – calcolatrici, giochi, calendari e piattaforme Internet personalizzate come iGoogle – per lo smartphone Android, l’anti-iPhone. Ma anche per lo stesso iPhone (almeno fino a oggi), per Facebook, Yahoo, Orkut, MySpace, Hi5, ecc.

“L’acquisizione di Lab Pixies è importantissima per il nostro gruppo perché più di tutte ha sviluppato le tecnologie basate sul sistema web-clouding”, hanno detto dal quartier generale locale della grande G in quel di Tel Aviv. Il clouding – scommettono gli esperti di Internet – sarà l’unica via percorribile del web da qui a dieci anni. Chi trova, sviluppa e offre meglio questo tipo di tecnologia avrà il dominio del Web.

Piccola nota di chiusura. La Lab Pixies ha investito in totale – da quando esiste – qualcosa come due milioni di dollari. E’ stata venduta a 25. Una cosa è certa: è stato un grande affare per i vecchi proprietari.

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Israele, il governo toglie il divieto sull’iPad

Un modello di iPad, destinato secondo la Apple a rivoluzionare la vita di tutti noi (foto Ap)

Dopo un tira e molla che non finiva più, è arrivato l’ok all’ingresso dell’iPad, il nuovo dispositivo della Apple, anche sul suolo israeliano. A fare le spese di un blocco deciso dalle autorità di pubblica sicurezza di Gerusalemme sono stati quegl’israeliani che erano andati negli Usa proprio per comprare il nuovo aggeggio di Steve Jobs. In tutto una ventina di dispositivi sequestrati e trattenuti in dogana.

“L’iPad riceve il visto che si dà agli immigrati in carne e ossa”, scrive ironico il quotidiano on line Ynet. E comunque. Il ministero delle Comunicazioni ha dato disposizione alle autorità di frontiera di accettare i nuovi aggeggi sul suolo nazionale. Per una settimana e mezza bloccati perché secondo i tecnici del ministero il dispositivo wi-fi era tarato su quello Usa e non su quello israeliano e quindi poteva interferire nel sistema di comunicazioni militari d’Israele.

Successivi test, effettuati in piena notte, avevano però dimostrato come l’iPad fosse in grado di impostare – automaticamente – le sue frequenze wi-fi a seconda del paese in cui si trovava. Ora l’unica restrizione resta sul numero: ogni passeggero che entra sul suolo israeliano non può portare con sè più di un iPad.

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