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Le miss di due Paesi in guerra e quel selfie finito sotto accusa

Lo scatto delle polemiche. Da sinistra: Doron Matalon (miss Israele), Saly Greige (miss Libano), Urška Bračko (miss Slovenia), Keiko Tsuji (miss Giappone) [via Instagram]

Lo scatto delle polemiche. Da sinistra: Doron Matalon (miss Israele), Saly Greige (miss Libano), Urška Bračko (miss Slovenia), Keiko Tsuji (miss Giappone) [via Instagram]

L’una, Saly Greige (miss Libano), dice che è stato un agguato. Ché, nella realtà, lei è sempre stata attenta a evitare ogni contatto come la legge impone. L’altra, Doron Matalon (miss Israele), si rammarica. Invita a tenere fuori qualsiasi ostilità. Loro – le rispettive popolazioni che da casa assistono alla scena – commentano e scrivono e suggeriscono e inondano i social media di parole e sentenze già scritte. Perché in quel pezzo di mondo di sangue ne scorre, ma non proprio buono.

Se non fosse per il fatto che stiamo a parlare di Medio Oriente, se non fosse per la tempistica – nello stesso giorno in cui un raid via elicottero decapita una parte dei vertici del nemico –, ecco, se non fosse per tutto questo ci si potrebbe pure fare una risata. Ma non è così. Perché lo scatto delle polemiche – meglio: un autoscatto – caricato su Instagram ha tirato fuori le rivalità, le divisioni e l’astio tra due popoli che vivono a un passo uno dall’altro.

Saly Greige, lo scorso ottobre, premiata come la più bella del Lbano (foto di Anwar Amro/Afp/Getty Images)

Saly Greige, lo scorso ottobre, premiata come la più bella del Lbano (foto di Anwar Amro/Afp/Getty Images)

Mettete i selfie nei vostri cannoni. E allora. Succede che a Miami c’è Miss Universo. Le ragazze più belle del mondo sono arrivate negli Stati Uniti e tra queste spunterà la più notevole di tutte. In un momento – uno dei tanti – di relax, alcune ragazze stanno parlando tra loro. Sostiene la libanese, 25 anni, laureata in Ingegneri: «Eravamo io, miss Giappone e miss Slovenia». A quel punto – è sempre la libanese a parlare – «miss Israele si è avvicinata di scatto, ha fatto un selfie con noi e ha caricato la foto sui suoi profili sui social media».

Lo scatto – pubblicato sull’account Instagram proprio da Doron Matalon – non lascia molto spazio alle interpretazioni. Ci sono lei, poi la libanese – che sorride, questo sì, sorride, non si capisce bene se sorpresa o è un vero sorriso –, quindi le colleghe slovena e giapponese. Lo stesso scatto si trova anche nel profilo di Saly Greige. Ma in questo account miss Israele è stata tagliata.

Lo stesso scatto di sopra come appare sul profilo Instagram di miss Libano: la collega israeliana è stata tagliata

Lo stesso scatto di sopra come appare sul profilo Instagram di miss Libano: la collega israeliana è stata tagliata

Una libanese con un’israeliana? Apriti cielo. «Ritiriamo la nostra concorrente da Miss Universo», attaccano da Beirut a Tripoli. «La legge dello Stato vieta qualsiasi contatto con il nemico israeliano», aggiungono altri. «Togliamole la fascia di più bella del nostro Paese», suggeriscono altri ancora. La polemica monta. La rabbia araba pure. E così, poco tempo dopo, la stessa Greige scrive un post su Facebook. «Adesso vi racconto la verità dietro a quella foto», esordisce miss Libano. E via con i dettagli. «Sin dal primo giorno sono stata attenta a evitare qualsiasi contatto con miss Israele (che ha tentato diverse volte di avere una foto con me)…». Insomma, un agguato vero e proprio.

«La reazione di miss Libano non mi sorprende, ma mi rende comunque triste», replica miss Israele, 21 anni, per due sergente nell’esercito. «È brutto non riuscire a tenere le ostilità fuori dal gioco, solo per tre settimane di un’esperienza unica nella vita che ti permette di conoscere ragazze di tutto il mondo e anche dei Paesi vicini».

© Leonard Berberi

Ultimo aggiornamento: ore 23.44 del 18 gennaio 2015

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I soldati israeliani contro i loro generali: «Non toccate David della Brigata Nahal»

Soldati israeliani in sostegno del loro collega David (foto Facebook)

Soldati israeliani in sostegno del loro collega David (foto Facebook)

Stavolta non ha una pietra, ma un fucile. Stavolta non è considerato un eroe, ma uno da rimproverare. Stavolta, però, rischia di essere il protagonista della prima, vera ondata di ribellione contro i propri capi. Ribellione che è iniziata su Facebook, Twitter e Instagram. Ma che oggi s’è concretizzata in carne e ossa. Perché «David, della Brigata Nahal non si tocca». O, se si vuole proprio toccarlo, «allora bisogna cambiare le regole».

Dai social network alla strada. Centinaia di ragazzi – militari e civili – si sono fatti vedere oggi davanti alla sede del ministero israeliano della Difesa. Qui hanno organizzato un picchetto di sostegno nei confronti di David, il militare israeliano sospeso dall’incarico dopo che alcuni giorni fa è stato ripreso con una telecamera a Hebron, in Cisgiordania, mentre caricava il fucile e lo puntava contro un adolescente palestinese.

(foto Facebook)

(foto Facebook)

Il video è stato pubblicato su YouTube. Ha fatto il giro della Rete. Ma questa volta non è passato inosservato lo sguardo di David. Occhi smarriti, spaventati. Un giovane isolato e circondato da palestinesi. In pericolo di vita. Lui. Ma anche i ragazzi di Hebron.

Una reazione, quella di David, che non è piaciuta ai vertici. E per questo hanno anche aperto un’inchiesta interna. Ma la sospensione prima e l’indagine poi hanno fatto reagire in modo inatteso migliaia di soldati. La sola pagina Facebook aperta in suo sostegno ha raccolto oltre 118 mila «mi piace» in poche ore. Su tutti i social, poi, in tantissimi si sono fatti fotografare con un cartello e la scritta «Anche io sono con David, della Brigata Nahal». E, forse anche per calcoli politici, ad appoggiare il militare sono scesi in campo anche Naftali Bennett, ministro dell’Economia (e leader del partito nazionalista «Focolare ebraico») e l’ex capo degli Interni, Eli Yishai, della formazione ultraortodossa «Shas».

(foto Facebook)

(foto Facebook)

La base contro i vertici. Le divise contro i comandanti. «I palestinesi ci insultano e minacciano ogni giorno, fanno di tutto per creare una situazione di pericolo per noi», hanno raccontato alcuni soldati alla radio militare israeliana. «David ha fatto bene a reagire così. Forse bisogna cambiare le regole d’ingaggio». Un portavoce dell’esercito ha tentato di tranquillizzare tutti. «David si è sentito in pericolo di vita e non può essere rimproverato per aver caricato il fucile». Ma in molti gli hanno replicato a muso duro: «La verità è che in Cisgiordania i nostri capi ci mandano allo sbaraglio. Prima o poi ci scapperà il morto tra di noi e allora che faranno i nostri capi?».

© Leonard Berberi

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