attualità

Arrigoni, è caccia al giordano

Parte del referto medico che certifica il decesso di Vittorio Arrigoni

Ci sarebbe un cittadino giordano dietro al sequestro e all’uccisione dell’attivista e blogger italiano Vittorio Arrigoni. Lo confermano a Falafel Cafè fonti bene informate di Gaza City. La sicurezza di Hamas sta cercando ovunque, nella Striscia, l’uomo che si fa chiamare “Abdel Rahman il Giordano” e sarebbe uno degli esponenti della Jihad mondiale.

Il premier di Hamas, Ismail Haniyeh, avrebbe chiesto ai suoi apparati la massima attenzione per chiudere il caso in fretta e con l’arresto anche del terzo uomo. Il giordano – sempre secondo fonti bene informate – si sarebbe trasferito a Gaza negli ultimi anni. Sarebbe entrato nella Striscia attraverso uno dei tunnel di contrabbando con il Sinai. Ed è proprio per questo che Hamas ha chiuso tutte le vie d’uscita verso l’Egitto.

Nella Striscia avrebbe aderito a uno dei tanti gruppi salafiti palestinesi. Ora di lui s’è persa ogni traccia. Ma da Gerusalemme fanno sapere che l’uomo potrebbe essere coinvolto in almeno un altro paio di rapimenti conclusi con la morte della persona sequestrata, in entrambi i casi un occidentale.

A dare una svolta alle indagini è stata la confessione di Haitem Salfiti. In cella restano due dei tre presunti fiancheggiatori del sequestro e della morte di Arrigoni. Sono entrambi ragazzi minorenni, Farid Bahas e Tamer al-Hasasnah, di 16 e 17 anni, e sono stati arrestati poche ore dopo il rapimento. Bahar – secondo la sua testimonianza – avrebbe materialmente strangolato l’attivista italiano con un filo di ferro, in una casa abbandonata a nord di Gaza City. Ma Hamas ha precisato che i veri colpevoli, oltre al giordano, sono ancora in circolazione.

© Leonard Berberi

(ultimo aggiornamento: domenica 17 aprile, ore 05.47)

Standard
attualità

Massacro di Itamar, polemiche sul sistema di sorveglianza

Una delle torri di controllo che vigila sugli ingressi e le uscite dell'insediamento di Itamar (foto Ynet)

Dopo il massacro è il tempo delle polemiche. E delle domande – troppe – a cui dovranno dare una risposta polizia (israeliana) ed esercito. Perché, quel che resta del fatto, è che i primi soldati sono arrivati sul luogo del delitto solo tre ore dopo. E senza essersi accorti dell’infiltrazione di palestinesi all’interno di un insediamento – come quello di Itamar – tutto recintato col filo spinato e pieno di torri di controllo.

E dunque la prima domanda è proprio sulla falla nella sicurezza: com’è stato possibile che, pur in presenza di tanti uomini armati in difesa della comunità ebraica, uno o più palestinesi sono entrati senza problemi, hanno massacrato cinque persone e poi si sono dileguati senza essere né visti, né sentiti, né fermati da qualcuno?

Era dal 2002 che Itamar non subiva un attacco palestinese. Tanto era forte e collaudato il sistema di difesa. Ma qualcosa non deve aver funzionato per bene. Oppure – come sostiene qualcuno – a compiere il delitto non sono stati palestinesi, ma membri della stessa comunità.

La recinzione con il filo spinato attorno all'insediamento (foto Ynet)

L’unica cosa certa, in tutto questo caso, è che poco prima delle 22 (ora del delitto) la rete elettrica di sicurezza ha dato un segnale. Una pattuglia è stata mandata a controllare la situazione, ma l’operazione non ha dato nessun frutto. Per questo l’allarme – classificato come “falso” – è stato disattivato.

Poi è successo quello che tutto il mondo è venuto a sapere. Con le critiche d’Israele in sede Onu, con l’attacco di Obama e lo sdegno del mondo, compresa l’Autorità nazionale palestinese. Ora le indagini «procedono spedite», dicono gli inquirenti. Sono state già ascoltate una ventina di persone (tutte arabe), ma per ora gl’israeliani non hanno ancora chiesto la collaborazione della polizia palestinese, dopo averla coinvolta nel pattugliamento.

Il timore – fondato – è che gli ebrei ultraortodossi si facciano giustizia da soli, disponendo di un arsenale – tra pistole a titolo individuale e fucili – in grado di uccidere. Nel frattempo, il governo Netanyahu sta pensando anche di diffondere a tutti i media le foto dell’orrore. Proprio il premier s’è lasciato andare a un duro attacco non solo nei confronti dei palestinesi, ma anche degli occidentali. «Dove sono i critici di Israele – ha detto Bibi – perché non parlano ora, ma tacciono?».

© Leonard Berberi

Standard