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Lavori forzati 2.0

“Troppi africani”. Per di più, “sono quasi tutti illegali”. E “danno fastidio”, “tolgono lavoro”,”creano problemi”. Tempi duri in Israele. Per tutti, anche per gli immigrati di colore. Perché, dopo le lamentele di molti dalle parti di Gerusalemme, un deputato della Knesset – definita qualche giorno fa “la più razzista di sempre” – ha deciso bene di avanzare la sua proposta per risolvere il “problema”.

“Mandiamoli nel deserto e creiamo per loro una città, là in mezzo alla sabbia, vicino all’Egitto”. Parola di Yaakov Katz.. Estrema destra, s’intende. Ma tra i banchi parlamentari qualcuno lo sta prendendo sul serio. Perché, propone Katz, “gli immigrati dovrebbero essere impegnati in lavori fisici di pubblicità utilità: ad esempio, dovrebbero partecipare alla costruzione di reticolati di confine e alla costruzione di strade, a beneficio degli abitanti del Negev”.

Katz non è un Borghezio qualsiasi. O un Calderoli della prim’ora. E’ il capo della Commissione parlamentare per la soluzione della questione dei lavoratori stranieri. “Già oggi, dalle parti di Tel Aviv vivono 23mila infiltrati africani – ha tuonato Katz – e ogni mese se ne aggiungo altri 2mila”.

C’è chi l’accusa di voler ghettizzare gli stranieri. A partire dalle associazioni che lottano per aiutare i lavoratori stranieri e i profughi. “Niente affatto – replica il parlamentare -. Propongo soltanto di raccoglierli in una città dove possano sostenersi lavorando”.

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