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Il lusso “made in Israel”, ecco la suite più grande del Paese

Si chiama “Diamante” ed è la camera d’albergo – se così si può chiamare – più grande d’Israele. È stata inaugurata pochi giorni fa e si trova a Tel Aviv, all’Alexander Hotel. Misura oltre 550 metri quadrati, è distribuita su due piani e costa 2.700 dollari a notte per coppia. Un po’ meno per i turisti (2.500). Nel prezzo non sono inclusi gl’incrementi stagionali: 540 dollari a notte durante Pasqua, 1.080 dollari, sempre a notte, per tutto il mese di agosto.

“Diamante” ha due camere da letto, un grande soggiorno con home theater di ultima generazione, cucina extralusso, una sauna, una Jacuzzi e anche una piscina. Il tutto dà sul lungomare di Tel Aviv. Gl’interni sono stati progettati da Michel Harouche e all’interno si può trovare anche un fornito frigo-bar, prodotti cosmetici firmati “Ahava”, personale a servizio 24 ore su 24.

L’Alexander Hotel è un hotel di lusso rilevato nel 2006 da un gruppo britannico che ha speso 8 milioni di dollari per rifare tutte e 70 le stanze. E nonostante i prezzi non è comunque l’hotel più costoso del Paese. La suite presidenziale del Dan Hotel, sempre a Tel Aviv, è grande 190 metri quadrati e costa 3.580 dollari a notte. Ancora più costosa la suite del King David Hotel di Gerusalemme: 160 metri quadrati alla modica – si fa per dire – cifra di 4.656 dollari. Al giorno, ovviamente. (leonard berberi)

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Cisgiordania, apre a Ramallah il primo hotel a cinque stelle

Che i tempi siano cambiati, dalle parti di Ramallah, ormai l’hanno capito anche gli occidentali. Che, fiutando l’affare, hanno deciso di investire. Nel lusso, soprattutto. Ecco perché, per la prima volta nella storia della Cisgiordania, è stato inaugurato il primo hotel a cinque stelle.

Certo, la West Bank resta quella di sempre. E infatti, fanno notare i giornalisti europei, basta affacciarsi dai piani alti dell’edificio per capire quanto, tutt’intorno, le cose siano ancora lontane dall’Occidente: gl’insediamenti ebraici incombono da una collina a qualche centinaio di metri, un campo profughi palestinese poco più giù ricorda i decenni di scontri. A qualche chilometro più in là, sull’orizzonte, il muro di cemento armato è diventato una sorta di promemoria sulla situazione politica dell’area.

Il Mövenpick Hotel di Ramallah poche settimane fa (foto: Afp)

L’albergo si chiama “Mövenpick Hotel” e rientra nel franchising della nota catena svizzera Mövenpick. Punta ad attirare gl’imprenditori stranieri e non che, negli ultimi mesi, aumentano sempre più. «Il passato è passato. Crediamo nel futuro del Paese  e di questo albergo», ha detto il direttore generale Daniel Roche.

L’hotel è costato 40 milioni di dollari, ha 171 tra stanze e suite, una piscina esterna, un centro fitness, sette sale per le conferenze. Il ristorante principale, poi, è guidato da uno chef italiano e al piano terra c’è un bar che offre sigari e whisky invecchiato almeno vent’anni.

«Ma senza progressi politici, sicurezza e crescita economica non ci saranno mai in questa regione», ha avvertito il portavoce dell’Autorità nazionale palestinese Ghassan Khatib. Poi, insieme ai vertici svizzeri della Mövenpick è andato a bere e a mangiare. Mentre, fuori, i coloni continuavano a costruire e i profughi palestinesi a litigare per l’acqua potabile.

Leonard Berberi

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“Sporchi, maleducati e problematici”. Gli albergatori italiani contro i turisti israeliani

Il problema se l’è posto l’agenzia stampa tedesca Dpa. «Possono gl’israeliani imparare le buone maniere?». Il pezzo, pubblicato a maggio in evidenza sul sito del quotidiano progressista israeliano Haaretz, elenca tutta una serie di comportamenti che se non da maleducati, provocano almeno un po’ d’irritazione in chi si trova a subirli. Uno su tutti: parlare ad alta voce. O, nella versione moderna, sostenere un colloquio telefonico a voce alta e impostando il vivavoce sul proprio cellulare. Così da far sentire tutto a tutti. Basta salire su un mezzo pubblico di Tel Aviv per farsi un’idea.

Il problema, tre mesi dopo, si ripropone. Ma questa volta il fenomeno ha varcato i confini. E ha coinvolto il Belpaese. «Gli hotel italiani scioccati dal comportamento degl’israeliani», titola il sito Ynet. Sì perché le agenzie di viaggi hanno ricevuto molte lamentele e denunce da parte degli albergatori italiani per quanto riguarda i modi e gli atteggiamenti dei turisti.

L’Hotel Expo di Villafranca di Verona, per esempio, ha affisso un comunicato – scritto in ebraico – in cui si invitavano i turisti israeliani a non presentarsi con sacchetti di plastica vuoti nella sala della colazione. Una decisione presa dopo che i dipendenti dell’albergo hanno scoperto che molti ospiti prendevano d’assalto i cesti di frutta e preparavano il cibo per tutta la giornata.

Non solo. Perché i gestori dell’Expo hanno inviati agli agenti di viaggio dello Stato ebraico un vero e proprio album fotografico con le istantanee delle stanze da letto com’erano state ridotte dai turisti israeliani. Altri alberghi della zona, poi, avrebbero addirittura deciso di applicare una tariffa ulteriore soltanto ai turisti israeliani per quanto riguarda le stoviglie e la pulizia della camera.

«Ci aspettiamo che i nostri clienti lascino le stanze in buone condizioni», hanno scritto in ebraico i gestori dell’Hotel Tryp, sempre di Verona. «Ogni danno dovrà essere risarcito, così come dovranno essere pagati anche i servizi extra, non previsti dalla prenotazione». E via con l’elenco: tovaglioli e asciugamani aggiuntivi costeranno 5 euro ciascuno, il servizio in camera comporterà un aggravio di 10 euro per ogni articolo (piatto, bicchiere, posate), la pulizia extra costerà 20 euro.

Finito qui? Non proprio. Perché lo stesso comunicato annuncia che «le stanze lasciate in condizioni inappropriate per la pulizia ordinaria non saranno ripulite e rimesse a posto». E ancora: «È fatto esplicito divieto inserire nel frigo-bar della camera da letto dell’albergo il proprio cibo».

Il problema però non è solo a Verona. Perché anche nelle colline toscane i gestori di una villa hanno avuto una spiacevole esperienza. Il luogo – e anche qui sono state allegate foto a testimoniare la denuncia (che trovate in alto, nda) – era devastato. Asciugamani per terra, pannolini usati sotto al lavandino, lenzuola e coperte macchiate, cibo avariato, sporcizia ovunque. E tutto dopo due giorni di pernottamenti di una famiglia israeliana. In un’altra villa, sempre in Toscana, alcuni clienti – anche loro provenienti dallo Stato ebraico – sono stati obbligati a pagare 500 euro di danni. E hanno costretto il titolare dell’attività a non accettare più israeliani.

«Purtroppo è un problema serio», dice Yair Di Castro, amministratore della “Solo Italia Tour”. «Alcuni giorni fa – racconta – dovevo portare a mangiare un gruppo di turisti al ristorante “La Grecia” nei pressi di Verona, ma il gestore non ci ha fatti entrare. Lui era stanco di dover avere a che fare con clienti israeliani rumorosi, che sceglievano pietanze che non conoscevano e che poi si rifiutavano di pagare perché il piatto non era stato di loro gradimento».

Leonard Berberi

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