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Israele, le principali emittenti snobbano la diretta della commemorazione di Rabin

Stavolta rischia davvero di finire nel dimenticatoio il povero Yitzhak Rabin. Almeno da un punto di vista mediatico. Perché, scrive il quotidiano economico “The Marker”, le tre principali emittenti televisive israeliane (Canale 1, Canale 2 e Canale 10) non trasmetteranno la cerimonia annuale di commemorazione dell’assassinio dell’ex primo ministro (ucciso il 4 novembre 1995 per mano di un estremista di destra).

La decisione, da sola, rompe un tabù. Uno di quelli che, negli anni, era diventato una sorta di comandamento. Così, per la prima volta nella storia, l’appuntamento – previsto sabato prossimo a Tel Aviv dalle otto di sera – sarà trasmesso in diretta solo su Canale 8 (una sorta di Discovery Science) della pay-tv via cavo “Hot“.

«Siamo rimasti molto sorpresi quando abbiamo saputo che se non l’avessimo progettata noi la diretta, l’evento non avrebbe avuto nessuna copertura mediatica», ha raccontato il presidente di Canale 8 Eyal Oppenheimer. «Non pensavo proprio che le principali emittenti tv sarebbero tornate alla normalità così in fretta, dimenticando uno dei più grandi traumi del nostro Paese», ha aggiunto Chemi Sal, il produttore della manifestazione.

Dopo la denuncia è partita subito il processo. Mediatico, ovviamente. Fonti citate dal quotidiano Haaretz hanno detto che gli organizzatori della cerimonia avrebbero chiesto una somma troppo alta per la trasmissione in diretta e, soprattutto, avrebbero preteso anche il divieto della pubblicità durante la serata. «Una clausola insopportabile per le tv commerciali», scrive Haaretz.

E se Canale 10 non ha voluto commentare la vicenda, Canale 2 ha assicurato che manderà lunghi contributi video dell’evento, «così come previsto dalla programmazione».

Leonard Berberi

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In Israele è già estate

Trenta gradi centigradi nell'ultimo fine settimana a Tel Aviv. Così la gente ne ha approfittato per andare al mare (foto Eddie Israel)

Un week end da non credere in Israele. E questa settimana non sarà molto diversa. Anzi, secondo alcuni esperti, andrà anche peggio.

In pieno inverno, e con le montagne della Turchia innevate, a Tel Aviv come a Gerusalemme, il termometro ha superato quota 30 gradi centigradi. Venti caldi, temperature in salita e persone che boccheggiano in pianura, sulla costa, nel deserto del Negev settentrionale, ad Arava e nella valle del Giordano. Dove, secondo le ultime rilevazioni, sono stati registrati 33°.

Certo, restano imbattuti i due record di febbraio (33,4° nel 1974, 33.9° nel 2004), ma anche in questi giorni non si scherza. E i prossimi – secondo l’esperto Baruch Ziv, della Open University – il record potrebbe essere superato. Magari già mercoledì. Al massimo sabato o domenica. Intanto sul lungomare si sono viste scene da piena estate.

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