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“Una missione religiosa contro i gay”

Uno stralcio della lettera anti-omosessuali inviata dal rabbino Moti Elon (foto Ma'ariv)

Non ne azzecca più una, il rabbino Moti Elon. Non bastasse lo scandalo sessuale, il quotidiano Ma’ariv pubblica un’altra storia. O meglio: una lettera di ringraziamenti e congratulazioni. Scritta da Elon e inviata all’associazione religiosa che si occupa di “convertire” gli ebrei omosessuali alla “retta via”.

“L’attività della vostra associazione nella cura di questa deviazione mentale è apprezzabile – scrive il rabbino Elon – perché è un grande atto di salvataggio e preservazione del popolo d’Israele”. “E’ scritto che la vostra associazione dia una mano alle persone senza scampo – continua Elon – e, nonostante le difficoltà che uomini e donne creano al giorno d’oggi, la vostra è una missione divina”.

Una missiva che dalle parti di Tel Aviv non è proprio piaciuta. E nemmeno a Gerusalemme. Dove, a fatica, si inizia ad accettare l’idea di avere a che fare con religiosi omosessuali.

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Coppie gay in difficoltà con la scuola dei figli

Yotam è un bambino che frequenta un asilo a sud di Tel Aviv. Ha una mamma che si chiama Sefi Paz. E una mamma che si chiama Tali Rachlin. Yotam non ha un papà. Ma due mamme. Sefi e Tali sono una coppia lesbica del quartiere Shapira. Che, però, come ogni altra coppia normale deve fare fronte ai problemi del figlio nelle strutture pubbliche del Paese. Ma con una difficoltà aggiuntiva, che viene dal fatto che non sempre il personale è preparato in modo adeguato di fronte alle nuove realtà sociali. Come per le coppie gay.

A raccontare la vita difficile è il quotidiano progressista Haaretz. “Le maestre di Yotam hanno sempre accettato la nostra scelta di vita – racconta Paz – e noi non chiediamo niente di più a loro, se non dedicare un po’ di spazio ai figli delle coppie omosessuali”.

Coppie gay subito dopo il matrimonio, lungo la spiaggia di Tel Aviv

La comunità GLBT israeliana – pur vivendo in un Paese che è all’avanguardia – chiede allo Stato un riconoscimento formale delle coppie gay anche nel sistema educativo. E il Giorno della Famiglia diventa sempre un motivo di scontro per le composizioni “alternative”. 18mila in tutto, secondo il “New family organization”.

“Spesso i maestri sono confusi, imbarazzati o addirittura ostili”, raccontanto le coppie intervistate da Haaretz. “La paura più grande per un genitore omosessuale – aggiunge Yossi Berg, padre di una figlia di 10 anni – è quella di vedere il proprio bambino rifiutato a causa delle scelte sessuali dei genitori”.

“Il problema è che un sacco di persone chiedono allo Stato un’attenzione speciale: i divorziati, i bambini adottati, i figli degli immigrati”, dicono dal Ministero dell’educazione. Che poi aggiungono: “E’ vero che c’è bisogno di corsi per insegnare agli educatori a trattare anche bambini con genitori omosessuali, ma fino ad oggi le coppie gay costituiscono una piccola percentuale della popolazione”.

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