attualità

“Sono antisemite”. E H&M ritira le nuove magliette

Il disegno stampato sulle nuove magliette di H&M ed esposte nei negozi di Londra e Birmingham prima di essere ritirate (foto di Eylon Aslan-Levy)

Il disegno stampato sulle nuove magliette di H&M ed esposte nei negozi di Londra e Birmingham prima di essere ritirate (foto di Eylon Aslan-Levy)

Un teschio al centro. Due triangoli incrociati che ricordano tanto, troppo, la Stella di David attorno. Un oceano di polemiche e critiche, accuse e proposte di boicottaggio. Tutto per una maglietta. E un’illustrazione riuscita poco, capita male, bocciata subito. Tanto da costringere la casa produttrice, il marchio svedese H&M – negozi in 53 Paesi nel mondo e 104 mila dipendenti – a ritirare il prodotto e a chiedere scusa.

«Ma che c’entra la Stella di David, un simbolo per l’Ebraismo, con il teschio?». Soprattutto: «Perché mettere lì, insieme, la sintesi della morte e l’elemento di una religione?». Le domande, degli ebrei e non solo, si sono diffuse nel web a velocità supersonica. Non appena i commessi del negozio H&M di Oxford Street a Londra hanno esposto la maglietta in vetrina. E poche ore dopo che la stessa maglietta è apparsa a Birmingham, sempre nel Regno Unito.

Un’accusa tira l’altra, associazioni ebraiche sul piede di guerra e l’invito a non andare nei negozi con quel marchio. «Noi non sappiamo quali erano le intenzioni di chi ha disegnato quella maglia», ha detto al quotidiano The Algemeiner il rabbino Abraham Cooper del Centro Simon Wiesenthal, «ma ci sembra anche sensato chiedere a chi comanda H&M: vi siete per caso chiesti come quella maglia con quei simboli sarebbe stata percepita dai consumatori?».

Un paio di giorni di proteste ed ecco che la società svedese decide il passo indietro. Le maglie saranno ritirate «con effetto immediate» e non se ne faranno altre. Motivo? «A causa delle reazioni ricevute», ha spiegato un portavoce. Che poi, a nome di H&M, ha aggiunto: «Vi preghiamo di accettare le nostre scuse più sincere». Caso chiuso, insomma. Anche se, sulla Rete, continua a girare una domanda, per ora senza una risposta convincente: «Davvero nessuno si era accorto di quel che andavano mettendo sulle loro magliette?».

© Leonard Berberi

Annunci
Standard
attualità

La crisi con la Turchia colpisce anche H&M. Un gruppo invita al boicottaggio

La vetrina del negozio H&M al centro commerciale Azrieli di Tel Aviv

Boicottare la Svezia per colpire la Turchia. Effetti della globalizzazione. E della delocalizzazione. Per cui se una marca appartiene a un paese, l’abbigliamento con quel logo può essere prodotto altrove. È così che alcuni giovani israeliani hanno proposto di boicottare H&M. Non per colpire l’economia nordeuropea. Ma per danneggiare la produzione della Turchia. Uno dei paesi che produce un’alta percentuale di capi d’abbigliamento firmati dal marchio svedese.

Il raid è stato rapido e indolore. I ragazzi sono arrivati al centro commerciale Azrieli di Tel Aviv e hanno iniziato ad attaccare adesivi che invitavano al boicottaggio dei prodotti turchi proprio sulle vetrine del marchio svedese. «Molti prodotti in questo negozio sono fatti in Turchia. Se li compri, finanzi il terrorismo anti-Israele», c’era scritto sui fogli. A fianco, anche una bandiera turca con una X sopra.

Ignoti gli effetti di quella protesta. Perché subito dopo, la sicurezza del centro commerciale – bello, affollato e variegato – ha rimosso senza esitazione quegli adesivi. Dicono gli organizzatori del boicottaggio: «Noi andremo avanti. Israele deve sapere che comprando certi prodotti va a finanziare la sua distruzione».

Standard