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E’ Helen Thomas il personaggio più antisemita dell’anno

Sul primo posto, quest’anno, non c’erano proprio dubbi. Sul resto della classifica, invece, c’era solo l’imbarazzo della scelta. Perché, dicono dal Centro Simon Wiesenthal, questo 2010 è stato forse tra i più antisemiti.

E allora. Il trofeo lo vince la novantenne Helen Thomas. È la veterana del giornalismo americano ad essere considerata la persona che ha detto la frase più diffamante nei confronti degli ebrei. «Gli ebrei se ne devono andare dalla Palestina perché quello non è il loro posto», aveva detto la Thomas agli inizi di giugno. E l’aveva fatto di fronte a un telefonino dotato di videocamera. Quel video (che potete vedere qui) ha fatto il giro del mondo e la corrispondente dalla Casa Bianca è stata costretta a dimettersi. Nel farlo, s’è scusata con gli ebrei. Ma qualche giorno fa è tornata alla carica. E ha aggiunto: «Il Congresso americano, la Casa Bianca, Hollywood e Wall Street sono in mano ai sionisti».

Il secondo gradino, quindi medaglia d’argento dell’antisemitismo, è di Oliver Stone. Il regista ha detto, ed era gennaio 2010, che «Hitler è stato un facile capro espiatorio della Storia ed è stato usato per coprire altre colpe». E a luglio ha spiegato meglio: «Hitler ha fatto più danni ai russi che agli ebrei. E qui da noi sono la lobby più potente del Paese. Israele ha fregato la politica estera americana per molti anni».

Al terzo posto s’è piazzato l’ex primo ministro malese Mahatir Mohammad. In un tripudio di antisemitismo, Mohammad ha detto che «gli ebrei sono sempre stati un problema per l’Europa. dovrebbero essere confinati in ghetti per essere poi massacrati periodicamente».

Giù dal podio, ma per poco, il vice ministro dell’Informazione dell’Autorità nazionale palestinese, Al-Mutawakil Taha che si è limitato – si fa per dire – a evidenziare come «non ci siano evidenze storiche che colleghino l’area del Muro del Pianto all’Ebraismo». E quindi Gerusalemme tutta dovrebbe essere palestinese.

Tra i top ten sono finiti anche Thilo Sarrazin, della Banca centrale tedesca, Karel de Gucht, capo negoziatore del commercio dell’Unione europea, Rick Sanchez, ex corrispondente della Cnn, Petras Stankeras, storico e consigliere del ministero dell’Interno lituano, Christina Patterson, giornalista britannica dell’Indipendent.

Decimo, e ultimo, posto ai social network: Facebook, Twitter e Yahoo. Ma si sa che, soprattutto in questo 2010, gli imbecilli son finiti a discutere negli spazi virtuali.

© Leonard Berberi

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Giornalista Usa accusa: “Gli ebrei se ne devono andare dalla Palestina”

«Gli ebrei? Se ne devono andare fuori dalla Palestina». Per trasferirsi dove? «In Europa, magari in Germania e Polonia». Parola di Helen Thomas, corrispondente senior dalla Casa Bianca.

Sarà stata l’età. Sara stato il caldo. Ma un video registrato il 27 maggio all’uscita dalla Casa Bianca – ora su YouTube – inchioda una delle giornaliste più famose degli Stati Uniti. Intervistata dal rabbino David Nesenoff del sito RabbiLive.com, la Thomas ha così risposto: «La Palestina non è né tedesca, né polacca. Ecco perché gli ebrei se ne devono tornare a casa loro».

Il video che inchioda la giornalista Helen Thomas

«I commenti della Thomas sono spregevoli», ha commentato Dennis W. Glick, presidente del B’nai B’rith International, organizzazione ebraica che da anni combatte l’antisemitismo e atti di razzismo. «La sua richiesta di far tornare gli ebrei in Germania e Polonia, paesi protagonisti del genocidio del nostro popolo, sono a dir poco offensivi», ha continuato Glick.

Quindi la proposta del vice di Glick, Mariaschin S. Daniel: «Non ci dovrebbe essere posto in una redazione di giornale per una come Helen Thomas. I suoi giudizi vanno oltre il semplice esercizio dell’espressione personale, sono proclami di guerra».

“Sono profondamente dispiaciuta del giudizio che ho dato sulla questione israelo-palestinese”, s’è scusata la Thomas.

AGGIORNAMENTO DEL 7 GIUGNO, ORE 20,00: La giornalista Helen Thomas si è dimessa – e si ritira dall’attività giornalistica – “con effetto immediato” in conseguenza delle sue dichiarazioni.

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