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Tel Aviv, inaugurata la prima scuola di web design per ebrei ultraortodossi

Di quelle accuse non se ne poteva più. “Non aiutano l’economia del nostro Paese”, hanno detto da più parti. Così il rabbino di Tel Aviv, Yisrael Lau, ha deciso che quel vociare doveva finire lì. Che loro, i religiosi, dovevano dare dimostrazione di darsi da fare per il Paese.

Ed ecco che, negli scorsi giorni, il rabbino Lau ha inaugurato un laboratorio speciale: si chiama “Prog Center” ed è il primo centro di web design tutto dedicato agli ebrei ultra-ortodossi. Nei prossimi mesi, insomma, molti siti web israeliani porteranno la firma di esperti “haredi”.

“Questo è un giorno importante, soprattutto alla luce dei commenti rivolti alla nostra comunità negli ultimi giorni”, ha polemizzato subito il rabbino Lau. Un personaggio di spicco del rabbinato israeliano, da molti considerato una sorta di ponte tra la società ultra-religiosa e la collettività israeliana. “Con questa nuova realtà noi vogliamo dimostrare che gli haredi danno il loro contributo all’economia del Paese”.

Un passo avanti. Certo, resta da risolvere una questione di non poco conto: secondo i massimi esponenti dell’ebraismo, quelli che siedono a Gerusalemme, Internet è un “abominio”, e per questo esso deve essere vietato. Non solo nei pc, ma anche negli smartphone.

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La carica dei 200

(foto Shmulik Grossman / Ynet)

Più che un affronto sembra una dichiarazione di guerra. E una promessa: da questo pezzo di terra tutto quello che è musulmano sarà spazzato via. Moschee storiche comprese.

Da qualche giorno, su 200 bus di linea della compagnia israeliana Egged per le vie di Gerusalemme, sono comparsi mega poster che chiedono la costruzione di un terso tempio ebraico. La cosa particolare è che nel disegno di corredo, c’è la Spianata delle moschee senza le… moschee.

I poster sono stati commissionati da un gruppo di estrema destra chiamato Eretz Israel Shelanu (La nostra terra d’Israele), guidato dai rabbini Shalom Dov Wolpo e Baruch Marzel. “La moschea è lì solo provvisoriamente – ha tuonato Dov Wolpo – perché dovrà fare spazio alla costruzione del nuovo Tempio. Questo lo sanno sia gli arabi che l’amministrazione Obama”.

Poco più in là, a Gerusalemme Est (a maggioranza musulmana) non l’han presa proprio bene. Anche perché Gerusalemme, per i palestinesi, non è una città qualsiasi, ma “la” capitale.

(aggiornamento del 6 aprile: dopo oltre una settimana di esposizione, i poster sono stati tolti da tutti bus in cui erano stati messi)

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