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Un nuovo appello invita i palestinesi a invadere Israele

Naqba 2 – La vendetta. O, se volete, il ritorno. Tanto il senso è lo stesso: i giovani palestinesi che vivono nei paesi che confinano con Israele non mollano. Invitano tutti i loro coetanei e il mondo arabo a fare pressione – fisica – sulle frontiere ebraiche. E, perché no, a entrare proprio sul suolo israeliano. (continua…)

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attualità

Giorno del disastro, i video dell'”invasione” palestinese

Eccolo qui l’assalto dei confini israeliani nell’Altura del Golan. Il video – di poco meno di dieci minuti – l’hanno girato i ragazzi del sito baladee.net e mostra migliaia di palestinesi e siriani mentre superano le recinzioni e il filo spinato che delimita i due paesi.

Dalla parte israeliana – dove vengono fatte anche le riprese – sono in molti a chiedere di tornare indietro perché c’è il pericolo di incrociare qualche mina anti-uomo, ma nessuno se ne preoccupa. (continua…)

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Israele, decine di morti nel “Giorno del disastro”

È stato un disastro. Proprio come il nome della giornata: «Naqba». Disastro, appunto. Con decine di vittime e centinaia di feriti, uno Stato (Israele) spaventato e per questo inferocito, e dei confini – al nord con il Libano, a est con la Siria e a sud con la Striscia di Gaza – ecco, con dei confini che sono diventati in poche ore incandescenti.

È finito nel sangue l’anniversario della creazione di Israele nel 1948, il «Giorno della vergogna» per gli arabi. Dalle prime luci dell’alba migliaia di palestinesi – e non solo – hanno tentato di entrare nel suolo israeliano senza nessun tipo di permesso. Una mini invasione che ha costretto l’esercito dello Stato ebraico a rispondere con le armi. (continua…)

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Nuovo piano di Pace degli israeliani: confini del ’67, ritiro dal Golan e Stato palestinese

Una quarantina di ex alti ufficiali della difesa e delle forze armate, inclusi ex capi del Mossad (servizi segreti) e dello Shin-Bet (sicurezza interna), hanno preparato un piano di pace che prevede la costituzione di uno Stato palestinese in Cisgiordania e nello Striscia di Gaza, entro i confini antecedenti il conflitto del 1967, ad eccezione di limitati scambi di territori con Israele.

Secondo anticipazioni raccolte dalla stampa israeliana, il piano prevede anche che Gerusalemme est divenga capitale del futuro Stato palestinese, il ritiro di Israele dalle alture del Golan siriano e la costituzione di meccanismi di sicurezza regionale e di cooperazione economica. Il piano immagina anche indennizzi finanziari ai profughi palestinesi e il loro eventuale assorbimento nello Stato palestinese. A un piccolo numero sarà consentito tornare in Israele.

L’iniziativa, secondo i promotori, è nata dalla necessità di rispondere all’ondata di rivolte popolari che sta sconvolgendo il Medio Oriente e di lanciare un’iniziativa diplomatica israeliana in risposta allo sforzo diplomatico che i palestinesi stanno conducendo per ottenere un consenso internazionale a un’unilaterale proclamazione di indipendenza, tramite l’ Onu, il prossimo settembre.

Tra i sostenitori dell’iniziativa vi sono l’ex capo del Mossad Danny Yatom, l’ex capo dello Shin-Bet Yaacov Perri, l’ex capo di stato maggiore Amnon Lipkin-Shahak, l’ex segretario generale del partito laburista Amram Mitzna. Il piano, che intende essere la risposta di Israele al piano di pace arabo del 2002 e che si basa su vari documenti discussi da israeliani e palestinesi nel processo di pace dell’ultimo decennio, è stato presentato al premier Benyamin Netanyahu che non lo ha finora commentato, almeno in pubblico. Il premier ha accettato in passato il principio di una soluzione del conflitto basato sulla formula di due Stati. Nessun commento al piano è finora giunto da parte palestinese.

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cartoline

Postcards from Middle East / 69

Impiegati drusi residenti nel villaggio di Majdal Shams, nelle alture del Golan (nord d'Israele), lavorano su un nastro automatico che confeziona le mele coltivate nel territorio conteso. Il frutto sarà venduto nei mercatini siriani dopo aver passato il valico di Quneitra, grazie a un accordo tra Israele e la Croce Rossa internazionale. Nel 2011 saranno esportate circa 12mila tonnellate di mele, il triplo di cinque anni fa, quando fu permesso per la prima volta il commercio (foto di Atef Safadi / Epa)

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reportage

Un giorno con la sposa siriana

Dovrebbe essere un giorno di festa. La musica dovrebbe dire a tutto il villaggio che una donna si unisce in matrimonio a un uomo. Le lacrime, poi, dovrebbero diventare il simbolo della vita che passa, dei figli che crescono e della nascita di una nuova coppia. C’è tutto questo. Ma, visto il contesto in cui il matrimonio si svolge – il confine Israele-Siria – il giorno di festa, la musica, le lacrime sintetizzano il dramma di decine di migliaia di persone che vivono nel territorio conteso del Golan.

La scorsa settimana questo blog ha parlato di due ragazzi che dallo stesso pezzo di terra vanno in Siria a rifarsi una vita. Per non tornare mai più. Così come loro, lo stesso discorso vale anche per le spose. Una volta unite in matrimonio a un siriano e una volta oltrepassato il confine – controllato dalle Nazioni Unite – diventano cittadine dello Stato “nemico” (per Israele). La storia delle spose siriane è stata raccontata in modo magistrale da Eran Riklis nel lungometraggio “The Syrian Bride“. In questo video fotografico vedrete le istantanee di un’altra sposa siriana. Una sposa vera, questa volta. (l.b.)

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attualità, cinema

Ad Haifa va di scena “Shout”, la storia di un’amicizia in una zona dimenticata dal mondo

Alla fine della proiezione in molti sono scattati in piedi e hanno applaudito entusiasti. Qualcun altro, oltre a questo, s’è messo pure a piangere. Alla 26esima edizione dell’Haifa International Film Festival il film-documentario “Shout” s’è imposto come una delle opere più originali della rassegna cinematografica che si è conclusa il 30 settembre.

Diretto da due donne – Sabine Lubbe Bakker (belga) ed Ester Gould (olandese) – e prodotto in Olanda, “Shout” racconta la storia di due ragazzi diciottenni, Ezat e Bayan. Due amici adolescenti nati in uno dei posti più problematici e meno conosciuti del mondo: l’Altopiano del Golan. Una zona militarizzata tra Israele e Siria, occupata dallo Stato ebraico e sorvegliata dalle Nazioni Unite, alla ribalta grazie al film “La sposa siriana“.

Qui si trova il valico di Quneitra. Il passaggio – senza ritorno – per centinaia di drusi. E anche per Ezat e Bayan. Che, oltre ad essere grandi amici, decidono di andare a farsi una vita in Siria, perché loro si sentono siriani al 100 per cento. Tanto da cancellare le scritte in ebraico delle etichette dei prodotti. Solo che valicare Quneitra vuol dire prendere direttamente la cittadinanza siriana. E quindi non poter far più ritorno nel proprio villaggio.

Le registe seguono i due amici lungo le vie del loro villaggio prima e di Damasco poi. Li accompagnano nei divertimenti notturni della capitale. Registrano la libertà acquisita, ma anche le difficoltà di sentirsi davvero a casa. Perché la loro casa è altrove. È oltre il confine. Oltre una linea che non potranno più passare. Ma che potranno soltanto assaggiare urlando sempre più (in inglese: shout, appunto) per farsi sentire dai loro cari a mezzo chilometro più in là. Così, quella che è iniziata come un’avventura verso la «propria terra» si trasforma presto in una oggettiva difficoltà a trovare un posto nel nuovo mondo.

© Leonard Berberi

Il trailer del film-documentario “Shout”

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