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Peres fa litigare Real Madrid e Barcellona. E a Tel Aviv attivista gay nominato giudice

Real Madrid e Barcellona litigano per “colpa” di Simon Peres
Una certa tensione si è creata fra la dirigenza del Real Madrid e quella del Barcellona ai margini di una visita ufficiale che il capo dello Stato israeliano Shimon Peres si accinge a compiere in Spagna. Secondo il quotidiano israeliano “Maariv”, Peres – che si reca domani a Madrid per celebrare solennemente il 25/mo anniversario dei rapporti diplomatici fra i due Paesi – ha chiesto di incontrare illustri esponenti del calcio locale. Il suo interesse deriva anche dalla convinzione che il calcio possa unire israeliani e palestinesi. Da anni, infatti, il centro “Peres per la pace” si prodiga ad organizzare allenamenti congiunti e partite fra giovani atleti delle due parti. Peres, prosegue il giornale, ha ottenuto senza difficoltà un incontro con l’allenatore Josè Mourinho e, sembra, anche con Cristiano Ronaldo. Ma quando ha chiesto di includere nella sua breve visita a Madrid anche un colloquio con la star del Barcellona Lionel Messi «le sopracciglia dei madrileni – scrive Maariv – si sono inarcate in un gesto di disapprovazione». Malgrado l’età avanzata, il presidente israeliano non si è perso d’animo e ha esplorato la possibilità di compiere lui stesso una puntata in elicottero a Barcellona, oppure di chiedere a Messi di raggiungerlo a Madrid. Ma questi progetti, finora, non sembrano realizzabili. In una nota l’ufficio di Peres ha precisato che l’intenzione di incontrare Messi ed il presidente del Barcellona resta comunque sul tavolo: «se non in questa, magari in una occasione futura». (Ansa)

Il confine israelo-egiziani (foto Associated Press)

Rapiti tre soldati egiziani al confine con lo Stato ebraico
Uomini mascherati hanno rapito tre soldati egiziani messi a guardia di una parte della frontiera con Israele, nella penisola del Sinai. Lo hanno resto noto i vertici militari del Cairo che hanno anche spiegato che i rapitori – tutti armati – sono arrivati a bordo di tre macchine, nella giornata di sabato, e hanno costretto i tre soldati ad entrare in macchina. La vicenda pare sia legata allo scontro armato che ha visto protagonisti trafficanti di droga (verso Israele) e soldati egiziani. Per ora non è giunta nessuna rivendicazione. (Ap)

Nominato giudice un esponente della comunità gay
La comunità gay in Israele ha accolto con soddisfazione la nomina di uno dei suoi esponenti di spicco, l’avvocato Dori Spivak (42 anni), alla carica di giudice nel Tribunale del lavoro di Tel Aviv. Secondo la stampa, si tratta di un precedente significativo per il Paese. Spivak è da molti anni uno dei protagonisti della lotta di omosessuali e lesbiche per l’emancipazione sociale. Nel 1997 si impose alla attenzione pubblica quando di fronte alla Corte Suprema si impegnò in un confronto con il ministro dell’istruzione Zevulun Hammer (del Partito Nazional-Religioso) per costringere una televisione pubblica a trasmettere un programma sulla omosessualità giovanile. Nel 2004, inoltre, vinse un’altra battaglia giudiziaria quando ottenne il riconoscimento del diritto all’eredità per le coppie riconosciute di omosessuali e lesbiche. (Ansa)

Yussuf al-Kardawi, discusso leader religioso della corrente sunnita, non ha mai nascosto il suo apprezzamento per il martirio contro gli interessi occidentiali e israeliani (foto di Graeme Robertson / Getty Images)

Gaza, Hamas invita nella Striscia lo sceicco al-Kardawi
Lo sceicco Yussuf al-Kardawi, una delle più stimate autorità nel mondo islamico (almeno nella corrente sunnita) è stato invitato da Hamas a compiere una visita a Gaza, dopo che ieri ha arringato una folla straripante nella piazza Tahrir del Cairo. Fonti locali riferiscono che quelle immagini hanno emozionato il capo dell’esecutivo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, il quale ha subito telefonato ad al-Kardawi per chiedergli di compiere una visita nella Striscia. Secondo le fonti è possibile che essa abbia luogo, anche se finora i suoi tempi non sono stati fissati. Esponente di primo piano dei Fratelli Musulmani, al-Kardawi era stato costretto ad abbandonare l’Egitto trenta anni fa e vi aveva fatto ritorno per una breve visita solo lo scorso dicembre, ospite della Moschea al-Azhar. Il discorso dell’influente leader religioso nella piazza Tahrir è stato seguito con preoccupazione da alcuni mass media israeliani i quali hanno rilevato che nei primi anni dell’ intifada al-Kardawi giustificò il ricorso dei palestinesi a ‘bombe-umanè che seminarono la morte nelle città israeliane ed incoraggiò gli attivisti della rivolta a condurre una lotta senza quartiere e ad oltranza contro gli ebrei in quanto tali. (Ansa)

Turismo, nel 2010 balzo del 32% dei turisti italiani
In un anno sono stati il 32% in più gli italiani che hanno scelto Israele per le vacanze. Nel 2010 sono partiti 157.000 turisti e l’Ufficio nazionale israeliano del turismo è sicuro che il numero raggiungerà i 180.000 nel 2011. Grande soddisfazione allo stand di Israele alla Bit, sistemato, senza tenere conto della collocazione geografica come per quasi tutti gli altri stati, in una postazione tra Portogallo e Polonia. «Abbiamo sentito qualche malcontento dagli altri paesi – dicono i tour operator israeliani – ma da noi sta andando anche meglio degli anni scorsi». «Siamo l’unica democrazia del vicino oriente – aggiungono -, certo quello che sta accadendo nei paesi nordafricani potrebbe danneggiare anche noi, anche perché chi arriva da lontano magari non fa tanta differenza». «Il ministero israeliano del turismo ha deciso di investire oltre 3 miliardi e mezzo di euro nel turismo – spiega Tzui Lotan, direttore dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo -. Un grande sforzo che dovrebbe portare all’arrivo di 4 milioni di turisti e a 15.000 nuovi posti di lavoro». Tra le proposte portate alla Bit per attirare gli italiani ci sono soprattutto i percorsi religiosi e i pellegrinaggi. (Ansa)

(a cura di leonard berberi)

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E il governo Netanyahu finanzia il Gay Pride di Tel Aviv

Un'immagine del Gay Pride di Tel Aviv nel 2009 (foto Ynet)

Anche il Governo di Benjamin Netanyahu darà il suo contributo all’edizione 2010 del Gay Pride israeliano. Una manifestazione che celebra l’orgoglio omosessuale di tutto il Medio Oriente per le vie di Tel Aviv.

Si tratta di pochi soldi, circa 13 mila euro (su 156 mila totali). Soldi che verranno dati dal Ministero delle Scienze, della Cultura e dello Sport al “Villaggio dell’Orgoglio”, una realtà che per la prima volta verrà creata nel centro di Tel Aviv. Ma sono un segnale. Forse perché nella composizione dell’esecutivo di Netanyahu ci sono formazioni ultraortodosse.

Il Gay Pride durerà una settimana – partirà il 4 giugno – e prevede eventi, mostre, incontri, dibattiti, rassegne cinematografiche al Meir Park. Tutto in nome dell’orgoglio omosessuale, ma anche – e soprattutto – di Liz Trubeshi e Nir Katz, i due ragazzi uccisi quasi un anno fa all’interno dell’associazione Adugah, da un pazzo omofobo.

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Coppie gay in difficoltà con la scuola dei figli

Yotam è un bambino che frequenta un asilo a sud di Tel Aviv. Ha una mamma che si chiama Sefi Paz. E una mamma che si chiama Tali Rachlin. Yotam non ha un papà. Ma due mamme. Sefi e Tali sono una coppia lesbica del quartiere Shapira. Che, però, come ogni altra coppia normale deve fare fronte ai problemi del figlio nelle strutture pubbliche del Paese. Ma con una difficoltà aggiuntiva, che viene dal fatto che non sempre il personale è preparato in modo adeguato di fronte alle nuove realtà sociali. Come per le coppie gay.

A raccontare la vita difficile è il quotidiano progressista Haaretz. “Le maestre di Yotam hanno sempre accettato la nostra scelta di vita – racconta Paz – e noi non chiediamo niente di più a loro, se non dedicare un po’ di spazio ai figli delle coppie omosessuali”.

Coppie gay subito dopo il matrimonio, lungo la spiaggia di Tel Aviv

La comunità GLBT israeliana – pur vivendo in un Paese che è all’avanguardia – chiede allo Stato un riconoscimento formale delle coppie gay anche nel sistema educativo. E il Giorno della Famiglia diventa sempre un motivo di scontro per le composizioni “alternative”. 18mila in tutto, secondo il “New family organization”.

“Spesso i maestri sono confusi, imbarazzati o addirittura ostili”, raccontanto le coppie intervistate da Haaretz. “La paura più grande per un genitore omosessuale – aggiunge Yossi Berg, padre di una figlia di 10 anni – è quella di vedere il proprio bambino rifiutato a causa delle scelte sessuali dei genitori”.

“Il problema è che un sacco di persone chiedono allo Stato un’attenzione speciale: i divorziati, i bambini adottati, i figli degli immigrati”, dicono dal Ministero dell’educazione. Che poi aggiungono: “E’ vero che c’è bisogno di corsi per insegnare agli educatori a trattare anche bambini con genitori omosessuali, ma fino ad oggi le coppie gay costituiscono una piccola percentuale della popolazione”.

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