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“Gilad Shalit liberato grazie allo sciopero della fame”

A salvare Gilad Shalit è stato Gilad Shalit? La domanda sorge spontanea se è vero che – stando a quel che racconta il quotidiano Yedioth Ahronoth – a un certo punto il soldato israeliano rapito nel 2006 ha iniziato uno sciopero della fame nella “galera del popolo” gestita da Hamas. Una mossa, alla fine, vincente, visto che l’accordo per lo scambio dei prigionieri tra Israele e la formazione paramilitare poi è stato raggiunto in poche ore.

Le notizie del giornale israeliano arriverebbero da informazioni d’intelligence. Una conferma non c’è. E del resto anche la famiglia di Gilad sull’argomento non ha ancora detto nulla. Secondo lo Yedioth Ahronoth il soldatino decise da un giorno all’altro di rifiutare il cibo offerto dai carcerieri mettendo così a repentaglio non solo la sua incolumità, ma anche quella dei canali di dialogo tra Hamas e Gerusalemme. A quel punto, i sequestratori si sarebbero resi conto di non essere in grado di fornirgli, nel luogo scelto per la sua carcerazione, la necessaria assistenza medica.

E così, il timore che il prigioniero morisse nella sua cella fu – secondo il quotidiano – uno dei motivi che spinsero Hamas a dire sì a un compromesso con gl’israeliani, con la mediazione degli egiziani. Accordo che prevedeva lo scambio di Shalit con mille detenuti palestinesi, ma che lasciava in carcere alcuni noti dirigenti della intifada armata.

© Leonard Berberi

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Esce la biografia “controversa” di Ariel Sharon

Non è ancora uscito in libreria, è stato visionato solo da un paio di giornalisti, ma fa già discutere. Tanto che qualcuno ha iniziato a mettere in dubbio gli anni al comando dell’esercito e del Paese. La biografia di Ariel Scheinermann (più famoso con il cognome successivo, Sharon), l’ex premier israeliano in coma da gennaio 2006, uscirà nelle librerie dello Stato ebraico tra qualche giorno. Ma al suo interno ci sono notizie che rischiano di mettere in difficoltà anche i massimi dirigenti palestinesi.

Il libro (“Sharon – La vita di un leader”), iniziato da Ariel quand’era ancora in forze, è stato ultimato dal figlio Gilad «dopo aver affondato le mani in scatoloni di cartone pieni di appunti» del padre. Ci sono anche interviste a dirigenti politici – come l’ex presidente Usa George W. Bush e l’ex premier britannico Tony Blair – che cercano di contestualizzare meglio ogni momento storico.

Ed è proprio la contestualizzazione a creare imbarazzi. Il principale quotidiano del Paese, lo Yedioth Ahronoth, è stato l’unico a visionare la biografia in anteprima. E ha scritto che ci sono alcune «sorprese». Come un documento – o meglio: uno stenogramma – relativo a un incontro segreto (verso gli inizi del Duemila) fra Simon Peres, allora ministro degli esteri (ora presidente del Paese), e Abu Mazen, il leader palestinese in corsa per il ruolo di primo ministro e stretto collaboratore di Yasser Arafat, presidente dell’Anp.

Ecco, c’è scritto nel documento, che «se si sapesse di questo incontro, sarei un uomo morto»: sono le parole dette da Abu Mazen a Peres. E ancora: Abu Mazen avrebbe anche aggiunto che «Arafat non è una persona realistica». Gilad Sharon scrive che Peres aveva parlato con il leader palestinese di un vero e proprio piano per estromettere politicamente Arafat. Aggiunge anche che il padre ne era stato informato.

Il libro ripercorre anche le polemiche dell’estate del 2005. Quando Sharon decise di sgomberare gli insediamenti ebraici dalla Striscia di Gaza. Gilad racconta di essere stato lui stesso – già nell’ottobre del 2003 –, a consigliare al padre di mettere al sicuro i circa ottomila coloni che vivevano nell’area «perché nella Striscia non avrebbero avuto nessun futuro circondati com’erano da un milione e mezzo di palestinesi ostili».

C’è spazio anche per il massacro dei libanesi nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila. Correva l’anno 1982 e in piena guerra del Libano, Ariel Sharon si sarebbe opposto alla costituzione della Commissione ufficiale di inchiesta sulle stragi. Lo stesso organismo che poi, alla fine, chiese e ottenne la sua rimozione dalla guida del ministero della Difesa per aver fatto entrare nei campi i falangisti e «per non aver previsto e impedito le stragi».

Dall’entourage di Abu Mazen hanno smentito le anticipazioni sul libro di Gilad Sharon. Ma da Gaza qualcuno ha iniziato a far notare che in quegli anni i rapporti tra l’attuale presidente dell’Anp e Gerusalemme erano fin troppo cordiali. Intanto sulla stampa israeliana sono comparse anche i primi commenti. «Se la versione di Gilad Sharon è vera, costituisce una macchia nella biografia di Sharon», è stato scritto in un editoriale pubblicato sul free press nazionalista “Israel ha-Yom” (Israele Oggi). «Viene fuori l’immagine di un premier populista flaccido, non di uno statista alla Ben Gurion, come invece amava presentarsi». Il diretto interessato non può ovviamente rispondere. Bloccato com’è da un letto d’ospedale e dai tubi che lo tengono in vita per non si sa ancora quanto.

Leonard Berberi

[Nella foto in alto, Ariel Sharon nel 1982 durante il conflitto con il Libano; più in basso la copertina del libro e il figlio Gilad, autore dell’ultima parte della biografia]

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+++ L’Idf: Gilad Shalit sarà liberato il 18 ottobre +++

L’esercito israeliano ha confermato attraverso l’account Twitter che Gilad Shalit, il soldato israeliano rapito più di cinque anni fa al confine con la Striscia di Gaza, sarà rilasciato domani – martedì 18 ottobre – dall’ala militare di Hamas. Appena arriverà il primo gruppo di detenuti palestinesi, Gilad sarà restituto a un gruppo dell’esercito e da lì portato al sicuro. Negli stessi attimi, a Gaza City, Hamas presenterà al pubblico i carcerieri del soldato israeliano.

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