attualità, politica

La mossa di Netanyahu: pacifisti liberi in cambio delle sanzioni all’Iran

Prigionieri a bordo dei pullman israeliani diretti all'aeroporto di Tel Aviv

Comandamento numero uno: dare una priorità alle minacce. Prima c’è l’Iran. Poi tutto il resto. È sulla base di questo ragionamento che Israele avrebbe deciso di rilasciare i pacifisti arrestati a bordo della nave turca Mavi Marmara.

Dopo la fermezza della Turchia – “I nostri aerei militari che si trovano a Tel Aviv riporteranno a casa i nostri cittadini arrestati dall’esercito israeliano altrimenti rompiamo i rapporti” – e dopo la promessa americana sul voto negativo all’Onu per l’apertura di una commissione d’inchiesta, emergono nuovi particolare sul dietrofront israeliano circa la sorte dei pacifisti carcerati a Beersheva.

L’ultima rivelazione – riportata dal quotidiano on line Ynet – spiega che dietro a questa mossa di Gerusalemme si nasconde un calcolo geo-strategico. In sostanza, in cambio del rilascio dei detenuti, gli altri Paesi – Usa più Turchia – s’impegnano a votare al Palazzo di Vetro il pacchetto di sanzioni contro l’Iran per la questione atomica.

La decisione – presa lunedì notte in “una seduta drammatica del cabinetto del governo Netanyahu” – sarebbe arrivata dopo una lunga mediazione statunitense. Le linee riservate Ankara-Washington-Gerusalemme – hanno raccontato fonti interne – “erano surriscaldate”.

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attualità

I coloni in sostegno dei militari israeliani: “Siamo tutti con lo Squadrone 13”

L'adesivo creato dai coloni israeliani che sarà distribuito nei prossimi giorni

Stampa. Distribuisci. Incolla. Sui muri, sulle auto, sui vetri delle finestre, negli zaini, sulle biciclete. Ovunque. Per dire a tutti che “Siamo tutti membri dello squadrone 13”.

Su iniziativa di Myisrael, il portale web di riferimento dei coloni israeliani in Palestina (ne abbiamo parlato qui), è stato creato un adesivo di sostegno al gruppo di marine israeliani che ha assaltato in acque internazionale la Mavi Marmara, la flottiglia della pace. Lo “Squadrone 13”, appunto.

L’adesivo – che richiama i colori della bandiera dello Stato ebraico – sarà distribuito nei prossimi giorni a tutti gl’israeliani. A loro verrà chiesto di attaccarlo ovunque e di metterlo in mostra. La battaglia degli slogan, adesso, è solo all’inizio.

Il sondaggio. Secondo il quotidiano Ma’ariv pubblicato oggi, il 63% degli israeliani sostiene che la flottiglia si sarebbe potuta bloccare in un altro modo, senza ricorrere alla violenza e alle armi. Nonostante questo, però, la maggior parte resta ancora dalla parte del primo ministro Netanyahu e del ministro della Difesa, Barak.

“Ma questo non deve indurre in errore”, ci dice un collega israeliano che scrive per il quotidiano Yedioth Ahronoth. “Ogni volta che c’è una crisi nazionale o un’attacco da parte della comunità internazionale, gl’israeliani tendono sempre a schierarsi con il proprio governo”. “Solo dopo – analizza il giornalista – iniziano a farsi domande, a chiedersi se si poteva agire in un altro modo, se si poteva evitare la via militare e se si è sbagliato in qualcosa. Vedi la guerra con il Libano nel 2006 e l’Operazione Piombo Fuso sulla Striscia di Gaza”.

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