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Postcards from Middle East / 68

E' San Valentino per tutti. Anche per gli innamorati della Striscia di Gaza. Nella foto, un ragazzo prepara un mazzo di fiori commissionato da un cliente nel suo negozio nel cuore di Gaza City (foto di Mohammed Saber / Epa)

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sport

E Gaza organizza il suo mondiale di calcio

Quando l’Irlanda ha segnato il primo gol contro l’Inghilterra in tanti si sono alzati ad applaudire e a urlare “Olp, Israel no”. No, non è successo a Londra. E nemmeno a Dublino. Ma a Gaza City. E questi sono i campionato mondiali di calcio. Mondiali in formato ridotto, però. Perché la Palestina non ha una squadra di calcio. Perché Gaza è bloccata. Perché il mondo, anche se per qualche secondo, deve sapere che la Striscia c’è, vive e si diverte. Nonostante le tante difficoltà.

C’era anche l’Italia. Che ha vinto con uno striminzito 1 a 0 proprio contro i padroni di casa. Il torneo, iniziato sabato proprio con la partita Italia-Palestina, durerà due settimane e prevede la partecipazione di sedici squadre della Striscia di Gaza (la maggior parte formate nei campi profughi), oltre alle nazionali europee, oltre a Egitto, Giordania e Turchia.

“Con questo torneo vogliamo dire al mondo che gli abitanti di Gaza possono praticare il loro sport preferito – il calcio, appunto -, nonostante l’isolamento imposto da Israele e le sofferenze che questo ci provoca”, ha detto Ibrahim Abu Salim, direttore dell’Unione calcistica palestinese.

“Il campionato ha due obiettivi: mandare un messaggio di pace e chiedere aiuto al mondo per togliere il blocco israeliano sulla Striscia”, ha aggiunto Tamer Qarmoot, rappresentante dell’Undp, il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo.

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attualità

Sapore di sale

(foto: New York Times)

Sapore di sale. Sapore di mare. Peccato che si tratti dell’acqua che esce dai rubinetti delle case. Servirebbe per cucinare. E, soprattutto, per dissetarsi. Ma nella Striscia di Gaza l’oro blu “è imbevibile”.

“L’acqua non è più adatta al consumo umano – dice Munzir Shiblak, responsabile di una compagnia di distribuzione dell’acqua nel territorio -. Le analisi degli esperti internazionali indicano che solo il 10% è potabile. E ciò costituisce un pericolo per la vita dei palestinesi”.

In tutto, un milione e mezzo di persone – a tanto ammonta la popolazione di Gaza – che dipendono da un’unica falda per il consumo personale e per l’agricoltura.

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