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E per Natale Simon Peres canta insieme ai bambini cristiani

Shimon Peres canta. Il presidente dello Stato ebraico d’Israele ha intonato alcuni passaggi della canzone natalizia “Adeste fideles” insieme a un coro di bambini cristiani della Galilea che era andato a far visita al capo di Stato. Il filmato è finito direttamente sul canale pubblico YouTube dedicato a Peres (sotto il video).

«Dalla Città Santa di Gerusalemme – ha detto il premio Nobel per la pace – voglio felicitarmi con i cristiani di tutto il mondo. Voglia il Cielo che questo Natale e il nuovo anno portino con loro prosperità, tranquillità e pace al Medio Oriente e al mondo intero».

«Tutti quanti, ebrei, musulmani e cristiani – ha proseguito il presidente – preghiamo nel nostro cuore per un mondo migliore per tutti i bambini del mondo. Ci sono diversi tipi di armi: ma l’arma più forte è costituita dalla preghiera unita alla speranza di cambiare la realtà ».

Parole, quelle di Peres, che cadono in un momento particolare, proprio quando rabbini nazionalisti si oppongono alla esposizione in pubblico di alberi di Natale e alla partecipazione ai veglioni di S. Silvestro in quanto – a loro parere – incompatibili con il carattere ebraico del Paese. (leonard berberi)

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Galilea, un’inserzione sul giornale esorta alla delazione contro gli abitanti arabi

Dicono che sia tutta opera di un privato cittadino. Non anonimo. Privato. Ma a vedere la lunga lista dei sostenitori sembra che il “privato cittadino” sia solo la maschera di qualcosa di più grande. Perché al di là dello stupore, resta il senso del gesto.

Nelle settimane passate su un giornaletto locale di Karmiel, cittadina della Galilea con oltre 45 mila abitanti, è apparsa un’inserzione nella quale si invitavano i cittadini residenti nella città «ebraica e sionista» a fornire «informazioni importanti al municipio per impedire la residenza di arabi nel Comune».

Il vicesindaco di Karmiel, Oren Milstein (foto di Doron Golan / Ynet)

L’iniziativa ha avuto il sostegno del vice sindaco di Karmiel, Oren Milstein. «Io sono per il mantenimento del carattere ebraico-sionista di Carmiel», ha detto il numero due della città. «Bisogna prevenire frizioni superflue tra arabi ed ebrei. Noi dobbiamo vivere uno al fianco dell’altro e non uno dentro l’altro».

In città, secondo Milstein, «si sono già stabiliti un migliaio di arabi israeliani ed è possibile che domani chiedano il permesso di erigere una moschea». Milstein ha detto che l’iniziativa di incoraggiare delazioni, inviandole a un indirizzo di posta elettronica, è opera di un avvocato, Koren Neumark, che è anche suo amico.

Neumark ha anche rimproverato il governo di non fare abbastanza per rafforzare la presenza ebraica nella Galilea occidentale dove, a suo dire, su 580 mila abitanti solo il 32% sono ebrei. Nei giorni scorsi, inoltre, la polizia ha aperto un’inchiesta per identificare gli autori di un volantino, diffuso su ampia scala per posta elettronica, dal contenuto fortemente razzista, non solo contro gli arabi ma anche contro gli ebrei immigrati dall’Etiopia e dagli stati di lingua russa.

«Il comune di Karmiel non ha niente a che vedere con queste esecrabili e dannose comunicazioni», ha detto il sindaco Adi Eldar. Ma poi non ha saputo spiegare come mai quel volantino razzista sia stato spedito dalla casella di posta elettronica del legale Neumark, l’amico del vice.

Leonard Berberi

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E nelle esercitazioni israeliane spunta la creazione di un “campo di concentramento”

(foto di Uriel Sinai/Getty Images per Army Times Publishing)

Ci sarebbe pure la creazione di un vero e proprio campo di concentramento nelle esercitazioni che si sono svolte in gran segreto nella provincia di Golani (alta Galilea) giovedì scorso. Con uno scenario che, a differenza delle altre volte, risulterebbe tra i più credibili: l’espulsione dei palestinesi dal territorio israeliano in seguito all’approvazione del piano Lieberman. La notizia è stata resa pubblica dal quotidiano online Kol Yisrael e non è stata smentita dai vertici di Gerusalemme.

L’esercitazione – che ha coinvolto polizia ed esercito dello Stato ebraico – prevede come scenario una possibile reazione al trasferimento forzato fuori Israele dei palestinesi presenti soprattutto al Nord. Reazione che dovrebbe essere scatenata da Hamas e attuata da residenti palestinesi in Cisgiordania e parte della popolazione araba presente in Galilea con tanto di attentati, agguati, manifestazioni violente contro la popolazione e contro gl’interessi israeliani.

È a questo punto che spunterebbe l’idea del campo di concentramento: per contenere gli elementi più estremisti. Chi ha avuto accesso ai documenti dell’esercitazione parla proprio di questo: un territorio controllato militarmente nella provincia di Golani, recintato con il filo spinato e con costruzioni provvisorie. In tutta questa ricostruzione, però, manca un elemento importante: il day after. Nessuno, infatti, è riuscito a capire quali mosse, quali interventi lo Stato ebraico dovrebbe attuare il giorno dopo aver rinchiuso i palestinesi più violenti in quest’area.

L.B.

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