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La diplomazia ai tempi di Google: sul motore di ricerca arriva il “riconoscimento” della Palestina

La scritta (in arabo) "Palestina" sotto al logo di Google nell'home page del motore di ricerca più cliccato al mondo

La scritta (in arabo) “Palestina” sotto al logo di Google nell’home page del motore di ricerca più cliccato al mondo

Il cambio è minimo. L’impatto pure. Ma la mossa rischia di scontentare più di qualcuno. Anche a livello tecnologico. Succede che Google, uno dei colossi mondiali del web, ha deciso di apportare una piccola modifica nella versione palestinese della sua home page: via la scritta «Territori palestinesi» subito sotto al logo, ed ecco un più semplice «Palestina».

«Anche Google riconosce lo Stato palestinese» hanno esultato quelli del Palestine News Network, ripresi da un blog del sito di Foreign Policy. E nel giro di pochi minuti la notizia – apparsa mercoledì sera – è stata condivisa da migliaia di utenti. Prima il (mezzo) riconoscimento delle Nazioni Unite e ora quello – integrale – del web? A prima vista potrebbe sembrare di sì. Come potrebbe anche alimentare le speranze di chi si augura, un giorno, la creazione di una Palestina libera e indipendente. Le stesse speranze che, quasi tre anni fa, alimentò la scelta del servizio meteo di Yahoo! di dividere Gerusalemme in Est e Ovest. Decisione poi revocata nel giro di pochi giorni.

«Cambiamo il nome “Territori palestinesi” in “Palestina” in tutti i nostri prodotti. Per attribuire i nomi dei Paesi consultiamo una serie di fonti e di autorità: in questo caso ci atteniamo all’Onu, all’Icann (garante dei nomi per i domini internet) e all’Iso (Organizzazione internazionale per la standardizzazione), oltre ad altre organizzazioni internazionali», ha spiegato Nathan Tyler, portavoce di Google.

«Google non è un ente politico o diplomatico», ha commentato – con molta pacatezza – Yigal Palmor, portavoce del ministero israeliano degli Esteri. «E così l’azienda può chiamare qualsiasi cosa con il nome che vuole, non ha nessuna importanza», ha detto al quotidiano The Times of Israel. Certo, tra le righe la decisione non è così facile da digerire. «La scelta di Google solleva tutta una serie di questioni. A partire da quella se ci sia uno spazio per poter discutere di questioni controverse all’interno di un’azienda che è fondamentalmente privata».

© Leonard Berberi

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La gaffe del diplomatico iraniano seduto sul posto riservato a Israele

Più della diplomazia, poté la fatica. E quella voglia incredibile di sedersi da qualche parte. E così finisce che quel posto in realtà sia quello riservato al nemico numero uno dello Stato che rappresenti. Poi basta che qualche delegato presente al momento scatti una foto storica e il gioco è fatto. La polemica è servita. Per non parlare dell’imbarazzo.

I fatti. In uno dei tanti vertici all’Agenzia internazionale dell’energia atomica è presente anche Ali Ashgar Soltanieh, il delegato iraniano permanente dell’Aiea. Al margine di un lungo incontro che ha avuto luogo a fine settembre, Soltanieh si mette a discutere con il collega irlandese, Paese che presiede il comitato di sicurezza dell’Agenzia, e cubano. Complice la fatica, l’esponente iraniano si siede di fianco. Ignorando il cartellino con la scritta “Israel”. Non è il solo. Perché anche gli uomini dietro, entrambi iraniani, non notano che quel posto è stato riservato in precedenza allo Stato ebraico. O, come preferiscono chiamarlo dalle parti di Teheran, l’«entità sionista».

Qualcuno non ci pensa su un secondo e scatta una foto con un telefonino. La invia a Colum Lynch, curatore del blog «Turtle bay» dove il giornalista scrive dei lavori delle Nazioni Unite per conto di Foreign Policy. E da lì la notizia esplode. In Israele i giornali hanno ironizzato sulla scena. «Ma come, dite che non esistiamo e poi vi sedete sulle nostre sedie?», scrivono alcuni quotidiani. Dall’Iran, invece, non è arrivata nessuna reazione. Anche se qualcuno scommette che Soltanieh, da sei anni inviato all’Aiea, rischi il posto. E tutto per una semplice distrazione. E una foto. E il web.

Leonard Berberi

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