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Dall’Ue dieci milioni di euro per pagare gli assegni sociali dei palestinesi

Pioggia di contanti su Ramallah e Gaza. E anche questa volta – come nelle precedenti – ad aprire il portafogli è stata l’Unione europea.

Giovedì Bruxelles ha comunicato che è stato dato il via all’ultimo contributo – in ordine di tempo – all’Autorità palestinese (Anp). Poco meno di dieci milioni di euro che dovranno pagare gli assegni di mantenimento di 49.700 famiglie in difficoltà economica sparse tra la Cisgiordania e la Strisca di Gaza. Secondo l’agenzia Maan News, più della metà dei beneficiari abita nella Striscia. Ogni famiglia riceverà circa 220 euro.

Il pagamento, effettuato ieri, consentirà all’Anp di aiutare i nuclei famigliari palestinesi con quasi un mese di anticipo e prima della festa dell’Eid Al-Fitr che celebra la fine del mese del Ramadan. (l.b.)

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A Gaza sempre più donne cercano un lavoro per mantenere la famiglia

Per capire quanto stia cambiando la famiglia palestinese all’interno della Striscia di Gaza bisogna guardare ai campi di lavoro. È qui che la rivoluzione – silenziosa – ha portato a modificare gli equilibri interni ai nuclei abitativi. Con la disoccupazione che galoppa oltre il 70%, a Gaza sono le donne la nuova classe di lavoro.

Sono loro a lavorare in agricoltura. Sono loro a fare le buche sul terreno sabbioso per creare depositi d’acqua. Sono loro a portare quei pochi soldi che servono per mangiare. Mentre loro, i mariti, o sono morti o sono menomati oppure non riescono a trovare lavoro visto che fabbriche e cantieri edili sono solo un pallido ricordo.

Donne di Gaza a lavoro (foto Maan News Agency)

Animah Abu Maghasib è una di queste donne. Ha 37 anni e, insieme a un altro gruppo di amiche, si occupa di scavare la terra per metterci i serbatoi d’acqua ad uso civile. «Sono fiera del mio lavoro – dice all’agenzia Maan News – perché non solo aiuto le famiglie ad avere facile accesso all’acqua, ma porto soldi a casa mia».

Certo, quello di spalare da mane a sera non è proprio un lavoro facile. «È dura – continua Animah – ma le condizioni di vita di molte di noi sono ancora più dure. E il lavoro nei campi, per ora, ci sta dando una mando».

La donna ha sette figli da sfamare e un marito – che ha bisogno di un’operazione chirurgica – da assistere. «I miei piccoli vanno tutti a scuola e se non lavoro io, nessuno ha da mangiare. Per la mia famiglia sono disposta a tutto», spiega.

Animah non è l’unica in questa condizione. Le varie agenzie di lavoro interinale se ne sono accorte. E da qualche settimana hanno iniziato a creare gruppi di offerta di lavoro composte da sole donne. Così le madri e le mogli che hanno bisogno possono chiedere una mano alle agenzie senza particolare disagio.

Leonard Berberi

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