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Video porno tra le piramidi di Giza, è scandalo in Egitto

La pornostar russa mostra il seno a Giza, in Egitto. Sullo sfondo si vedono una piramide e la Sfinge (fermo immagine)

La pornostar russa mostra il seno a Giza, in Egitto. Sullo sfondo si vedono una piramide e la Sfinge

Storia e cultura. Mistero e letteratura. E, da ora, anche tette e scene a luci rosse, sguardi ammiccanti e amplessi. L’incredibile che diventa prima possibile. Poi fattibile. Perché, confusi tra quelle migliaia di turisti, sotto al sole cocente e tra le piramidi, c’erano pure degli attori porno. In piena attività.

Scandalo a Giza. Polemiche al Cairo. Rabbia un po’ ovunque in Egitto. E diverse teste pronte a cadere – inteso: dimissioni o licenziamenti in tronco – per un affronto a un Paese e alla sua attrattiva principale: le piramidi, appunto.

La protagonista mostra di nuovo il seno tra le rovine archeologiche

La protagonista mostra di nuovo il seno tra le rovine archeologiche

«All’interno della Necropoli di Giza sono state girate alcune scene vietate ai minori», conferma imbarazzato Mamdouh al-Damati. «Si tratta di stranieri e il tutto è stato fatto durante l’orario delle visite turistiche». Gli «stranieri», si è scoperto nel giro di pochi minuti, sono dei russi.

Il filmato è stato caricato nove mesi fa su tre diverse piattaforme pornografiche con tanto di sottotitoli in inglese. E ora è al centro di un’inchiesta governativa che – promettono i vertici – sarà durissima. Intanto la prima conseguenza è che il sito archeologico sarà riempito nelle prossime settimane di telecamere di sicurezza. Ma il quotidiano egiziano Al-Masry Al-Youm denuncia: «Il tutto è stato ripreso con il consenso dell’ente che cura l’area».

L'attrice russa nel filmato porno si fa chiamare Aurita

L’attrice russa nel filmato porno si fa chiamare Aurita

«Ma questo posto fa schifo», si lamenta nel video Aurita, la protagonista. «Non c’è nulla di interessante da vedere qui, molto meglio i nostri posti». «Speriamo che le distruggano queste piramidi», aggiunge il protagonista maschile. «Eccole, le vedi? Le mie tette e la Sfinge». E via con inquadrature in primissimo piano del seno di lei e del volto del monumento.

Pochi minuti dopo ed ecco che il filmato prende un’altra piega. Aurita si abbassa e si esibisce in una fellatio mentre sullo sfondo si vedono proprio le piramidi. «Mi gira la testa», esclama la protagonista mentre è ancora alle prese con il sesso orale. «È per merito mio», risponde l’uomo. «No, no, è per il caldo», replica lei. E via così. Fino all’amplesso finale.

© Leonard Berberi

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E in Turchia arriva “il primo sex shop online” per i musulmani

L'home page del sex shop aperto in Turchia (foto Falafel Cafè)

L’home page del sex shop aperto in Turchia (foto Falafel Cafè)

Dentro al catalogo c’è molto materiale. Dalle erbe ai profumi. Dai lubrificanti ai giocattoli erotici. Mancano i vibratori, «ma solo perché quelli la religione ce li vieta». C’è però il «decalogo» per il buon sesso. Sesso halal, s’intende. Perché Haluk Murat Demirel, turco di 38 anni, ha aperto quello che dice di essere il primo sex shop in un Paese musulmano.

Se non è un tabù infranto poco ci manca. E Dio sa quanto tutto questo durerà man mano che la voce arriverà lassù, alle autorità religiose. Ma Demirel non sembra preoccuparsene. Anzi, racconta che l’idea gli è venuta dopo che decine di amici si lamentavano di non avere un posto dove ricevere consigli sessuali e comprarsi essenze e oggetti che non si trovassero in posti così espliciti come i tradizionali sex shop.

Quindi ecco l’idea. Ecco un sex shop online. Ma senza le immagini di donne e uomini nudi dalle pagine virtuali. Sito che, a vederlo, a sfogliarlo, a passare da un link all’altro, sembra tutto tranne che lo spazio su Internet di un negozio che vende oggettistica sessuale. E sarà anche per questo che, canta vittoria Demirel, il sito web – lanciato martedì 15 ottobre – «ha già avuto un picco la scorsa domenica, con 33 mila utenti unici in ventiquattr’ore». L’idea di Demirel arriva due anni dopo l’iniziativa di un ebreo americano che s’è aperto il suo sito di sesso “kosher”.

Una sola domanda: durerà? E qui l’interrogativo è riferito all’avventura imprenditoriale in terra musulmana, mica alle prestazioni sotto alle lenzuola. È presto per dirlo.

© Leonard Berberi

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