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La Banca d’Israele: i lavoratori palestinesi mettono a rischio quelli israeliani

Gli stipendi ridotti dei lavoratori palestinesi rischiano di abbassare ulteriormente la busta paga dei dipendenti israeliani non qualificati. Con il timore che questo scateni una lotta all’interno di quella che viene definita la “manodopera povera”.

L’allarme lanciato dalla Banca d’Israele cade in un momento di forte ripresa economica per lo Stato ebraico. I palestinesi che lavorano in Israele – scrive il dossier della Banca nazionale – sono aumentati del 20% nel periodo 2002-2008.

“Questo aumento – continua il rapporto – contribuisce a dare una mano all’economia palestinese soprattutto dalle parti della Giudea e Samari e ha raccolto rimesse per circa 649 milioni di dollari nel 2008, il 10% della produzione palestinese”.

44mila palestinesi della contea in questione – quella di Giudea e Samaria – hanno lavorato in Israele in tutto il 2008, considerando i 25mila con permesso di lavoro e i 16mila che hanno prestato manodopera in modo illegale. Quasi tutti i lavoratori palestinesi che hanno lavorato da noi – scrive la Banca d’Israele – sono uomini.

Il dossier poi tocca il cuore del problema: le retribuzioni. Un lavoratore palestinese – secondo i calcoli – guadagna circa 55 dollari per ogni giorno di lavoro in Israele contro i 35 dollari di un dipendente in nero. Stipendi che sono circa il 20% in meno di quelli percepiti dai lavoratori israeliani.

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