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DIRETTA BLOG / Le elezioni in Israele

ore 02.30 – Domani Israele si sveglierà con tante certezze in meno. A partire dalla forma e dal colore che prenderà il nuovo esecutivo che guiderà il Paese per i prossimi quattro anni. Tante le sfide, tante le liste che – a seconda delle combinazioni – potranno spostare il baricentro del nuovo governo più a destra o più verso il centro. La più grande responsabilità tocca al giornalista tv Yair Lapid, leader di uno Yesh Atid (trad. C’è un futuro) che ha sorpreso tutti, sondaggisti compresi. Da lui passerà il futuro della Knesset. Termina qui la lunga ed entusiasmante diretta blog di Falafel Cafè. Grazie a tutti (leonard berberi)

ore 02.20 – A metà dei voti scrutinati, questa sarebbe la distribuzione parziale dei seggi alla Knesset: Likud-Beitenu 33, Yesh Atid 19, Labor 16, Shas 12, Jewish Home – National Union 11, United Torah Joudaism 8, Hatnua (Tzipi Livni) 7, Meretz 6

ore 02.15 – Città per città, ecco i partiti più votati (a metà dei voti scrutinati):
– Gerusalemme: United Torah Judaism (27,6%), Likud-Beitenu, Shas
– Tel Aviv: Yesh Atid (19,6%), Likud-Beitenu, Labor
– Haifa: Likud-Beitenu (26,6%), Yesh Atid, Labor
– Be’er Sheva: Likud-Beitenu (37,9%), Shas, Jewish Home – National Union

ore 01.10 – Distribuzione seggi su risultati parziali forniti da Canale 2: Likud-Yisrael Beiteinu 33, Yesh Atid 18, Labor 16, Shas 12, Habayit Hayehudi 11, United Torah Judaism 7, Hatnuah 7, Meretz 6, Hadash 4, United Arab List – Ta’al 3, Balad 3

ore 00.35 – Parla il premier uscente Benjamin Netanyahu: “Sono davvero orgoglioso di essere il vostro primo ministro e vi ringrazio per avermi dato la possibilità di farlo per la terza volta. Ho iniziato da questa sera a lavorare alla formazione di una coalizione vasta e stabile”

ore 00.30 – Parla la vera sorpresa di queste elezioni, il giornalista tv Yair Lapid: “Esattamente 10 anni fa, nel 2003, in una serata come questa, ero seduto a casa dei miei genitori a seguire gli exit poll delle 10 di sera. E proprio come questa sera, i grafici colorati dissero che Shinui, il partito di mio papà, aveva vinto 15 seggi e noi tutti siamo saltati dalla felicità, abbiamo urlato e ci siamo abbracciati. Tutti, tranne uno, mio papà che era rimasto seduto e sembrava quasi triste. Quando gli ho chiesto cos’avesse, mi ha guardato serio e mi ha detto ‘Ho appena capito il peso della responsabilità che è appena ricaduto su di me’. Allora non lo capii affatto. Pensavo fosse giusto essere almeno un po’ felici. Ma ho capito mio papà e quelle parole stasera. Una grossa responsabilità è stata caricata sulle nostre spalle e attraverso queste elezioni c’è una cosa che dobbiamo tutti ricordare e ripetere: non importa dove vai, cerca solo di non essere come quelli che, una volta eletti, dimenticano. Io sono stato appena eletto e non dimenticherò” (sotto, un momento della festa al quartier generale di Yesh Atid, il partito di Lapid)

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ore 00.10 – Il leader del Labor, Shelly Yechimovich ha invitato i partiti di centro e sinistra a mettersi insieme per creare un blocco “e bloccare qualsiasi pretesa di governo di Benjamin Netanyahu”

ore 23.55 – Secondo gli esperti di flussi elettorali a far perdere seggi e voti al ticket Likud-Beitenu sarebbe stata la diserzione delle urne da parte dell’elettorato di origine russa, nocciolo duro dell’elettoralo di Israel Beitenu, il partito dell’ex ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman

ore 23.52 – “Il nostro partito è la nuova patria per il popolo ebraico d’Israele”, dice – mentre ringrazia gli elettori – Naftali Bennett, leader di Jewish Home / National Union. “Combattereme per il Popolo d’Israele e per il nostro territorio”

ore 23.20 – Tutti si congratulano con Yair Lapid, a partire dal premier uscente (e forse confermato) Benjamin Netanyahu. E’ chiaro che Yesh Atid diventa l’ago della bilancia per qualsiasi nuova formazione alla Knesset

ore 22.20 – Smith exit poll: Likud 29, Yesh Atid 19, Labor 16, Bayit Yehudi 13, Shas 10, Livni 7, Meretz 6, UTJ 6, 11 Arabs, 3 Kadima or Strong Israel

ore 22.07 – Ricapitolando: secondo le proiezioni di Canale 2 i partiti di destra hanno guadagnato 61 seggi, quelli di centro e sinistra 59. Secondo Canale 10, invece, le formazioni di destra hanno vinto 62 seggi, quelli di centro e sinistra 58. Comunque una Knesset divisa

ore 22.01 – Exit Poll Canale 2: Likud 31, Yesh Atid 19, Labour 17. Parlamento spaccato a metà. Ecco le schermate di Canale 2

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ore 22.00 – Urne chiuse

ore 21.55 – Cinque minuti ancora prima della chiusura dei seggi. Le urne sono state chiuse alle 20 (ora locale, le 19 in Italia) nei paesini dello Stato ebraico, nelle carceri e negli ospedali

ore 21.50 – Al quartier generale del Likud-Beitenu, il partito del premier uscente Netanyahu e dell’ex ministro degli Esteri Lieberman, la soglia “accettabile” sarebbe stata abbassata a 30 seggi. “Al di sotto di quel risultato è un disastro”

ore 21.45 – Ancora quindici minuti, poi i seggi chiuderanno e sarà il tempo degli exit poll

ore 21.40 – Ultimi minuti del programma comico “Eretz Nehederet” (Uno splendido Paese) su Canale 2 e gli incroci con lo studio del tg che si prepara allo scoccare delle 22 (le 21 in Italia), quando chiuderanno i seggi in tutto lo Stato ebraico

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Yonit Levi, conduttrice dell’edizione principale del tg di Canale 2 e Eyal Kitzis, conduttore di “Eretz Nehederet” (fermo immagine Canale 2 / Falafel Cafè)

ore 21.30 – Secondo gli “internal poll” di Jewish Home / National Union della rivelazione Naftali Bennett, al Likud dovrebbero andare 35 seggi, “mentre noi ce la battiamo con Yesh Atid per il secondo partito più votato”, dicono

ore 21.13 – Scrive Haaretz che tra i circa 10 mila detenuti israeliani ha votato il 70,6% degli aventi diritto. Un vero boom, rispetto al 21% del 2009

ore 21.00 – Il Jerusalem Post racconta che secondo il primo exit poll commissionato dal Likud questa sarebbe la prima distribuzione dei seggi assegnati tra un’ora (quando chiuderanno i seggi): Likud 30, Yesh Atid 20, Jewish Home / National Union 15. Non è dato sapere il risultato delle altre liste

ore 20.50 – Traffico sulle strade israeliane: dopo aver votato, migliaia di persone sono andate a trascorrere la giornate fuori casa. Chi in montagna a sciare, chi al mare a fare il barbecue o un bagno, chi a passeggiare tra i boschi

ore 20.25 – Affluenza alle ore 20 (ora locale, le 19 in Italia): ha votato il 63,7% degli aventi diritto. Nel 2009 era il 59,7%

ore 20.22 – L’appello di Netanyahu ai suoi sostenitori: “Il Likud rischia di non essere più al governo, andate a votare per noi”

ore 20.20 – Si fanno sempre più insistenti le voci e le indiscrezioni che riferiscono di litigi e frizioni tra i dirigenti del Likud e di Israel Beitenu (il partito in ticket, guidato dall’ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman) su come è stata gestita la campagna elettorale

ore 20.17 – Intanto è guerra di nervi tra il Likud e Yesh Atid. I dirigenti del partito del premier Netanyahu smentiscono l’exploit della formazione del giornalista tv Yair Lapid: “Abbiamo mandato i nostri volontari a dire in giro che non è vero”, dicono

ore 20.15 – Centinaia di giornalisti, operatori tv, tecnici e addetti agli impianti al quartier generale di Likud-Beitenu due ore prima della chiusura dei seggi (video del Jerusalem Post)

ore 20.10 – Tzipi Livni, leader di Hatnuah, sostiene che cercherà di creare una coalizione tra il suo partito, il Labor di Shelly Yechimovich e Yesh Atid dell’ex giornalista tv Yair Lapid

ore 20.00 – Per par condicio, dopo il quartier generale del Likud per queste elezioni, ecco gli spalti della sala del Labor (via Canale 2)

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ore 19.50 – Tra dieci minuti verranno raccolti i dati sull’affluenza delle ore 20 (ora locale). Da questa rilevazione si saprà se il 70% di votanti – risultato che non si registra da anni – è più vicino o se sarà addirittura superato

ore 19.44 – Alta affluenza anche tra i soldati dell’esercito israeliano. Secondo Haaretz ha votato almeno il 60% dei militari nelle varie basi dello Stato ebraico. Rispetto al 2009 è un +13%. AGGIORNAMENTO: Secondo il Jerusalem Post l’affluenza è del 57%

ore 19.40 – Canale 2 racconta che c’è stata “una tesa riunione di partito” tra Netanyahu e i vertici del Likud. Non sono noti i dettagli, ma secondo i giornalisti della tv israeliana il premier uscente sarebbe molto deluso e arrabbiato per i risultati che arrivano dalle roccaforti del partito di centrodestra

ore 19.35 – Per seguire le dirette video sulle elezioni sui due più grandi canali tv d’Israele – Canale 2 e Canale 10 – cliccate sotto questi due link:
Canale 2 – www.mako.co.il/makolive
Canale 10 – elections.nana10.co.il

ore 19.20 – L’alta affluenza alza l’asticella dei voti necessari per entrare in Parlamento. Se nel 2009 bastavano 67.470 mila voti validi, oggi ai partiti servono almeno 80 mila preferenze per avere un seggio alla Knesset. Intanto a Nazareth – secondo Haaretz – ha votato il 44% degli aventi diritto di voto

ore 19.10 – La giornata elettorale in Israele, a meno di tre ore dalla chiusura dei seggi, in alcuni clic dei fotografi delle più grandi agenzie del mondo. Dalle grandi città ai villaggi beduini, dai seggi arabo-israeliani a quelli ultra-ortodossi

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ore 19.00 – Mancano tre ore alla chiusura dei seggi. Il Likud teme di perdere seggi e di non sfondare oltre quota 30-31 deputati (sui 120 di tutto il Parlamento). La sinistra – con il Labor di Shelly Yechimovich – spera nel risultato contro ogni previsione (e sondaggio). Preoccupazione degli ebrei ultra-ortodossi per l’alta affluenza

ore 18.55 – Si vota pure il giorno di festa: qui una donna appena sposata inserisce la scheda nell’urna con il vestito bianco (foto via Twitter di @bneibraki)

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ore 18.45 – Continua la diretta non-stop delle tv israeliane. Canale 2 e Canale 10 stanno seguendo la giornata elettorale – con analisi e possibili esiti – da questa mattina (nelle foto sotto due fermo immagine degli speciali televisivi)

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ore 18.35 – Il giornale Kikar Shabbat scrive che alcuni dirigenti ebrei ultra-ortodossi sono preoccupati “per la massiccia presenza di israeliani secolarizzati alle urne”. La componente religiosa da anni ha voce in capitolo su molte questioni di politica interna ed estera

Elettro ebreo ultra-ortodosso vota a Bnei Brak, città alle porte di Tel Aviv a maggioranza religiosa (foto Flash90)

Elettro ebreo ultra-ortodosso vota a Bnei Brak, città alle porte di Tel Aviv a maggioranza religiosa (foto Flash90)

ore 18.25 – “Andate a votare!”. E’ l’appello del patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, agli elettori arabo-israeliani. Una dichiarazione, secondo i giornali locali, “senza precedenti”

ore 18.20 – Tutto pronto (o quasi) al quartier generale di Likud-Beitenu dove alle 22 si avranno i primi risultati sulle elezioni in Israele. Secondo i sondaggi il premier uscente dovrebbe essere riconfermato. Resta l’incognita dei seggi che saprà confermare (foto di Emily Baujard)

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ore 18.10 – Affluenza alle 18 (le 17 in Italia); secondo la Commissione elettorale centrale ha votato il 55,5% degli aventi diritto. Nel 2009 erano il 50,3%

ore 17.45 – Esponenti di “Yesh Atid”, il nuovo partito dell’ex volto tv Yair Lapid, hanno detto a Canale 10 che secondo le loro proiezioni di voto la formazione è seconda dopo il ticket Likud-Beitenu

ore 17.40 – Il deputato del Labor, Isaac Herzog, dice che “se alle urne andranno più del 70% degli elettori, la leader laburista Shelly Yechimovich sarà il nuovo primo ministro d’Israele”

ore 17.27 – “Con questo andazzo è già tanto se prendiamo 31 seggi”. Sarebbero le parole pronunciate da un esponente del Likud, il partito del premier Netanyahu, e riportate da Haaretz

ore 17.00 – Google celebra la giornata elettorale nello Stato ebraico con un doodle. Questo:

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ore 16.45 – La Polizia ha comunicato che fino a questo momento ci sono stati circa 350 “incidenti” legati alla giornata elettorale. Si tratta, comunque, di piccole scaramucce ai seggi

ore 16.40 – Il Movimento dei Kibbutz sostiene che alle 14.30 ora locale ha votato il 46% dei residenti nei kibbutz

ore 16.10 – Continua il trend positivo sull’affluenza. Alle 16 ora locale (le 15 in Italia) alle urne s’è recato il 46,6% degli aventi diritto. Alla stessa ora dell’ultima tornata del 2006 aveva votato il 39%. Nel 2009 era il 41,9%

ore 15.40 – Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu preoccupato dall’alta affluenza: “Invito i nostri sostenitori ad andare a votare, soprattutto nelle nostre roccaforti”

ore 15.00 – Il quotidiano Yedioth Ahronoth insieme al sito Ynet ha messo insieme le liste tra le quali possono scegliere gli elettori israeliani (foto sotto)

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ore 14.40 – La Commissione elettorale centrale comunica i dati dell’affluenza alle ore 14 (ora locale, le 13 in Italia): ha votato il 38,3% degli aventi diritto. Dato decisamento superiore al 30,9% del 2006

ore 14.20 – I leader dei partiti arabi in corsa per seggi alla Knesset invitano la popolazione locale ad andare a votare “per non lasciare il Parlamento in mano alla destra estrema”

ore 13.30 – Bassa l’affluenza nelle città arabo-israeliane. Secondo la Commissione elettorale centrale alle 12.30 (ora locale) ha votato l’8% degli aventi diritto a Yafia, il 12% ad Ara, il 9% a Kfar Kara, il 10% a Dir Hana, il 12% ad Ar’ara, l’11% a Daburiyya, il 4% a Maghar, il 15% a Muqeible

ore 13.05 – Il comitato elettorale del Likud – il partito del premier uscente Netanyahu – denuncia la presenza di schede elettorali false a Hadera, Rishon Letzion e Beit Ezra: secondo loro sulle schede non c’è scritto “Benjamin Netanyahu presidente”

ore 12.30 – Secondo i primi dati ufficiali alle 12 ha votato il 26,7% degli aventi diritto. Nel 2006 erano il 21,6%

ore 11.50 – La Commissione elettorale centrale comunica che tutti i seggi sono aperti e che non sono stati registrati incidenti o problemi. Un osservatore a Gerusalemme – scrivono i giornali locali – ha però denunciato che un membro donna della commissione degli osservatori si sarebbe presentata in “abbigliamento immodesto”

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ore 10.50 – A Tel Aviv vota Shelly Yechimovich (foto sopra), leader del Labor, seconda forza politica secondo i sondaggi per quanto riguarda questa tornata elettorale

ore 10.40 – Il presidente Peres invita la popolazione ad andare a votare. “Oggi si celebra la democrazia”, spiega

ore 09.30 – Secondo un giornalista di Haaretz negli insediamenti in Cisgiordania la maggior parte degli elettori avrebbe votato Jewish Home / National Union di Naftali Bennett

ore 09.00 – Ha appena votato anche il rabbino Ovadia Youssef, leader spirituale del partito ultra-religioso Shas

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ore 08.30 – Votano il presidente Simon Peres (a Gerusalemme) e l’ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman (a Nokdim, insediamento ebraico in Cisgiordania)

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ore 08.10 – Naftali Bennett, leader di Jewish Home / National Union, vota a Ra’anana con la moglie (foto sopra)

ore 07.05 – A Gerusalemme, di prima mattina, il premier uscente Benjamin Netanyahu vota insieme alla moglie (foto sotto)

Il premier uscente Benjamin Netanyahu vota di prima mattina insieme alla moglie e ai figli Avner e Yair (foto Flash90)

Il premier uscente Benjamin Netanyahu vota di prima mattina insieme alla moglie e ai figli Avner e Yair (foto Flash90)

ore 07.05 – Qui l’infografica realizzata da Haaretz sulla giornata elettorale nello Stato ebraico

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ore 07.00 – Seggi aperti in tutta Israele fino alle 22 (le 20 nelle piccole località e negli ospedali): 5,6 milioni di aventi diritto sono chiamati a eleggere il 19° Parlamento (Knesset) composto da 120 deputati. Nelle ultime elezioni (2006) l’affluenza è stata del 69,5%. Oltre ventimila i poliziotti attivati per garantire la massima sicurezza

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N.B. Gli orari sono da intendersi ora israeliana (sessanta minuti avanti rispetto a quella italiana)
Fonti: Haaretz, Ynet, Jerusalem Post, Israel haYom, Times of Israel, Commissione elettorale centrale, Channel 2, Channel 10, Radio militare, Reuters, Ap, Afp, Likud-Beitenu, Labor, Jewish Home / National Union

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Israele, la sfida (tutta a destra) nelle elezioni del 22 gennaio

Naftali Bennett, leader di "Jewish Home Party" (foto Flash 90)

Naftali Bennett, leader di “Jewish Home Party” (foto Flash 90)

A tutta destra. E se è possibile una destra più a destra, ancora meglio. Si guadagnano punti ai sondaggi. Si rischia di portare ancora più esponenti in Parlamento. Tanto che, annusata l’aria che tira, pure l’ex premier Tzipi Livni – a capo del suo nuovo partito «Hatnua» – pare stia tentando dal centro di accodarsi al treno destrorso.

Prendete, poi, Naftali Bennett, leader del partito di ultradestra «Jewish Home Party». Cinque giorni fa l’ex membro delle truppe d’assalto d’elite «Sayeret Matkal» a un certo punto ha detto la sua sugl’insediamenti ebraici in Cisgiordania. «Se mi dovessero ordinare di evacuarli, fosse soltanto uno e piccolo, ecco avrei molti problemi: di certo non obbedirei agli ordini, la mia coscienza me lo impedirebbe». Apriti cielo. La stampa l’ha massacrato. I vertici dell’esercito pure. Anche il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha stigmatizzato la risposta. Ma come – hanno detto tutti i vertici istituzionali d’Israele – un leader di partito che invita all’insubordinazione militare? Vero. Tanto che lo stesso Bennett ha in parte aggiustato il tiro. Ma quello che non aveva previsto i sondaggi. Che, ancora cinque giorni dopo, lo vedevano rafforzato.

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L’apertura della campagna elettorale del ticket di partiti Likud – Israel Beitenu con, al centro, l’attuale premier Benjamin Netanyahu e l’ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman (foto Flash 90)

Raccontano i dati del Dialog Institute – è loro l’ultimo sondaggio disponibile – che se si votasse in questi giorni, dopo la corazzata Likud-Israel Beitenu (i partiti del premier e dell’ex ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman) con 35 seggi, il secondo partito sarebbe il «Labor Party» di Shelly Yechimovich con 17 seggi. Subito dopo, ecco proprio «Jewish Home Party» di Naftali Bennett con 13 parlamentari. Tanti quanti ne prenderebbero gli ultrareligiosi dello Shas che, però, vantano una guida spirituale ascoltata dagli ebrei e un bel po’ d’esperienza politica. Una settimana fa, la formazione di Bennett non andava – nei sondaggi più ottimisti – oltre i 10 seggi. Dieci seggi, stavolta, andrebbero a Kadima, il partito fondato dall’ex premier Ariel Sharon, attualmente la realtà con più parlamentari in questa legislatura che va verso la chiusura.

E insomma, anche in questa tornata elettorale – si vota il 22 gennaio – la partita, per la sinistra sembra già chiusa. Mentre è a destra che si cerca di capire con quali formazioni il ticket Netanyahu-Lieberman si coalizzerà per il nuovo governo. Ticket che ha avviato ufficialmente la campagna elettorale all’insegna della sfida alla comunità internazionale: «Continueremo a costruire a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, è al primo punto del nostro programma politico», hanno detto entrambi dal palco. E Avigdor Lieberman – dimessosi pochi giorni fa da ministro degli Esteri per uno scandalo corruzione – ha  mostrato il suo solito ghigno che alle cancellerie europee proprio non piace.

© Leonard Berberi

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E i laburisti accusano Netanyahu di essersi comprato i “mi piace” su Facebook

L'annuncio su Facebook dei 200.000 "mi piace" della pagina ufficiale di Netanyahu

Ma non è che pure lui, il primo ministro, alla fine ha ceduto alle lusinghe del mercato degli amici su Facebook? Non è che, pure lui, s’è comprato i contatti? La domanda se l’è posta Shelly Yehimovich, ex volto del tg di Canale 2 e, soprattutto, leader del Labour, il partito israeliano di centrosinistra. Quindi l’opposizione all’attuale governo.

Ecco, scrive Yehimovich che grazie a un suo attivista ha fatto una scoperta molto interessante. Scoperta che, in sintesi, si potrebbe scrivere così: Benjamin Netanyahu, primo ministro d’Israele, ha un sacco di “amici” su Facebook che in realtà con lui non avrebbero nulla a che fare. Ergo: se li è comprati.

Tutto è iniziato quando Noga Katz, portavoce del Likud (il partito di centrodestra del premier), ha comunicato che «la pagina Facebook di Netanyahu ha raggiunto i 200mila “mi piace”». Non l’avesse mai fatto. Nel giro di poche ore ecco l’annuncio – sul sito ufficiale – della Yehimovich: Netanyahu? «Un primo ministro sì, ma a vedere i contatti dell’Indonesia e degli Stati Uniti».

Shelly Yehimovich, leader del Labour

E qui bisogna fare un passettino indietro. Un blogger, elettore laburista, ha scoperto che più di metà (52%) dei “mi piace” di Netanyahu è di utenti americani, il 17% è di simpatizzanti israeliani e il 3% di iscritti al social network indonesiani.

Ecco, a parte il fatto – secondo Yehimovich – che sembra improbabile che il primo ministro di un Paese abbia più preferenze in un altro Paese, com’è possibile «che ci siano tutti questi indonesiani a tifare per lui quando l’Indonesia è il più grande Stato musulmano e con il quale noi, Israele, non abbiamo nessun tipo di relazioni diplomatiche?». Scrive ancora, sarcastica, Yehimovich: «Mi sembra poco probabile che il nostro caro premier abbia fatto breccia nei cuori degl’indonesiani». A proposito: di “mi piace” sulla sua pagina Facebook, la leader laburista ne ha circa 20mila.

Dall’ufficio di Netanyahu non hanno ancora replicato alle insinuazioni. Ma è chiaro che questo post, sul web, segna l’inizio della campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Elezioni che dovrebbero svolgersi nel 2013 (nei primi mesi del prossimo anno, quindi), ma che – secondo molti – potrebbero essere anticipate, Iran permettendo, per permettere a Netanyahu di approfittare dei sondaggi che lo danno – ancora oggi – favorito per la rielezione.

© Leonard Berberi

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