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E a Dubai una palestra sponsorizza le attività con l’immagine di Auschwitz

Se non è stato un gesto intenzionale è, almeno, una gaffe. Piccola, forse. Ma che – a 23 giorni dal Giorno della Memoria – rischia soltanto di aggiungersi alla lunga sfilza di scivoloni (pubblicitari) che hanno avuto come elemento centrale immagini dell’Olocausto.

Stavolta è toccato alla «The Circuit Factory», una catena internazionale di palestre. Nella sua campagna promozionale a Dubai qualcuno è sobbalzato dalla sedia quando ha visto campeggiare, in un poster, l’ingresso dei treni al campo di concentramento di Auschwitz. Sopra, lo slogan della palestra: «Dì addio alle tue calorie».

La pubblicità ha avuto vita breve. Il poster è stato eliminato. Ma la campagna – che conteneva altre immagini, decisamente più “felici” – è stata bombardata dalle critiche nella pagina ufficiale su Facebook. I più «gentili» hanno accusato la palestra di «cattivo gusto» e «mancanza di sensibilità». Altri sono andati molto oltre.

«Era solo una provocazione, ma se non è stata ben accolta allora me ne scuso», ha detto Phil Parkins, amministratore della pagina del social network. Che poi, forse involontariamente, ha cercato di motivare la scelta, ma usando parole ancora più infelici. «L’immagine di Auschwitz come simbolo di dimagrimento e lavoro fisico – ha continuato Parkins – era stata scelta perché il programma che offre la palestra, per le calorie, è come un campo di concentramento». Alè.

Altri tre manifesti sono stati rimossi dalla campagna perché ritenuti dai frequentatori della struttura sportiva e dei suoi forum virtuali su Facebook e Twitter troppo volgari per immagini o parole, anche nei confronti della stessa Dubai.

© Leonard Berberi

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La minaccia di Assange: “Presto file segreti sulle operazioni israeliane”

Forse Netanyahu ha esultato troppo presto. «I documenti pubblicati confermano che il mondo intero è con noi», aveva detto subito. E, forse, la stampa israeliana ha chiuso troppo preso l’affare. «I file non rivelano nulla di preoccupante per il nostro Paese», avevano scritto.

Ma la realtà sembra essere un’altra. In un’intervista al programma “Frost over the world” di “al-Jazeera English” (il video dell’intervista lo trovate in basso, nda), Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, ha detto che nei prossimi mesi il suo sito pubblicherà migliaia di documenti che contengono informazioni riservate sullo Stato ebraico.

Dalle anticipazioni dello stesso Assange – apparso dimagrito, con la barba incolta e il colletto della camicia sbarazzino -, due sembrano i filoni più “preoccupanti” per Israele: la Seconda guerra in Libano e l’omicidio a Dubai del dirigente di Hamas, Mahmoud al-Mabhouh. Il contestato fondatore di WikiLeaks ha spiegato che fino a oggi dal suo sito sono stati diffusi solo pochi documenti relativi a Israele. Ma che dall’archivio, nelle prossime settimane, usciranno oltre 3.700 file che hanno a che fare con lo Stato ebraico, prodotti in gran parte dall’ambasciata Usa a Tel Aviv.

«Molti di questi file sono classificati come “top secret” e contengono informazioni sulla guerra tra Israele e gli sciiti libanesi di Hezbollah nell’estate del 2006», ha detto ancora Assange. Mentre altri documenti proverebbero il coinvolgimento del Mossad, i servizi segreti israeliani, nell’omicidio di al-Mabhouh, a Dubai all’inizio dell’anno.

Assange ha poi concluso l’intervista assicurando di non aver mai avuto rapporti diretti o indiretti con Israele. Ma ha anche detto che «l’intelligence del paese ebraico sta monitorando da vicino le attività di WikiLeaks».

© Leonard Berberi


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Massima vigilanza

“Cari viaggiatori, quando andate in Israele, tenete sempre sott’occhio il vostro passaporto”. L’annuncio – insolito, ma attuale – arriva direttamente dal Foreign Office di Londra. Sul profilo dello Stato d’Israele, infatti, c’è scritto che i cittadini britannici è bene che non perdano mai di vista il proprio documento di viaggio. Altrimenti – è il messaggio sottinteso – potreste finire per partecipare, a vostra insaputa, al prossimo omicidio mirato da parte del Mossad (vedi alla voce: Dubai).

“I dati sensibili del vostro passaporto – spiega la nota – rischiano di entrare in possesso di persone che potrebbero poi utilizzarli per un uso improprio”. Massima attenzione – continua il Foreign Office – “ai passaporti non biometrici (quelli senza microchip, nda), perché sono quelli più esposti al rischio duplicazione e furto d’identità”.

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Un siriano morto in Ungheria e due jet israeliani

Il luogo dello strano omicidio di un siriano in una via di Budapest, la capitale dell'Ungheria (foto Afp)

La concomitanza è strana. Per tutto il giorno due jet israeliani Gulfstream hanno sorvolato i cieli ungheresi. Sotto, a terra, un siriano veniva trovato morto nella sua Mercedes in una strada di Budapest.

I due velivoli – che fonti bene informate attribuiscono alla difesa di Gerusalemme – avrebbero volato sopra Turchia, Bulgaria, Romania. Infine, sono entrati nello spazio aereo ungherese. “Senza però – precisa l’informatore al quotidiano Yedioth Ahronoth – mai atterrare sul suolo europeo”.

Il tutto, mentre la polizia ungherese – e un po’ quella di mezza Europa – stava indagando sullo strano assassinio di un cittadino siriano di 52 anni, ucciso mentre guidava la sua macchina.

“Che il Mossad stia operando anche in Europa?”, si sono chiesti gli analisti israeliani. Perché dopo il pastrocchio di Dubai, un altro incidente diplomatico con il Vecchio continente sarebbe fatale. Interpellato sul caso, il portavoce del ministero ungherese della Difesa ha detto che i due aerei erano lì per una missione diplomatica.

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Mossad market

(foto Associated Press)

Impazza la “Mossad-mania” in Israele dopo l’uccisione dell’esponente di Hamas, Mahmoud al-Mabhouh, fatto fuori il 19 gennaio in un albergo di Dubai.

Prima le magliette, poi i boom al sito dell’agenzia d’intelligence israeliana, infine le tante candidature per diventare 007 dei servizi segreti più sofisticati – e pericolosi – del mondo. Ma non si era mai arrivati al punto da usare un omicidio – attribuito da tutto il mondo al Mossad – per trarre ispirazione per una pubblicità.

A rompere il tabù ci ha pensato una catena di supermercati. Che, visto il traino, ha deciso di girare uno spot televisivo ispirato proprio all’omicidio. Lo pubblicità della Mahsaney Kimat Hinam mostra gli attori con racchette da tennis, che indossano cappelli, occhiali e parrucche, gli stessi vestiti usati dai presunti killer del Mossad ritratti dalle immagini di sorveglianza dell’hotel dov’è stato ucciso al-Mabhouh.

Le immagini dello spot imitano le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza e mostrano gli attori mentre fanno scivolare con fare sospetto i prodotti dentro il carrello, accompagnati dagli slogan «eliminiamo i prezzi» e «offriamo prezzi killer».

“Non si tratta di uno spot di cattivo gusto”, ha detto Sefi Shaked, responsabile della pubblicità. “Certo – ha proseguito – la nostra società spera di capitalizzare l’enorme attenzione dei media sull’omicidio di Dubai”.

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Search: Mossad

Tutta questa pubblicità non la cercavano proprio. Ora ci si mette pure Google, col suo potentissimo motore di ricerca. Dati alla mano, una delle parole più cercate negli ultimi giorni è stata “Mossad”, l’agenzia dei servizi segreti israeliani coinvolta nell’assassinio di un leader palestinese di Hamas in un hotel di Dubai.

I numeri confermano il trend delle ultime settimane e registrano un balzo del 400% delle ricerche da gennaio a febbraio 2010. Più 700%, invece, se paragonato al febbraio 2009. Dal Mossad, i gestori del sito confermano il trend ai taccuini dello Yedioth Ahronoth. Anche se poi quanto ai dati particolareggiati (da quali paesi arrivano le richieste, per quanto tempo restano sul sito, quante mail hanno ricevuto) dall’Agenzia nicchiano e non rispondono.

Del resto, è un’agenzia di agenti segreti. Non di agenti pubblicitari.

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“Vietato l’ingresso agli ebrei”

Un fermo immagine, rilasciato dalla polizia di Dubai, mostra due dei ventisei ricercati per l'omicidio di un esponente di Hamas, il 19 gennaio scorso (foto Ynet)

Dai passaporti sospetti ai passaporti indesiderati. Per non parlare dei cognomi semiti, delle origini non gradite e di quelle facce un po’ così, troppo israeliane.

Tempi duri per gli ebrei. Perché dal 1° marzo la polizia di frontiera di Dubai, Emirati Arabi Uniti, non consentità l’ingresso di cittadini israeliani, cittadini ebrei con doppio passaporto e “qualsiasi altro soggetto visitante che anche alla lontana dimostrerà di avere parentela con gli israeliani”. Insomma, non basterà avere un passaporto non firmato da Gerusalemme. Si dovrà anche convincere la polizia di non avere nessun legame con Israele.

Il fatto scatenante è noto: un commando di 26 agenti segreti che, accusano da Dubai, sono stati mandati dal Mossad a uccidere un esponente di Hamas. Sul suolo emiro. Il dubbio ora si estende anche agli atleti ebrei che presto dovranno gareggiare in alcune competizioni continentali sul suolo di Abu Dhabi.

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