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Il rabbino: le donne sono incapaci di gestire una comunità

Le donne? “Incapaci di gestire una comunità”. Ecco perché “sarebbe meglio se si dedicassero alla gestione domestica”. E, se comunque si mettessero in testa di candidarsi, allora “dovrebbe esser loro impedito di farlo”.

Parola di Elyakim Levanon, rabbino capo dell’insediamento di Elon Moreh, contea di Samaria, Israele. Parole come pietre quelle della guida spirituale locale. Parole piovute in risposta alla lettera di una donna che gli aveva chiesto cosa poteva fare per candidarsi alla carica di segretario del consiglio della comunità.

“Credo non sia giusto che siano soltanto gli uomini a decidere come gestire la comunità”, aveva osato scrivere la donna, rimasta anonima. Ma il rabbino Levanon ha stroncato qualsiasi velleità politica della signora: “Il primo problema – ha scritto su un quotidiano locale – è che le donne non possono avere nessun tipo di autorità sulla collettività. Essere segretario vuol dire avere l’autorità e le donne non possono quindi diventarlo”.

“Se la donna vuole farsi sentire – ha continuato il rabbino – deve farlo attraverso il marito”. Anche se, consiglia, “il dibattito dovrebbe tenersi in famiglia, e quando i pareri sono concordi, il marito presenta l’opinione della famiglia”.

IL CASO-SIMBOLO / Nell'immagine, la foto in alto - quella originale - riguarda la presentazione ufficiale di tutto il nuovo esecutivo del primo ministro Benjamin Netanyahu. Ma in basso, la stessa foto, è stata alterata per il pubblico ultra-ortodosso. Il ritocco riguarda solo la componente femminile: le donne del governo sono sparite e sostituite con altri uomini.

Altro che schiaffo al femminismo e ai decenni di lotta in tutto il mondo per affermare la parità dei sessi. Questo è un pugno. Anzi, un tentato omicidio. E infatti le israeliane non sono rimaste in silenzio. “In tempi di crisi le donne hanno dimostrato una forte capacità di alzarsi in piedi e di combattere”, ha risposto piccata Daniela Weiss, guarda caso ex capo del consiglio di Kedumim, nei pressi di Nazareth.

“Quelle del rabbino sono state frasi anti-democratiche e medievali”, ha replicato Nurit Tsur, presidente dell’Israel Women Lobby. “Di fronte a queste parole – ha concluso – mi aspetto che le autorità religiose non diano loro nessun credito e che chiariscano che il ruolo delle donne nella discussione politica nazionale è necessario ed essenziale”.

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Auto sportive e corsi di velocità per le donne palestinesi

(foto Afp)

Se non altro ha il merito di riportare a galla la difficile condizione femminile in Palestina. Certo, l’iniziativa è particolare. Perché le gare automobilistiche, in mezzo a una delle aree più tese degli ultimi decenni, sembrano più un viaggio onirico alla David Lynch piuttosto che un evento concreto.

E comunque. Il consolato britannico di Ramallah ha dato inizio a un progetto “per consentire alle giovani donne di praticare attività di motosport”. Siano essi rally o ciclocross. E ha fornito anche tutto l’abbigliamento necessario. Così alcune giovani palestinesi hanno preso parte alle competizioni automobilistiche in diverse località della West Bank: Jenin, Nablus, Ramallah, Betlemme e Gerico.

(foto Afp)

Le foto fornite dagli inviati dell’Afp (ne riportiamo soltanto due) sono molto particolari. Con gli uomini che guardano dietro le transenne e le donne assolute protagoniste. Certo, una parola veloce sulle auto: più che vere macchine da competizione, sembrano – in particolare la Bmw in alto – veicoli sequestrati (o presi in prestito) alla malavita locale.

“Il nostro obiettivo è incoraggiare la componente femminile della società a prendere parte alle attività sportive in generale, in particolare nelle competizioni automobilistiche”, hanno fatto sapere dal consolato britannico.

La stessa autorità governativa fa sapere che presto inizieranno dei veri e propri corsi di guida competitiva. Corsi tenuti da campioni inglesi della specialità. Certo, sarà dura trovare gli “allievi”. Nella competizione di Jenin si sono presentate soltanto quattro donne.

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