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Israele, soldati litigano con un beduino e gli uccidono il cammello

Alla fine, a rimetterci la vita è stato uno che non c’entrava niente. Ucciso a colpi di pistola. Solo perché si trovava lì, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Vittima di una discussione accesa tra un beduino e tre soldati israeliani dell’Idf che, non contenti di aver leso il diritto di proprietà, si sono messi a sparare contro l’animale del beduino, un cammello, uccidendolo.

E’ successo nei pressi di Jericho, vicino al confine con la Giordania. Quando tre soldati, dopo aver abbandonato la propria base senza nessun permesso, hanno bivaccato nella tenda di un signore – un beduino – che in quel momento stava prendendosi cura dei suoi animali. Cammelli, soprattutto.

Una volta rientrato nella tenda, ha sorpreso i tre soldati dentro. Ha iniziato a urlare, a chieder loro di uscire dalla sua proprietà. Dopo minuti di accesa discussione, i tre se ne sono andati. Ma uno di loro, andandosene, ha estratto la pistola e ha iniziato a inveire contro uno dei cammelli. L’animale è caduto per terra dopo pochi secondi. E al proprietario non è rimasto altro che denunciare quant’è successo.

Ora ci sarà un processo. E i soldati – assicurano i vertici militari – saranno puniti con la massima severità. Al beduino, poi, sarà assicurato un risarcimento danni. Contenti tutti, insomma. Un po’ meno, s’intende, l’animale ucciso.

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Lavori forzati 2.0

“Troppi africani”. Per di più, “sono quasi tutti illegali”. E “danno fastidio”, “tolgono lavoro”,”creano problemi”. Tempi duri in Israele. Per tutti, anche per gli immigrati di colore. Perché, dopo le lamentele di molti dalle parti di Gerusalemme, un deputato della Knesset – definita qualche giorno fa “la più razzista di sempre” – ha deciso bene di avanzare la sua proposta per risolvere il “problema”.

“Mandiamoli nel deserto e creiamo per loro una città, là in mezzo alla sabbia, vicino all’Egitto”. Parola di Yaakov Katz.. Estrema destra, s’intende. Ma tra i banchi parlamentari qualcuno lo sta prendendo sul serio. Perché, propone Katz, “gli immigrati dovrebbero essere impegnati in lavori fisici di pubblicità utilità: ad esempio, dovrebbero partecipare alla costruzione di reticolati di confine e alla costruzione di strade, a beneficio degli abitanti del Negev”.

Katz non è un Borghezio qualsiasi. O un Calderoli della prim’ora. E’ il capo della Commissione parlamentare per la soluzione della questione dei lavoratori stranieri. “Già oggi, dalle parti di Tel Aviv vivono 23mila infiltrati africani – ha tuonato Katz – e ogni mese se ne aggiungo altri 2mila”.

C’è chi l’accusa di voler ghettizzare gli stranieri. A partire dalle associazioni che lottano per aiutare i lavoratori stranieri e i profughi. “Niente affatto – replica il parlamentare -. Propongo soltanto di raccoglierli in una città dove possano sostenersi lavorando”.

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“La Barbie è qui!”

A un certo punto, una bambina si avvicina. La guarda per qualche secondo. E scoppia a piangere. Di gioia. “La Barbie è qui!”, esclama la piccola. E singhiozza.

Succede tutto a Lakiya, una cittadina beduina in mezzo al deserto israeliano pochi chilometri a nord di Be’er Sheva. La Barbie, in realtà, è Jill Biden. La moglie bionda di Joe, il vice presidente degli Stati Uniti d’America.

Una visita nel deserto che Jill difficilmente dimenticherà. Perché è stata scambiata dalla bambina per la bambola più famosa al mondo, perché stonava con il suo vestito rosa scintillante in mezzo alle donne beduine. E – soprattutto – perché quando le associate di un’organizzazione no profit israeliana per l’eguaglianza sessuale le hanno chiesto di raccontare come vivono le donne negli Usa lei ha preferito non parlare.

Al contrario del marito che, invece, è famoso per la sua lingua lunga.

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In Israele è già estate

Trenta gradi centigradi nell'ultimo fine settimana a Tel Aviv. Così la gente ne ha approfittato per andare al mare (foto Eddie Israel)

Un week end da non credere in Israele. E questa settimana non sarà molto diversa. Anzi, secondo alcuni esperti, andrà anche peggio.

In pieno inverno, e con le montagne della Turchia innevate, a Tel Aviv come a Gerusalemme, il termometro ha superato quota 30 gradi centigradi. Venti caldi, temperature in salita e persone che boccheggiano in pianura, sulla costa, nel deserto del Negev settentrionale, ad Arava e nella valle del Giordano. Dove, secondo le ultime rilevazioni, sono stati registrati 33°.

Certo, restano imbattuti i due record di febbraio (33,4° nel 1974, 33.9° nel 2004), ma anche in questi giorni non si scherza. E i prossimi – secondo l’esperto Baruch Ziv, della Open University – il record potrebbe essere superato. Magari già mercoledì. Al massimo sabato o domenica. Intanto sul lungomare si sono viste scene da piena estate.

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