attualità, economia

La crisi economica di Gaza spinge sempre più palestinesi contro l’autorità di Hamas

Un'anziana sta seduta all'ingresso di casa, nei pressi di Gaza City (foto Getty Images)

Viva Hamas. Abbasso Hamas. In pochi anni è successo quello che israeliani e palestinesi (della Cisgiordania) non si sognavano nemmeno: assistere alla crisi di Hamas. O meglio: all’aumentare, giorno dopo giorno, dei suoi detrattori. Non in un posto qualsiasi, ma proprio là, a Gaza, nel cuore politico ed economico dell’organizzazione terroristica salita al potere nel 2007.

Una crisi che aveva raggiunto il picco quest’estate. Con l’occupazione di un edificio nuovo di zecca di Hamas – così nuovo che non era ancora stato ultimato – per protestare contro la carenza di case e di assistenza sociale. Poi ai giornalisti della Striscia era stato imposto il silenzio: nessuno dovrà più parlare delle contestazioni al partito islamista.

Ma ora più di qualcuno ha iniziato a maledire Hamas. Non solo per l’isolamento politico. Soprattutto: per una crisi economica che non accenna a fermarsi. Mentre pochi chilometri più in là, in Cisgiordania, i tassi di crescita stanno lentamente tornando ai loro massimi di qualche anno fa. Il paradosso è che Hamas è precipitata così tanto nell’indice di gradimento da finire contestata ogni giorno e da portare in secondo piano le pessime relazioni con il vicino Israele.

Nel 2009 il Programma alimentare mondiale (Pam), gestito dalle Nazioni Unite, ha calcolato che nella Striscia di Gaza quasi la metà della popolazione non aveva un lavoro e che l’85% si garantiva l’alimentazione quotidiana grazie alle agenzie internazionali di aiuto alimentare. «Cinque o sei anni fa stavamo molto meglio», ha detto un abitante di Gaza, Ziad Taramsa, al Global Post. «Oggi è tutto più difficile, soprattutto trovare un lavoro».

Come se non bastasse, la Striscia deve fare fronte anche a tassi di crescita della popolazione tra i più alti del pianeta. Per dire, in dieci anni – dal 1997 al 2007 – gli abitanti sono aumentati del 40%. E ora che l’area è quasi isolata dal resto del mondo i problemi economici – per nulla legati alle congiunture internazionali – sono diventati evidenti. E insormontabili. Una situazione che potrebbe dare una mano decisiva al processo di Pace: la debolezza di Hamas riavvicina Gaza a Ramallah e l’allontana dalle organizzazioni violente e anti-israeliane.

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Un sussulto. Anche minimo

In fondo, si potrebbe bollare la dichiarazione come una boutade. O il frutto di un colpo di caldo di chi l’ha pronunciata. C’è però un piccolo particolare: il tutto è successo nella sede romana della Federazione nazionale della stampa italiana.

«La crisi finanziaria internazionale è stata ampiamente voluta soprattutto dalla lobby ebraica». Questa la dichiarazione di Giorgio Vitali, iscritto all’Ordine dei giornalisti di Roma e all’Ordine dei chimici, in un’intervista video rilasciata a Giovanna Canzano.

Qui sotto trovate il video integrale. Nella speranza che, pur nel pieno rispetto delle opinioni individuali, le coscienze di voi lettori provino un sussulto. Anche minimo. (l.b.)

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