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“Made in Lager”

La galleria degli orrori (in vendita) sembra non finire mai. Anzi, si alimenta di nuovi cimeli che riemergono dal passato. Come il sapone “made in lager” che un venditore canadese di oggetti storici – tal Abraham Botines di 73 anni – avrebbe intenzione di vendere nel suo negozietto di Montreal.

La cosa che fa orrore – ancora di più – è il fatto che Botines è di origine spagnola e soprattutto ebreo. Quando ha deciso di vendere il sapone prodotto nei campi di concentramento nazisti in Polonia, la comunità ebraica di Montreal non ha potuto far altro che criticare l’iniziativa chiedendo alla polizia canadese di verificare la composizione del materiale spacciato per sapone.

Un sapone che, almeno nei campi di concentramento, veniva fatto con il grasso umano degli ebrei uccisi. Dopo averne ricevute alcune barrette  – prodotte nel 1940 – da un soldato canadese della Seconda guerra mondiale, ora Botines intende vendere ogni pezzo a circa 300 dollari.

“Non voglio esaltare il Nazismo – si giustifica Botines -, ma conservare la memoria dell’Olocausto”. Anche se in passato il collezionista avrebbe tentato di rivendere – senza successo – il quantitativo al Museo dell’Olocausto di Montreal. Quanto all’accusa di rivendere prodotti fatti con grasso umano, il 73enne ammette: “Non posso garantire per la composizione effettiva del sapone”.

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