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INCHIESTA / Vendita di armi e sicurezza degli impianti: la Global Cst in America Latina

Ma di cosa si occupa la Global Cst? Un po’ di tutto. Basta andare sul sito della società per avere un’idea. Più che sito web, sarebbe meglio dire pagina unica di presentazione. Perché di questo si tratta. E comunque. La Global Cst si occupa di «lobbying», di «pianificazione delle politiche pubbliche», di «rafforzamento delle strutture statali», di «infrastrutture», di «sistemi d’intelligence (dalla creazione all’installazione)», di «analisi dei dati», di «addestramento del personale militare e dei servizi segreti», della «creazione di unità speciali d’intervento», di «sicurezza interna e internazionale per Stati e imprese private». Infine, un po’ di “filantropia”: dalla depurazione delle acque inquinate alla bonifica dei terreni pieni di mine antiuomo.

L'unica pagina del sito Internet della Global Cst

In realtà alla Global Cst interessa lavorare su tre fronti soprattutto: il controllo degli snodi energetici, la creazione di eserciti di paramilitari al soldo di qualcuno, il servizio di sicurezza delle multinazionali e dei governi poco democratici. Tutta la breve storia della società israeliana verte su questi tre fattori. Le operazioni svolte per salvare la candidata alle presidenziali colombiane Ingrid Betancourt sono funzionali a tutto questo. Così come le missioni in Guinea per la pulizia dell’acqua e lo sminamento.

Il salvataggio di Ingrid. La Betancourt viene liberata il 2 luglio 2008. La Global Cst ha solo un anno di vita, ma è già affermata nell’America Centrale e Latina. Tanto da essere coinvolta nella macchina di salvataggio della donna, rapita dalle Farc. Gl’israeliani sfruttano l’occasione per farsi conoscere ancora di più. I loro veri interlocutori sudamericani sono i governi. Instabili per natura, tendenti al dispotismo e circondati da forze armate ribelli e oppositori che non esitano a ricorrere alla violenza.

Ingrid Betancourt, dopo la liberazione

Il lavoro in comune con i servizi nazionali d’intelligence è così radicato che quando il governo colombiano chiede a Gerusalemme consigli per gli acquisti di materiali per gli 007 del Paese, bombe, caccia militari, Israele non esita a fornire il contatto della Global Cst. Detto fatto. Nel 2008 viene siglato un contratto di dieci milioni di dollari tra Bogotà e la società di Petah Tikva.

Subito dopo è il governo peruviano a bussare alla porta di Ziv. Entrambi firmano un contratto da 3 milioni di dollari per la sola fornitura di materiale militare per la visione notturna. Poche settimane prima anche l’Honduras aveva raggiunto un accordo milionario sulla fornitura di materiale per l’intelligence e addestramento militare.

Non sono solo i soldi ad attirare la Global Cst in territorio latinoamericano. Come rivela anche la fonte «i pagamenti per la vendita di materiale sofisticato o personale in grado di analizzare la situazione comportano investimenti per brevi periodi e poco redditizi». Quello che più interessa alla Global Cst è il petrolio. O meglio: riuscire ad aggiudicarsi il sistema di sorveglianza e sicurezza dei pozzi petroliferi e degli snodi principali dell’infrastruttura energetica. Per dirla con la fonte, in questo settore «i costi di gestione per la Global Cst sono diluiti nel tempo, ma le entrate annuali sono enormi». (fine seconda parte)

© Leonard Berberi

Leggi la prima parte: Fatti (e misfatti) dell’israeliana Global Cst: dalla Betancourt all’Ossezia

Leggi la terza parte: Controllo degli snodi energetici e delle miniere di bauxite: la Global Cst nel Caucaso e in Guinea

Leggi la quarta parte: Gheddafi, la Russia e la Global Cst: l’accordo miliardario e la punizione all’Italia

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INCHIESTA / Fatti (e misfatti) dell’israeliana Global Cst: dalla Betancourt all’Ossezia

Dalla liberazione di Ingrid Betancourt all’invasione dell’Ossezia del Sud da parte della Georgia. C’è sempre la stessa società dietro ad alcuni degli eventi che hanno segnato la storia: la Global Cst di Petah Tikva. Non sempre le cose sono andate bene. Ma nel giro di poco tempo la società israeliana è diventata una delle interlocutrici più valide e affidabili del mondo.

L’azienda fondata dall’ex generale di brigata dell’esercito israeliano, Israel Ziv, e dall’ex brigadiere Yosef (detto “Yossi”) Kuperwasser, ora è al centro di uno scandalo: viene accusata da più voci di aver ingaggiato – per conto di Gheddafi – i mercenari che in questi giorni stanno ammazzando per le strade di Tripoli e dintorni civili innocenti e oppositori del regime.

La Global Cst, fanno sapere fonti qualificate, s’è trasformata nell’agenzia privata d’intelligence, di controspionaggio e di operazioni militari sul campo di cui tutti – dalle aziende ai governi – si fidano. Più delle colleghe statunitensi. Molti Stati hanno iniziato a rivolgersi a loro per risolvere tutta una serie di questioni. Soprattutto per operazioni fuori dalla giurisdizione nazionale di uno Stato.

Non è facile trovare un filo conduttore della società. Non può essere altrimenti, per una realtà che fa della segretezza del suo lavoro e della sua storia la premessa per ogni ingaggio. Si sa che è stata creata dopo l’uscita – burrascosa – di Israel Ziv dall’esercito israeliano. Correva l’anno 2006 e Ziv era stato spinto a mettersi da parte dopo la campagna militare fallimentare contro Hezbollah in territorio libanese. Ziv – raccontano i bene informati – guidava la schiera dei capi che optavano per la linea dura nei confronti dei miliziani di Nasrallah. Poteva farlo: era lui il vertice della sezione preposta alle operazioni militari sul campo. E nei primi giorni dello scontro, le opinioni di Ziv sono state le più considerate. Ma poi, visti i risultati deludenti e la condanna del mondo, il militare è stato messo da parte.

Israel Ziv, amministratore delegato della Global Cst ed ex generale di brigata dell'esercito israeliano fino al 2006

Ziv fonda nel 2007 la “Comprehensive Security Transformation” (Cst), poi ribattezzata Global Cst. A dare una mano c’è anche Amos Ben-Avraham, un altro ex generale di brigata ed ex comandante capo dell’unità d’èlite delle forze speciali dell’esercito israeliano. La sede della Global Cst è al civico numero 11 di Granit Street, a Petah Tikva, a pochi chilometri da Tel Aviv. L’edificio si trova in una grande zona industriale, nascosta tra capannoni, fabbrichette e aziende di lavorazione del ferro. «Il terreno perfetto per una società che voglia evitare di farsi intercettare dalle concorrenti o da un governo nemico», racconta una fonte qualificata.

C’è però da dire che, in quanto a rivali, la Global Cst ci sa fare: la Defensive Shield di Herzliya, altra società israeliana, è sì una concorrente, ma negli ultimi anni spesso si trova a collaborare con l’azienda di Israel Ziv. Vedi alla voce Georgia: l’invasione è stata progettata dal lavoro congiunto delle due agenzie private di intelligence. E l’esercito georgiano è stato addestrato proprio dagli uomini della Global Cst e della Defensive Shield. Centinaia di consulenti militari assoldati dal presidente georgiano per preparare le forze armate del Paese alle tattiche di combattimento e per istruire al meglio l’intelligence militare e la sicurezza.

Mosca non ha mai nascosto l’irritazione nei confronti delle operazioni della Global Cst di e dell’atteggiamento delle autorità israeliane. Il perché lo spiega sempre la fonte qualificata: «La società di Israel Ziv è capace di rovesciare un governo saldo al potere o di garantire il potere perpetuo a un dittatore odiato dal popolo e dal mondo». Questo discorso vale anche per Gheddafi e la Libia? (fine prima parte)

© Leonard Berberi

Leggi la seconda parte: Vendita di armi e sicurezza degli impianti: la Global Cst in America Latina

Leggi la terza parte: Controllo degli snodi energetici e delle miniere di bauxite: la Global Cst nel Caucaso e in Guinea

Leggi la quarta parte: Gheddafi, la Russia e la Global Cst: l’accordo miliardario e la punizione all’Italia

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