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Uomini contro donne al Muro del Pianto

Momenti della violenza degli ultraortodossi contro le donne in preghiera oltre la barriera artificiale (foto Ynet)

Volano sedie di fronte al Muro del Pianto. E non per un miracolo. Ma perché un gruppettino di ebrei ultraortodossi inizia a non volere più le donne – le loro donne – nelle vicinanze del luogo più sacro per gli ebrei.

La lunga scia della società haredi – uomini e donne divisi in settori diversi – partita qualche mese fa con alcune vie segregazioniste per arrivare ai bus appositi, arriva dritta al cuore dell’Ebraismo. E non è un gran spettacolo. Soprattutto dal punto di vista dell’immagine.

Due uomini, ebrei ultraortodossi, sono stati arrestati dalla polizia israeliana per aver usato violenza contro alcune donne dell’organizzazione “Women of the Wall” (ne abbiamo parlato qui) mentre si stavano preparando alla preghiera mattutina.

“Eravamo in attesa delle ultime amiche – ha riferito Anat Hoffman, la portavoce, allo Yedioth Ahronoth – quando ci siamo viste piombare tante sedie di plastica provenienti dal settore di preghiera maschile”. “Con gli uomini che ci stavano attacando c’era un rabbino che urlava ‘Fate vedere a tutti come si comporta un vero ebreo'”, ha rivelato la Hoffman.

A quel punto, una quarantina di poliziotti sono intervenuti, creando una vera e propria barriera umana, per difendere le donne. Ma i segni dell’incidente restano. E per la prima volta, la violenza tocca il Muro del Pianto.

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Bibi l’irrequieto

Benjamin "Bibi" Netanyahu, primo ministro israeliano

Il buio della ragione. Ch’è anche il buio della regione. Passata la sbornia post-Obama, smaltiti gli effetti di un’Europa filo-israeliana e svanita la paura-propaganda che si chiama Ahmadinejad, Bibi Netanyahu, il primo ministro di Gerusalemme, ora alza la voce. Forse nel momento meno adatto. Per lui. Per il suo governo. E per il futuro del suo Paese. Perché alle spalle non ha che un manipolo di ebrei ultraortodossi e qualche deputato assetato di guerra e bombe.

Giorni folli per Bibi. Prima si fa sfuggire l’annuncio – durante la visita del vice-presidente Usa, Biden – sulle 1.600 nuove costruzioni a Gerusalemme Est. Poi tace. Poi si scusa con l’amministrazione Obama. Quindi incassa il rimprovero di quasi tutte le congiunzioni del potere statunitense. Infine sbotta. E rilancia: le costruzioni continueranno. Chissà dove. Chissà quando. Chissà perché.

Che succede Bibi? Lo Shas – il partito ultraortodosso israeliano – ti fa arrabbiare? Avigdor “Yvette” Lieberman ti fa saltare tutti i progetti politici? Il “sinistrorso” (e ministro) Ehud Barak non ti segue, anzi minaccia di uscire dal governo, e questo destabilizza la coalizione? Oppure quella donna – già per questo, un insulto per molti dei tuoi deputati -, che si chiama Tzipi Livni, ti fa capire ogni giorno di più che gli errori di ieri (spostare l’asse del governo tutto a destra) oggi sono gli stessi, anzi esplosi?

In tutto questo, la situazione, dalle parti di Gerusalemme è esplosiva. E non è una frase ad effetto. Così come instabile è Hebron. Oppure – e questo fa già più paura – Jaffa, il quartiere a maggioranza musulmana di Tel Aviv. Dove i ragazzini musulmani hanno iniziato a imitare i coetanei palestinesi, al di là del muro, lanciando pietre contro “interessi” israeliani. Siano questi oggetti, negozi o persone.

La sensazione – per dirla con i commentatori di qualsiasi area politica – è che Bibi Netanyahu abbia perso la guida del governo. Schiacciato da personaggi strani, condannato a dare ascolto – sempre e comunque – a quella minoranza-non minoranza che sono gli ultraortodossi e costretto a non chiedere il soccorso (politico e umano) di Tzipi Livni per non capitolare di fronte a lei – una donna – e di fronte alla nazione.

Cosa succederà nei prossimi giorni? Difficile dirlo. Perché, a questi livelli, può succedere di tutto. Che Bibi Netanyahu faccia un grosso passo indietro. E allora soffieranno brezze di pace coi palestinesi. Oppure il primo ministro deciderà di andare avanti. Convinto com’è che nella West Bank ci sono interessi etnico-religiosi da conservare a tutti i costi. E allora sarà la Terza Intifada. O, forse, starà zitto per qualche giorno. In attesa che la tempesta politica e sociale si calmi. Continuando, nel silenzio internazionale, a costruire. Ad aggiungere mattoni su mattoni, non soltanto al processo di Pace, ma all’intera storia mediorientale. Peccato perché con un’autorità palestinese assolutamente inesistente, prendere in mano le sorti di due popoli sarebbe stato un gesto di grande maturità politica.

La sensazione è che con Tzipi Livni sarebbe stata tutta un’altra storia. E questo hanno iniziato a capirlo anche gl’israeliani.

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Postcards from Middle East / 38

Un centinaio di attivisti israeliani di destra, soprattutto coloni, si è barricata dentro un'antica sinagoga nella città autonoma palestinese di Gerico (Cisgiordania), forzando un posto di blocco militare israeliano e palestinese. La protesta si è conclusa dopo poche ore con lo sgombero e l'arresto di 35 persone. La manifestazione è avvenuta nel giorno in cui il governo israeliano ha approvato un piano nazionale di tutela di siti di retaggio ebraico, includendo tra questi anche due bibliche tombe proprio in Cisgiordania. Una di queste è quella dei Patriarchi di Hebron (foto Ammar Awad / Reuters)

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