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Gli agenti segreti israeliani raccontano gli omicidi (mirati) in Palestina

«Vedi questo? Si chiama Basim Subeih, è un giovane palestinese. Ovviamente l’ho ucciso io». Oren Beaton non accenna la minima emozione mentre parla davanti alla telecamera. Indossa una polo scura di un noto marchio occidentale, ha un pizzetto sottilissimo e occhiali “Ray Ban” sfumati. Dietro di lui c’è il sole al tramonto e delle barche che si agitano lentamente. (leggi il resto QUI)

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Viaggi costosi e follie da vip, così il premier Netanyahu rischia la carriera politica

Netanyahu e la moglie Sara durante una conferenza stampa a Gerusalemme

«Bibi-Tours». Eccolo qui lo scandalo che rischia di mettere fine alla carriera politica del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Due parole che da giorni campeggiano nelle prime pagine dei giornali israeliani e nelle aperture di molti telegiornali.

«Bibi-Tours». Una sintesi che racchiude la sfilza di viaggi all’estero dai costi esagerati che l’accoppiata Benjamin e Sara (la moglie) avrebbe compiuto a spese di uomini d’affari e di organizzazioni straniere. Anche se la First lady di Gerusalemme preferisce chiamarla «una campagna stampa vergognosa gestita da persone con interessi economici che stanno facendo di tutto per defenestrare il premier».

Tutto è partito da un’inchiesta di Canale 10, una tv privata israeliana, e da ieri la vicenda viene esaminata dal Controllore dello Stato Micha Lindestrauss, una sorta di Corte dei conti in versione locale. E per la prima volta Netanyahu rischia grosso.

«Nella stampa c’è chi non mi ama, che non mi vuole primo ministro», s’è lamentato il primo ministro, leader del “Likud”, un partito di destra che negli ultimi tempi strizza l’occhio all’estremismo religioso. E l’odio nei suoi confronti, continua Bibi, avrebbe raggiunto livelli tali da arrivare a negare anche l’evidenza. «Anche se convocassi una conferenza stampa sulla sponda del Lago di Tiberiade e poi camminassi sull’acqua, il giorno dopo i giornali titolerebbero acidamente: “Netanyahu non sa nuotare”», ha detto il premier.

Nel presunto scandalo – il «Bibi Tours» appunto – gli strali più avvelenati sono riservati alla moglie, a cui viene attribuita una serie di costose eccentricità, accompagnate da bizze imbarazzanti. Già in passato Netanyahu aveva dovuto arginare i danni d’immagine provocati dalla moglie in seguito a rumorose liti con le governanti. Per non parlare delle “invasioni di campo” nella routine dell’ufficio del primo ministro.

Venerdì su Yedioth Ahronoth, il quotidiano più venduto in Israele, i Netanyahu sono stati disegnati come una coppia di nobili romani, molli e dissoluti. Un altro giornale, Ma’ariv,  ha scritto che la coppia ha preteso da un’organizzazione di ebrei Usa un generoso sovvenzionamento ad un soggiorno in un albergo della Costa Azzurra «che sembrava un palazzo dell’imperatore Diocleziano».

Lei, Sara, continua a sostenere la tesi cospiratoria. Ma chi conosce bene le cose interne al governo del marito ha sostenuto che le rivelazioni di Canale 10 sono uscite «dai cassetti del tavolo di lavoro» del premier, da qualche ex-collaboratore deluso e animato da spirito di rivincita. L’unico a difenderlo, per ora, è il compagno ex laburista Ehud Barak. Mentre un altro esponente importante, Avigdor Lieberman, in questi giorni non ha detto nulla sul presunto scandalo. Tanto da far dire a un analista che «Bibi, oggi, è più solo che mai».

© Leonard Berberi

Leggi anche: Mi manda Bibi (del 21 gennaio 2010)

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Netanyahu e l’accusa di spese folli, il premier querela il giornale Ma’ariv e Canale 10

Querela a giornali e tv. E a tutti quelli che dovessero continuare a parlare di uno scandalo – per ora presunto – che colpisce lui e la moglie. Non siamo in Italia, ma in Israele. Dove il premier Benjamin Netanyahu ha querelato per diffamazione la televisione commerciale Canale 10 e il quotidiano Ma’ariv che nei giorni scorsi hanno scritto e detto – con grande evidenza – che per anni il premier e la moglie avrebbero effettuato decine di costosi viaggi all’estero a spese di uomini d’affari e di organizzazioni straniere.

Il giornale gratuito e filo-governativo Israel ha-Yom ha scritto che Netanyahu ha trovato particolarmente scorretto il fatto che le sue dettagliate spiegazioni inoltrate a Canale 10 non siano state prese nella dovuta considerazione. Ma’ariv, invece, sempre secondo Israel ha-Yom, sarebbe stato querelato per aver sostenuto che i coniugi Netanyahu avrebbero sperperato in una sola cena di gala – a spese di sostenitori stranieri – una somma di circa 12 mila euro.

Per ora Canale 10 e Ma’ariv hanno preferito non commentare. Anche se la questione dei voli dei coniugi Netanyahu – e del loro elevato tenore di vita a spese di sostenitori – ha dominato le prime pagine dei quotidiani negli ultimi giorni. Netanyahu ha fatto notare che quelle missioni all’estero avevano per scopo la raccolta di fondi da devolversi a cause di carattere umanitario o sociale.

L.B.

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Israele, diventa un film la storia del bambino palestinese che ha commosso il paese

«Mohammed Abu Mustafa sta morendo. Ha bisogno subito di un trapianto di midollo e di una operazione costosa. Servono 55 mila dollari. Adesso». La voce del dottor Raz Somech è concitata. Arriva dritta nello studio tv di Canale 10. Dall’altra parte della cornetta c’è il giornalista Shlomi Eldar. Un tempo inviato a Gaza. Ora Gaza per lui è off limits.

Il dottor Somech chiama dall’ospedale Tel Hashomer di Tel Aviv. Vicino c’è un bambino di Gaza, Mohammed, ricoverato al dipartimento di emato-oncologia con una grave deficienza immunologica. Rischia di morire. Shlomi Eldar non perde tempo. Confeziona il servizio per il telegiornale della sera e aspetta. Giusto il tempo di ricevere un’altra telefonata. Quella di un signore, ebreo e padre di un militare israeliano ucciso in guerra: «I soldi, i 55 mila dollari per l’operazione, ve li do io».

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È così che nasce “A precious life”, il film-documentario diretto dello stesso giornalista sulla lotta condotta da un ospedale israeliano per salvare la vita di un bambino di Gaza poco prima dello scoppio dell’operazione Piombo Fuso proprio sulla Striscia. Un blitz militare che inizia quando il piccolo Mohammed guarisce e può tornare nella sua casa di Khan Younis. Lì, oltre all’affetto dei parenti, lo aspettano pure le bombe. Fino alla svolta grottesca: Raz Shomec, il dottore che ha curato il bambino, viene richiamato come riservista dall’esercito israeliano per l’operazione Piombo Fuso. Alla fine si salveranno tutti.

«C’era un tempo in cui gl’israeliani andavano a Gaza e i palestinesi lavoravano qui», ha ricordato il regista-giornalista Shlomi Eldar. «La gente si conosceva, gli uni apprezzavano le qualità degli altri. C’era persino un senso di solidarietà. Senso che, oggi, non si vede più». (leonard berberi)

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L’offensiva mediatica d’Israele: pronto un canale tv satellitare tutto in lingua araba

I minareti di Istanbul e il logo di Canale 10, l'emittente tv di stato israeliana (fotomontaggio: Falafel Cafè)

Saranno pagati a peso d’oro. Dovranno trovarsi in tutte le capitali mediorientali, in particolare al Cairo, ad Ankara e ad Amman. Soprattutto: devono essere giornalisti. Meglio ancora: cronisti in lingua araba. L’offensiva mediatica israeliana parte dal lancio di un nuovo canale satellitare che guarda al mondo musulmano distribuito in tutto il Medio oriente.

Sarà – secondo le anticipazioni del quotidiano Haaretz – una sorta di versione araba di Canale 10, il decimo canale della tv di stato israeliana. E dovrebbe funzionare grazie a una rete di corrispondenti dalle varie capitali dell’area. Con un occhio particolare su tre paesi: l’Egitto, la Turchia e la Giordania. Giornalisti, scrivono le indiscrezioni, a cui sarebbero stati offerti compensi molto cospicui.

Il tutto con un finanziamento di centinaia di migliaia di euro messo a disposizione da arabi e israeliani. In attesa, come già anticipato da questo blog, di una all news israeliana sul modello di France 24.

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Spunta (dopo nove anni) un filmato che mette in imbarazzo Netanyahu

Il video è spuntato dal nulla dopo nove anni di oblio. E chi ha deciso di metterlo in circolazione sapeva quello che faceva. Perché il filmato – mandato in onda sulla tv israeliana Canale 10 – imbarazza il premier Benjamin Netanyahu e mette in discussione tutti i tentativi di dialogo tra Gerusalemme e l’Autorità nazionale palestinese.

È il 2001. Al vertice c’è Ariel Sharon e da poche settimane il falco della politica israeliana ha deciso di estendere gli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Ci sono scontri tra coloni e palestinesi. Ci scappano molti morti.

A far visita ai famigliari di una vittima dell’insediamento ebraico di Ofren c’è Netanyahu. Il primo ministro – ai tempi senza un incarico – quasi non si accorge della telecamera che lo segue. Entra in una casa, dà la sue condoglianze alla famiglia. Poi inizia a parlare di politica. E racconta dei particolari del suo primo mandato, tra il 1996 e il 1999.

Il video incriminato (in ebraico, sottotitoli in inglese sulla pagina YouTube)

«Ho distrutto gli Accordi di Oslo», dice subito Netanyahu. «Ho fatto credere all’amministrazione Clinton di aver dato il via allo stop a nuove costruzioni e a politiche che potessero aiutare il processo di Pace. Ma in realtà facevo l’esatto opposto: firmavo leggi per aiutare l’espansione ebraica».

Non contento, Netanyahu ha spiegato anche che gli attacchi militari dell’esercito israeliano erano stati pianificati «per indebolire la leadership di Yasser Arafat in Palestina». Parole come pietre. Che mettono in difficoltà Netanyahu. Non di fronte all’Autorità nazionale palestinese. Ma di fronte all’amministrazione Usa. Che ora, attraverso Obama, dovrà non solo verificare che il congelamento di dieci mesi avviato dallo stesso Netanyahu stia davvero procedendo, ma dovrà anche tenersi vigile per capire se quello che sta succedendo oggi non sia la continuazione del piano eseguito ieri.

Lui, Netanyahu, per ora tace. Ma più di qualcuno teme che a Canale 10 possa saltare qualche testa. Perché quegli otto minuti di filmato – registrati in tempi non sospetti, ma mandati in onda proprio ora – rischiano di far più danni di un blitz contro una flottigla o di un attacco militare sulla Striscia di Gaza.

Leonard Berberi

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